Proseguono i lavori del Joint chiefs of Global tax enforcement (J5), l’alleanza tra le Amministrazioni fiscali di Australia, Canada, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti. I cinque Paesi nel 2018 hanno aderito all’invito dell’Ocse per una collaborazione internazionale per contrastare la criminalità fiscale e i reati finanziari. Un altro filone di attività, non meno strategico, è quello relativo alla formazione. Il J5, infatti, ha condiviso il proprio know how con diversi Paesi in tutto il mondo, tra cui Sud Africa, Israele, Singapore, Taiwan, Thailandia e Ucraina. Lo scorso 24 luglio il J5 ha pubblicato il suo primo Rapporto sui risultati ottenuti insieme nei primi sei anni di collaborazione. Nel documento è evidente l’impatto globale delle operazioni, delle partnershippubblico-privato e del coinvolgimento degli stakeholder.
L’obiettivo del J5
Lo scopo del gruppo di lavoro è condividere e ottimizzare a livello internazionale le informazioni e le strategie di intelligence, condurre indagini e operazioni e sviluppare le competenze per il contrasto dei reati fiscali e del riciclaggio di denaro “sporco”.
Le Challenges
Data scientist, esperti di tecnologia e ricercatori dei Paesi membri hanno istituito le “Challenges”, incontri per lavorare insieme. Sono occasioni preziose per sviluppare la collaborazione operativa, per identificare, sviluppare e testare strumenti, piattaforme, tecniche e metodi che contribuiscono a centrare la mission del J5. Il lavoro congiunto, nel rispetto delle leggi e dei trattati esistenti, aiuta a mettere in relazione i set di dati per identificare eventuali modus operandi da sconfiggere. Le principali tematiche affrontate sono: rintracciare chi lavora per facilitare e consentire la criminalità fiscale internazionale, le criptovalute, i token non fungibili (Nft) e gli scambi decentralizzati.
Il Cyber group
Sfruttando i punti di forza di ciascun Paese e in seguito allo scambio di informazioni, le cinque Amministrazioni fiscali hanno riscontrato che i trasgressori stanno adottando metodi sempre più complessi per far perdere le tracce delle loro attività illecite, anche sfruttando quelle aree che offrono segretezza e vantaggi normativi.
Il gruppo che si occupa di crimini informatici e criptovalute è composto da alcuni dei più abili investigatori al mondo di crimini. Focalizza l’attività sulle indagini sui reati informatici legati alle criptovalute a livello internazionale, in relazione all’evasione fiscale, al riciclaggio di denaro e ad altri crimini finanziari correlati. Infine, J5 è coinvolto anche nella Global financial institutions partnership(Gfip), che include più di 20 istituzioni finanziarie, anche non appartenenti al G20, per collaborare su minacce prioritarie condivise e per combattere i reati finanziari e fiscali.
I risultati
Grazie all’intensa collaborazione tra i cinque Paesi membri, in questi sei anni di attività il J5 ha messo a segno numerosi risultati: ha sequestrato milioni di dollari di provenienza illecita e si è impegnata nella lotta alle frodi finanziarie, soprattutto quelle compiute attraverso i crimini informatici. Una particolare attenzione è stata dedicata agli schemi di boiler-room, nel cui ambito solo a febbraio del 2022 sono stati scoperti frodi e riciclaggi per 8,4 milioni di dollari.
Alcuni risultati importanti del J5 Cyber Group si possono sintetizzare così: nel 2019, tre arresti per una frode da 722 milioni di dollari con criptovaluta; nel 2023 i fondatori di Tornado Cash sono stati accusati di riciclaggio di denaro, più di 1 miliardo di dollari di proventi criminali, e violazioni delle sanzioni; nel 2024 tre persone accusate per aver partecipato a una frode da 1,89 miliardi di dollari in criptovaluta.
Inoltre, gli investigatori di criminalità informatica e criptovaluta J5 combattono con successo l’evasione fiscale e i crimini finanziari globali anche attraverso le blockchain.
Il gruppo sta tuttora lavorando su almeno 30 indagini di grande impatto che coinvolgono due o più Paesi membri. Lo scopo è portare alla luce organizzazioni criminali transnazionali. Hanno ottenuto il recupero di oltre 123 milioni di dollari, grazie a quattro operazioni dell’Australian taxation office; la confisca di beni e sequestri monetari da parte dell’American internal revenue service criminal investigation e della Polizia federale australiana per un valore di oltre 333 milioni di dollari e, infine, sequestri di criptovaluta di un valore pari a 25 milioni di dollari da parte del Dutch Fiscale Inlichtingen- en Opsporingsdienst.
Fonte Agenzia delle Entrate
