La guerra di Putin

Kursk, gli ucraini non se ne andranno presto, ma Putin non ha fretta

di Giuliano Longo

Le ostilità su larga scala nella regione di Kursk, iniziate dopo l’invasione delle forze armate ucraine, durano da più di due settimane e hanno provocato lo sfollamento  di 150mila persone dai villaggi di quell’oblast russo occupato.

 

Nel frattempo i russi prendono  proseguono l’offensiva in direzione Pokrovsky cittadina di 30mila abitanti nel DonetsK dal quale solo parte dei cittadini, non russofoni, si stanno già trasferendo.

 

Apparentemente si verificherebbe una certa  alternanzafra le parti in conflitto: gli ucraini si spingono per quasi 40 chilometri in territorio russo, i russi avanzano nel Donetsk, da sempre obiettivo della cosiddetta liberazione di quei territori russofoni.

 

Ma è veramente così e soprattutto quali sono i tempi e gli obiettivi del blitz di Kiev?

Già dai primi giorni dell’operazione  era chiaro che ciò che stava accadendo non era solo un normale raid di propaganda:  entrare in un’area popolata, filmaare qualche  u video e andarsene, ma si trattava  di un’invasione a tutti gli effetti,con l’obiettivo di catturare il territorio e mantenerlo per molto tempo.

Il Wall Street Journalall’inizio dell’operazione scriveva “L’invasione ucraina, la prima grande incursione militare straniera in territorio russo dalla seconda guerra mondiale, sembra aver colto Mosca di sorpresa… L’attacco ucraino alla regione di Kursk solleva interrogativi su dove siano realmente le linee rosse (del Cremlino)”.

L’altra  domanda riguarda è: quali siano gli obiettivi di Kiev.

Cattura della centrale nucleare di Kursk nella città di Kurchatovgli attacchi alla quale hanno obbligato Mosca a chiedere l’immediato intervento dell’autorità internazionale per l’energia atomica (AIEA) ? Oppure la catturare la centrale per il pompaggio del gas   di “Sudzha”?

 

Il primo obiettivo ucraino sarebbe fallito mentre   per ora i Sudzha GIS è realmente sotto il controllo delle forze armate ucraine, anche se il  il gas continua a essere pompato da questa stazione di misurazione, verso  Ungheria e Slovacchia.

 

Quasi tutta i media occidentali concordano  sul fatto che gli obiettivi di Kiev sono  puramente tattici e non strategiciper mantenere a lungo parte della regione di Kursk. Almeno fino a novembre di quest’anno, quando si terranno le elezioni negli Stati Uniti, e forse anche più a lungo.

In secondo luogo, la leadership ucraina intenderebbe così rafforzare le posizioni negoziali. In teoria, questa possibilità può essere ipotizzata, ma è possibile che l’obiettivo sia anche quello di interrompere completamente il processo di negoziazione (come sembra sperareZelensky per restare al potere).

Dopo le sconfitte nel Donbass e la continua “offensiva strisciante”delle forze armate russe nella DPR, gli ucraini vogliono dimostrare all’Occidenteche possono agire per non perdere il suo sostegno.

Infine , da un punto di vista mediatico, l’invasione della regione di Kursk dovrebbe dimostrare all’Occidente che Mosca non ha linee rosse, in modo che gli alleati occidentali permettano a Kiev di colpire in profondità il territorio russo con tutti i tipi di armi a lungo e senza limiti.

A  questo proposito  l’autorevole società americana privata americana di intelligence  Stratfor (molto vicina alla CIA, che se ne intende…) scrive :“a meno che la Russia non dimostri la volontà di impegnarsi in una grande escalation sulla situazione di Kursk, compresa la ritorsione nucleare, probabilmente giustificherebbe un maggiore sostegno militare occidentale all’Ucraina e di allentare le restrizioni su tale sostegno”.

Nel frattempo  l’Ucraina sta cercando di garantire che le forze armate russe inizino a trasferire le riserve dalla direzione principale (Donbass)per bloccare l’avanzata russa portando alla stabilizzazione di un fronte che si muove già lentamente.

Date tutte queste ipotesi o condizioni i media russi si interrogano su quanto velocemente le forze armate russe riusciranno a respingere le truppe ucraine dalla regione di Kursk.

L’ipotesi più accreditata che si fa strada è che i combattimenti in quella regione continueranno per molto tempo.

 

Ad esempio, Alexander Lyubimov, che dirige il Centro di coordinamento per l’assistenza alla Novorossiya (KTsPN),ha recentemente osservato che

“con un’alta probabilità, un pezzo di territorio catturato dal nemico sarà occupato per molto tempo. Fino a quando la situazione al fronte non cambierà decisamente a nostro favore. In sostanza, fino alla fine della guerra.

Di conseguenza, un numero significativo di insediamenti e di cittadini russi saranno occupati per molto tempo. La guerra attuale è di natura posizionale, Quindi quando le forze armate ucraine avranno colpito uno spazio vuoto, lì verrà costruito un fronte di posizione con qualche pezzo di territorio russo occupato.

(Ma)  per ragioni militari, non è redditizio per il nostro comando trasferire enormi riserve a Kursk. È molto più promettente ottenere un successo decisivo in altri luoghi là dove sono partite le riserve nemiche per Kursk,”

Gli analisti americani concordano con questa opinione e sempre la  Stratfor scrive:
“le forze armate ucraine manterranno probabilmente il territorio vicino a Kursk fino al 2025, e la Russia non trasferirà molte forze da altri fronti per rispondere all’invasione.

(Comunque)è  improbabile che Mosca si impegni in negoziati di pace mentre l’Ucraina occupa il territorio di quella regione, ed è improbabile che l’Ucraina abbia le forze per mantenerlo fino alla seconda metà del 2025, quando ipotetici negoziati di pace potrebbero diventare più probabili.

Nel frattempo, Mosca sta ancora valutando le sue opzioni di risposta. Nel breve termine, questa  includerà probabilmente un aumento dei massicci attacchi aerei contro le città e le infrastrutture ucraine.  E, a lungo termine, Mosca potrebbe effettuare incursioni simili nel territorio ucraino lungo l’intera lunghezza del suo confine internazionale”. Ovvero 1576 chilometri.

Se ne deduce che i probabili negoziati di pace sarebbero rinviati al 2025 anche se . lo stesso  Vladimir Putin e il ministro degli Esteri  Sergei Lavrovhanno affermato che nessun negoziato potrà aver luogo finché l’Ucraina occuperà parte della regione di Kursk.

Tuttavia, secondo il think tank americano, i negoziati di pace alla fine dell’anno sono ancora possibili, se si verificheranno diverse circostanze: ad esempio Trump vince le elezioni e sarà interessato a veri negoziati di pace, almeno nei termini dello status quo; la Russia caccerà le forze armate ucrainedalla regione di Kursk prima delle elezioni americane, poiché nelle circostanze attuali la Russia non è soddisfatta dello status quo..

Ma c’è un aspetto politico che molti quotidiani moscoviti sottolineano. In primo luogo, se la Russia non risponde duramente a questa invasione, ciò potrebbe servire da segnale all’Occidente che in linea di principio non esistono linee rosse, e quindi Kiev potrebbe iniziare a trasferire tutti i tipi di armi (compresi i Tomahawk e le bombe a lungo raggio). e consentire ufficialmente di usarli contro la Russia.

 

Questo timore alimenta le ipotesi alternative più estreme e pericolose.

Ad esempio qualche testa cada, anche vicina al Cremlino, scrive che non sarebbe necessario un attacco nucleare, ma si potrebbero distruggere tutti gli edifici governativi a Kiev e dare la caccia alla leadership politica dell’Ucraina,

Ma a Mosca ci sono molti che ragionano con la testa e non dopo numerosi shot di vodka, ad esempio il generale Alexander Kotsche scrive,“il problema con l’invasione  non sarà risolto immediatamente, e la fine dell’intero conflitto militare è ancora molto lontana…

Non finirà assolutamente nel 2024 (ma) abbiamo settembre proprio dietro l’angolo, pioverà, inizierà il fango, rimarremo tutti bloccati nella regione di Kursk, sicuramente prima della primavera.”

 

C’è infine una personale opinione di chi scrive.

 

Al Cremlino sanno benissimo che anche se Trump vincesse ( e non è detto) occorreranno mesi prima che gli Stati Uniti maturino una soluzione di cessate il fuoco. Ma sanno anche che il “deep state “(quello dei Servizi e dei poteri che contano negli Stati Uniti) è diviso sulla sorte dell’Ucrainae convinto che Zelensky non può farcela a prevalere (anzi qualcuno pensa già al cambio del suo cavallo).

 

Inoltre l’Europa, all’di là dell’estremismo di nonnoBorrell in scadenza e dellaMerkelancora in sella alla UE, sta logorando le sue risorse almeno quanto la Russia, che nonostante le previsioni non è ancora sull’orlo del tracollo finanziario e sociale.

 

Le condizioni, almeno per un cessate il fuoco esistono ma ancora manca la volontà politica e non è improbabile che sia Kamala che The Donald orientino sempre di più  gli interessi della grande America verso il confronto con la Cina, che peraltro non vuole guerre ma solo affari.

 

Quanto all’Europa ce li vedete Macron e Shultzcon i rispettivi governi in crisi e con la Germania in semi recessione, reggere da soli la fiaccola della libertà ucraina? Restano la Polonia e i Paesi Baltici, che nonostante il pompaggio di dollari restano ininfluenti.

 

Quanto alla NATO i suoi obiettivi li ha già raggiunti rafforzandosi a Est e sondando le capacità militari dell’Orso russo. All’Alleanza manca solo il tassello ucraino, ma Zelensky può attendere….sempre che resti ancora al potere.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 15.04

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