Esteri

La flotilla della mediazione … che verrà accettata

di Riccardo Bizzarri (*)

In Italia la politica non muore mai. Cambia pelle, cambia tono, cambia simbolo, ma resta lì: immortale come un personaggio di fumetto che, anche dopo venti catastrofi nucleari, si ripresenta sempre con il sorriso. È l’arte del sopravvivere, del galleggiare, del dire “mai!” al mattino e “forse” al pomeriggio, per arrivare a “sì” dopo cena.

Ecco allora la flottilla della mediazione: una piccola armada che non solca mari tempestosi, ma paludi tranquille. Non è la grande nave da crociera dei sogni politici, è una serie di zattere legate insieme da nodi improvvisati. Ognuno rema a caso, ma alla fine il gruppo avanza lo stesso.

Il compromesso, in Italia, non è mai un traguardo nobile. È più simile a quello che Montanelli definiva con sarcasmo “l’arte di accontentare tutti scontentandoli un po’”. Machiavelli, dal canto suo, sorride da secoli: “Il fine giustifica i mezzi”, purché i mezzi siano spalmati in tre sottocommissioni, due tavoli tecnici e una conferenza stampa confusa.

E mentre si proclama il “basta mediazioni, ora la linea dura!”, il giorno dopo si riscopre la dolcezza del tavolo rotondo, la carezza del verbale congiunto, il tepore della stretta di mano. Perché la politica italiana è così: non vince mai l’improvvisazione, semplicemente la ingloba, come certi mostri marini che inghiottono qualsiasi cosa passi a portata.

Si potrebbe citare Churchill: “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre”. Da noi, però, la frase suona diversa: “La mediazione è la peggior forma di decisione, eccezion fatta per l’improvvisazione”.

E i cittadini? Guardano la flottilla da riva. Alcuni ridono, altri borbottano, altri ancora si sono arresi e portano il picnic: tanto lo spettacolo non finisce mai. Sanno che la nave non affonderà, perché la politica italiana galleggia sempre. Anche vuota.

È il paradosso nazionale: in un Paese che sa litigare su tutto, dalla carbonara con la panna alla proprietà intellettuale di Dante, si trova sempre un accordo su come non decidere. La mediazione, più che una scelta, è un destino. Un po’ come le tasse, la burocrazia e la squadra di calcio che perde al mondiale.

E allora, alla fine, ha ragione Flaiano: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. La flottilla continua a navigare, in mezzo a tempeste che non spaventano nessuno, perché il porto non interessa: basta arrivare al prossimo talk show.

(*) Giornalista 

aggiornamento la crisi mediorientale ore 16.25

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