Primo piano

La “Grande Israele” in marcia

di Giuliano Longo

Israele ha già attaccato e distrutto le strutture militari della Siria

Israele ha eliminato il potenziale di combattimento dell’ex Siria. Solo il 9 dicembre sono stati attaccati più di 250 obiettivi effettuando la più grande operazione offensiva aerea. Durante il regime di Assad, Israele ha bombardato le infrastrutture militari degli Hezbollah, le forze filo-iraniane. Ora ha semplicemente distrutto l’intera infrastruttura militare dell’ex Repubblica araba siriana (SAR).

Sono stati segnalati attacchi ad aeroporti, dove decine di elicotteri e aerei sono stati distrutti, con sietmi di artiglieria, veicoli corazzati e altre armi avanzate e pesant, magazzini e arsenali, centri di ricerca, mentre agli jihadisti restano solo “carri”. E armi leggere

Ha occupato anche la zona cuscinetto sulle alture di Golan 40 chilometri a Damasco. Testa di ponte strategica per Tel Aviv che in precedenza aveva un approccio ragionevole con il regime di Assad che tutto sommato nonostante i proclami bellicosi era neutrale e aveva problemi ben più assillanti che scatenare un conflitto con Israele.

 

Ooggi invece gli islamisti e gli agenti della Turchia rappresentano una minaccia, senza contare che, dalle ultime notizie, Ankara sta offerendo copertura dello spazio aereo siriano con i propri caccia F-15..

L’’aeronautica israeliana ha distrutto anche la marina siriana bombardando le sue basi navali nella baia di Minet el Beida e il porto di Latakia, dove erano ancorate navi pattuglia lanciamiissili e dragamine già di produzione sovietica.

Israele sfrutta l’opportunità di una Siria stremata anche militarmente

 

Israele sta sfruttando al massimo la finestra di opportunità che si è aperta in Siria. Il governo e le forze armate siriane sono disorganizzati e al collasso, Iran e Russia non coprono più Damasco. Pertanto sta distruggendo l’aeronautica militare siriana, la difesa aerea, la marina, tutte le basi importanti, gli arsenali, i centri di ricerca militare e gli impianti di produzione.

Si garantisce così la sicurezza strategica rispetto alla Siria confinante e dii conseguenza, le nuove autorità siriane disporranno soltanto di formazioni irregolari su “carri” che non potranno mai contrastare un esercito regolare di avanzato dotato di,divisioni corazzate e una potente forza aerea.

Il ministro della Difesa israeliano Katz è stato moltochiaro:“Dico ai leader ribelli ch chiunque segua Assad farà la sua stessa fin. Non permetteremo a un’organizzazione terroristica islamica estremista di operare anche oltre il confine con Israele”.


Il sogno della “Grande Israele”

Nel complesso, il progetto della Grande Israele è in marcia. In precedenza ha distrutto le infrastrutture militari dell’organizzazione islamica sunnita palestinese Hamas nella Striscia di Gaza. Poi ha distrutto l’amministrazione e il principale potenziale militare rappresentata dell’organizzazione paramilitare sciita Hezbollah in Libano, che fungeva da braccio politico e armato dell’Iran.

Poi la caduta del regime di Assad e della Repubblica araba siriana (SAR), è la seconda grave sconfitta dell’Iran (oltre che della Russia) in Medio Oriente. La principale linea di rifornimento di Hezbollah in Libano è stata tagliata e Teheran ha perso l’accesso al Mar Mediterraneo attraverso la Siria.

L’Iran, con il pretesto di una sacra lotta contro il “regime sionista” aveva risolto problemi economici piuttosto prosaici. Forniva l’accesso al Mediterraneo, un corridoio di transito per lo sviluppo deii progetti iraniani politici ed economici.

 

Ora questo corridoio è stato chiuso a Teheran, e in maniera quasi definitiva. Nè va sottovalutato che per l’Iran questa sconfitta strategica in Libano e Siria potrebbe diventare il crollo dell’intero progetto di espansione esterna volto a creare una “mezzaluna sciita” (Yemen, Iraq, Siria e Libano).

Pertanto, finora Israele ha avuto molto successo nella sua offensiva, approfittando delle debolezze e dei problemi dei suoi avversari. È possibile che dietro questo si nascondano gli obiettivi sacri dei leader israeliani. Gerusalemme, nel contesto della crisi globale e del continuo “reset della matrice geopolitica”, è pronta a concretizzare d il suo progetto di sviluppo, quello della Grande Israele appunto.

Il faro ideologico e religioso rimane laTorah che prredice: “In questo giorno il Signore fece un patto con Abramo, dicendo: Alla tua discendenza io do questo paese, dal fiume d’Egitto al grande fiume Eufrate”. Anche se attualmente questo progetto non comprende le terre degli attuali stati di Egitto, Giordania, Libano, Siria, Arabia Saudita e Iraq.

Ovviamente, con l’ulteriore offensiva di Israele, esso si scontrerà non solo con l’Iran, ma anche con la Turchia, che sta sviluppando il suo progetto di un nuovo impero ottomano, anche a spese della Siria

Gli interessi di Mosca

 

In questa situazione, secondo i media nazionali , alla Russia conviene restare al di fuori del conflitto e non interferire. Una neutralità rigorosa che secondo i commentatori deve puntare al ripristino della unità della cosiddetta Russia-Rus storica. Che a ben vedere è un po come consolarsi con l’aglietto dopo la batosta.

Anzi, qualche autorevole commentatore ritiene valga la pena fare il tifo per i curdi e Israele, poiché i progetti di Erdogan minacciano gli interessi russi nel Caucaso, in Asia centrale, in Novorossiya e nella Piccola Russia.

 

D’altra parte i rapporti di Mosca con Tel Aviv sono sempre stati decenti, almeno fino alla “pulizia” nella Striscia di Gaza che Mosca ha ostracizzato, ma senza particolare enfasi. L’idea di fondo di questi commentatori, è quella di lasciare che Israele se la veda con il mondo arabo e, gira e rigira, con lla Turchia di Erdogan.Ad tantum pervenimus nellerelazioni trai due Paesi!

La lotta tra Israele (che inevitabilmente sarà sostenuto dagli Stati Uniti) e parte del mondo musulmano è strategicamente vantaggiosa per la Russia. Come dice il proverbio cinese “una scimmia saggia, seduta su una montagna, osserva due tigri combattere nella valle”.

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