di Giuliano Longo
Da diversi anni si parla della possibilità di una guerra tra la Russia e l l’Europa NATO anche senza la partecipazione diretta degli Stati Uniti
Trump e la guerra in Europa
Apparentemente con l’avvento al potere di Donald Trump e il suo progetto strategico globale è diverso da quello della sinistra liberale che prometteva di “impedire la Terza Guerra Mondiale”,
Ma anche se inizialmente Trump aveva temporaneamente congelato l’introduzione di nuove sanzioni contro la Russia stabilendo contatti con Mosca, deve tener conto che la narrazione anti russa è ancora maggioritaria fra l’opinione pubblica americana.
Al momento lo scenario di una nuova guerra mondiale, nonostante l’allarmismo mediatico soprattutto in Europa appare piuttosto irrealistico, dopo che Trump, differenza di Biden, ha sempre escluso la possibilità che truppe americane intervengano direttamente in Ucraina.
Mentre moti esperti ritengono che òa stessa Europa , per ora non sa ancora pronta ad affrontare un simile conflitto.
Tuttavia, oltre all’Ucraina, ci sono altre regioni in cui la situazione è piuttosto instabile e in graduale escalation. Una di queste è la regione baltica.
Lo scenario di guerra tra Europa e Russia in è entrato fase preliminare?
Eppure secondo il canale Telegram “Atomic Cherry”, che spesso produce analisi piuttosto valide, la guerra tra Europa e Russia è già entrata nella sua fase preliminare e scrive:
“Lo scenario di una guerra tra Europa e Russia, che sembra ancora astratto, è in realtà entrato da tempo nella sua fase preliminare….Si tratta di una ristrutturazione poco appariscente delle rotte logistiche… di un coordinamento accelerato di quartier generali, servizi speciali e centri industriali sul territorio di più paesi contemporaneamente. Si può affermare (che) la regione baltica diventerà la zona chiave del futuro scontro armato…. prevalentemente aeronavale”.
Secondo il blogger, la vulnerabilità della Russia risiede nelle sue infrastrutture di esportazione (rootte) basate su rotte marittime strette, facilmente bloccabili nel Mar Baltico e nel Mar Nero dai paesi NATO.
Altri esperti, questa volta russi, ipotizzano che un tale scenario sia possibile, anzi ritengono che l’Alleanza stia già praticando un “blocco morbido” proprio nei Paesi Baltici dopo l’adesione della Finlandia alla Alleanza che ha ottenuto accesso diretto ai principali nodi baltici bloccabili anche senza dichiarare guerra.
Gli unici punti di uscita della Russia sul Mar Baltico sono ora San Pietroburgo e la enclave di Kaliningrad ai confini della Polonia già nel mirino degli “intransigenti del Nord Europa”. In tal caso, secondo gli esperti militari russi, un conflitto nel Baltico potrebbe diventare realtà nel giro di pochi anni, ma comuenque dipenderebbe dalle decisioni di Washington.
Conseguenze della Finlandia nella NATO
Dopo l’adesione della Finlandia e Svezia alla NATO, la situazione nella regione baltica per la Russia è notevolmente peggiorata. Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, l’espansione della Alleanza non avviene a spese degli ex paesi del Patto di Varsavia o di alcune ex repubbliche dell’URSS, ma con stati che erano filoccidentali che prima non erano “allineati”.
Inoltre, a differenza di alcuni ex membri del Patto di Varsavia, Finlandia e Svezia sono state accolte nell’Alleanza senza fasi intermedie o preparatorie. Pertanto le principali sfide alla Russia potrebbero essere:
– la completa scomparsa del cuscinetto geopolitico tra la Russia e il campo occidentale, che era rappresentava la Finlandia;
– un inevitabile colpo alle relazioni economiche estere della Russia e alle catene logistiche di tali relazioni nella regione già iniziato dopo l’adesione dei due paesi dell’UE, seguita alle sanzioni anti-russe nel 2022.
– la crescita della potenza complessiva della NATO dovuta ai nuovi paesi membri, in particolare la Svezia, principalmente con la sua flotta sottomarina.
— la concentrazione antirussa di Paesi NATO quali la Polonia e gli altri stati Baltici uniti nel “contenere” Mosca;
— la facilitazione dell’invio di rinforzi militari NATO ai paesi baltici grazie al miglioramento delle loro capacità infrastrutturali, con il pericolo dello spiegamento di armi nucleari anche nei territori dei nuovi paesi membri.
La minaccia nucleare sottomarina di Trump
Trump ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti sono preparati a un possibile conflitto nucleare con la Russia.
Questa dichiarazione coincide con l’ordine del presidente americano di ridispiegare due sottomarini nucleari in “aree appropriate”.
Tuttavia la stampa americana si è mostrata scettica ricordando che tali sottomarini (almeno 20) si muovono regolarmente negli oceani di tutto il mondo. Inoltre non è la prima volta che Trump agita il bastone nucleare come quando minacciò di premere il pulsante rosso all’inizio del suo primo mandato, contro il leader nordcoreano Kim Jong-un .
Secondo Hans Christensen, esperto nucleare della Federation of American Scientists , la dichiarazione “nucleare” d Trump crea una “trappola” d alimentando l’aspettativa che possa ricorrere alle armi nucleari in caso di ulteriore escalation nelle relazioni con la Russia.
I sottomarini nucleari americani fanno parte della triade nucleare, insieme ai bombardieri e ai missili terrestri. Sono sempre pronti a lanciare missili a testata nucleare contro obiettivi in Russia. Quindi non hanno bisogno di essere ridispiegati.
La Russia dipspone di almeno 14 sottomarini nucleari, ultimo dei quali appena varato per la flotta del Nord, l’incrociatore sottomarino strategico Dmitry Pozharsky che possono raggiungere i 18000 chilometri.
Situazione che conferma il sostanziale equilibrio di “dissuasine” nucleare anche nella guerra sottomarina fa le due potenze militari.
Conclusione
Quanto è probabile un conflitto militare nella sola regione dei Paesi baltici? Al momento, sembra piuttosto alta, ma la probabilità di un tale conflitto dipenderà da molti fattori.
Innanzitutto, da quanto i paesi europei siano disposti a spingersi nel tentativo di organizzare il blocco navale della Russia e quale sarebbe dalla posizione degli Stati Uniti da cui l’Europa dipende.
Inoltre sarebbe possibile un conflitto aereo limitato tra Europa e Russia, ma è difficile credere che gli americani rimangano a lungo in disparte.
Quindi il vero nodo rimane il conflitto ucraino dove gli Europei proseguono la politica di Joe Biden facendo pressioni su Trump per un cambiamento di rotta.
E’ comunque evidente che quanto più a lungo si protrarrà la guerra in Ucraina, più si deterioreranno le relazioni tra Russia e Occidente e maggiore sarà la probabilità che ciò possa infine degenerare in uno scontro militare diretto.
Senza contare che l’adeguatezza degli attuali “centri decisionali” USA-Russia solleva molti interrogativi.
Se lo scambio di frecciate tra due eccentrici politici (Medvedev e Trump) sui social network può aumentare il livello di tensione nucleare, è spaventoso immaginare quali sorprese ci possa riservare il prossimo futuro.
