di Giuliano longo
Tanto tuonò che piovve sui democratici americani dopo il ritiro, evidentemente inevitabile, di Joe Biden dalla corsa per le elezioni presidenziali.
Domenica i principali esponenti del Partito Democratico si sono rapidamente coalizzati attorno alla vicepresidente Kamala Harrisper proporla come nuova candidata alla presidenza. Una dimostrazione di sostegno che potrebbe rendere difficile per qualsiasi altro candidato sfidarla seriamentenel mese che precede la Convention Nazionale Democratica.
Nelle ore successive all’annuncio del presidente Joe Biden i media americani riferiscono che Harris ha iniziato a fare telefonate ai democratici chiave per rafforzare il loro sostegno. Accumulando rapidamente il sostegno di Bill e Hillary Clinton.
Ma molti altri, tra cui l’ex presidente Barack Obama, la quasi ottantenne ex presidente della Camera Nancy Pelosi e il leader della maggioranza del Senato Chuck Schumer , sono rimasti in silenzio su chi sostituirà Biden. Un segnale che Harris avrà ancora molto da fare di qui alla convention, anche se molti si sono già allineati sulla sua candidatura.
I leader democratici avevano aumentato la pressione su Biden affinché si ritirasse dopo la sua devastante performance nel dibattito del mese scorso. Ma mentre il partito si preoccupava di come procedere, alcuni funzionari democratici avevano espresso preoccupazione per i meccanismi di abbandono del vertice della lista a solo un mese dalla Democratic National Convention.
Alcuni rappresentanti del partito democratico ritenevano che far salire Harris in cima alla lista sarebbe stata la soluzione più semplice, altri erano anche preoccupati che farlo senza offrire opportunità ad altri candidati potesse dare l’impressione che i boss del partito avessero già incoronato Kamala al chiuso delle loro conventicole.
Lei, fiutando i rischi, domenica ha affermato che è sua intenzione “guadagnarsi e vincere questa nomination”,aggiungendo che avrebbe fatto “tutto ciò che era in mio potere per unire il Partito Democratico, e unire la nostra nazione, per sconfiggere Donald Trump e la sua agenda estremista del Progetto 2025”.
In ogni caso diversi democratici di spicco non hanno offerto immediatamente il loro sostegno e alcuni hanno suggerito che dovrebbe esserci un processo aperto per decidere il nuovo candidato.
Lo stesso ex presidente Barack Obama ha scritto in un post su Medium di avere “una fiducia straordinaria nel fatto che i leader del nostro partito saranno in grado di creare un processo da cui emergerà un candidato eccezionale“. Che non è certamente un chiaro endorsment per lei.
Inoltre i principali democratici del Congresso, alcuni dei quali avevano spinto privatamente Biden a farsi da parte, non hanno menzionato Harris nelle loro dichiarazioni iniziali.
Anzi secondo indiscrezioni stampa, in privato, alcuni democratici hanno continuato a esprimere preoccupazione circa la capacità di Harris di sconfiggere Trump tentando di capire quale altro avrebbe potuto partecipare alla corsa nella Prossima convention di domenica. Ma questa sembra essere l’opinione di una minoranzatra i democratici, almeno finora, dato che l’elenco dei sostenitori di Harris si allunga di minuto in minuto.
Non è del tutto inedito che un presidente in carica non cerchi un altro mandato, ma le particolarità di Biden, sia le preoccupazioni sulla sua idoneità a ricoprire la carica di presidente sia le dimensioni enormi di un moderno apparato di campagna elettorale che controlla, spingono il paese in acque inesplorate. E soprattutto arriva dopo che Joe aveva dominato le primarie per la nomination.
Ci sono comunque ancora molte domande, e molte incognite.
In primis va detto che la rinuncia alla competizione non rimuove Biden dall’incarico. Rimane il comandante in capo del paese fino a quando il prossimo presidente non verrà formalmente insediato a gennaio,o finché non sceglierà di dimettersi in un secondo momento. Lo ha detto lo stesso Biden con molta chiarezza.
Inoltre quasi nessuno dei democratici gli ha chiesto di ritirarsi dalla carica o di dimettersi anticipatamente dall’incarico, sebbene alcuni repubblicani al Congresso abbiano già sollevato questa possibilità.
In teoria, Biden potrebbe anche essere rimosso dall’incarico dal suo Gabinetto tramite il 25° Emendamento, lo stesso emendamento che è stato spesso discusso, ma alla fine non invocato per l’allora Presidente Donald Trump dopo la rivolta del 6 gennaio 2021,
L’appoggio di Biden alla vicepresidente Kamala Harris le dà un grande vantaggio nella lotta per la nomination, ma ciò non significa che sia una vittoria sicura.
Sebbene Biden abbia incontrato solo un’opposizione nominale alle primarie democratiche e abbia vinto quasi ogni competizione, non era ancora il candidato ufficiale del partito e non può prendere una decisione unilaterale.
In generale, quando gli americani votano alle primarie, non votano direttamente per un candidato, ma danno il via a un processo che alla fine invierà i delegati alla Conventiondel partito programmata per il 19-22 agosto a Chicago.
Ora tutti delegati di Biden sono diventati battitori liberi e anche con l’approvazione di Biden e non hanno alcun obbligo, secondo le regole del Democratic National Committee, di sostenere il successore da lui scelto.
Chiunque può raccogliere firme sufficienti per far sì che il proprio nome venga inserito nella nomination.Ne bastano almeno 300, ma non oltre 600 delegati possono firmare la petizione per un candidato. Inoltre, questo non può presentare più di 50 delegati di un singolo dato stato, per garantire che tutti i candidati inseriti nella nomination ricevano il sostegno di un’ampia fascia del paese.
Ci sono circa 4.700 delegati, il che ne limita il numero di possibili candidati a 15. Di questi poco meno di 4.000 sono delegati “impegnati”assegnati in base ai risultati delle primarie presidenziali di inizio anno. Biden ne ha vinti circa il 95%. Gli altri sono storici e di diritto.
Se nessun candidato ottiene la maggioranza dei voti al primo scrutinio, i delegati automatici si uniscono alla votazione per il secondo turno e la votazione continua finché la maggioranza dei delegati aventi diritto non ha votato per un candidato specifico. Sempre nel corso della Convention ol candidato presidente sceglie il suo vice. compagno di corsa.
Veniamo ai finanziamenti. A fine giugno, la campagna di Biden aveva raccolto 96 milioni di dollari Chi ne beneficerà ora?
Molti esperti hanno sostenuto che finché Harris rimane candidata alla presidenza, può assumere il controllo di quel conto bancario senza problemi. Dopotutto, i soldi sono stati dati a un comitato Biden-Harris registrato per entrambi, non solo per il presidente. Ma questa opinione non è universalmente condivisa.
La maggior parte dei presidenti moderni ha cercato un secondo mandato, con Lyndon B. Johnson come notevole eccezione.Dopo aver assunto il resto del mandato di John F. Kennedye aver vinto un mandato completo nel 1964, Johnson stava progettando di ricandidarsi nel 1968.
Ma fu trascinato giù dall’impopolare guerra del Vietname vinse solo di misura le primarie del New Hampshire. Un Johnson vulnerabile, di fronte al pacifista Eugene McCarthy e all’ingresso tardivo di Robert Kennedy. Allora annunciò a una nazione scioccata nel marzo 1968 che non avrebbe più cercato la nomination.
Poco dopo, Hubert Humphrey,il suo vicepresidente, avrebbe lanciato la sua campagna che vinse la nomination a Chicago in mezzo uno scontro epocale fra i Democratici proprio sul Viet Nam. Ma poi fu sconfitto dal Repubblicano Richard Nixon.
Tuttavia considerando i tempi stretti per il voto di novembre, e anche i sondaggi (per quanto valgono) che danno un distacco di soli 3 punti di Trump rispetto alla Harris,sarebbe quantomeno suicida cambiare un terzo cavallo in corsa.
aggiornamento la rinuncia di Biden ore 21.20
