Esteri

La realtà dei conflitti mondiali oltre la propaganda e le rimozioni/2

 

di Alberto Bradanini (*)

 

  1. Un’altra tra le infinite perle del Padrone Unipolare ci conduce a tale Pompeo Mike, ex-direttore della CIA (2017-2018) e segretario di stato (2018-2021), che in un momento di inattesa verità ammette[3] pubblicamente che la CIA è pagata per rubare, ingannare, frodare. Ascoltando tale insolita confessione, il pubblico presente (Università del Texas!), invece di chiamare la forza pubblica, esplode in una empatica risata seguita da un affettuoso applauso. Di tutta evidenza, non solo per il reo-confesso, ma anche per l’etica accademica americana rubare, ingannare e frodare è considerato un prestigioso compito istituzionale di un corpo dello stato.

Tra le nazioni che a tutela della loro sicurezza fruiscono dei disinteressati servigi dell’Impero Occidentale troviamo beninteso l’Ucraina. Accantoniamo pure il complesso di onnipotenza insieme all’infantile rimozione che un paese entrato in guerra per la sua sopravvivenza e che dispone di 6500 testate nucleare, prima di essere sconfitto ricorrerebbe all’arma atomica. L’Ucraina resta comunque una nazione devastata, governata da un mediocre attore comico, vincitore di un’elezione con un programma di pace, appassionatosi poi alla guerra con il sostegno di una miracolosa polverina bianca. Costui, arresosi alle carezze nostalgiche di una neodemocrazia dalla croce uncinata, insieme ai nobili valori atlantici (i dollari), quando non è in crociera per il mondo vestito da furiere (al fronte è bene che ci vadano gli altri!) trascorre il tempo a intitolare piazze e strade ai veneratori del padre della patria ucraina, l’eroico massacratore di polacchi ed ebrei, Stepan Bandera. L’orologio batte tutto, la memoria svanisce, la coscienza tace.

Ma facciamo un passo indietro. Nel marzo 2007, Wesley Clark, ex-generale a quattro stelle, comandante NATO nella guerra in Kosovo, rilascia un’intervista[4] che andrebbe letta e meditata.

Il 20 settembre 2001, dopo un colloquio con il Segretario alla Difesa Rumsfeld e il suo vice Wolfowitz, Clark viene informato (da un suo superiore di cui tace il nome) che gli Stati Uniti intendono attaccare l’Iraq. Al suo sconcerto: “Stiamo aggredendo l’Iraq? perché?”, gli viene risposto: “Non lo so, forse non sanno cos’altro fare”. “hanno trovato qualche prova che collega Saddam ad al-Qaeda?” “No, non c’è niente di nuovo. La decisione di andare in guerra con l’Iraq è stata presa perché, immagino non sappiano bene cosa fare dopo l’11 settembre. Se si ha a disposizione un martello, si vedono chiodi dappertutto”.

In un altro incontro, qualche settimana dopo, Clark chiede: “ma davvero faremo la guerra all’Iraq?” E l’altro: “Oh, è peggio di così” e allungando la mano sulla scrivania, prende un foglio di carta e dice: “Me l’hanno dato poco fa all’ufficio del Segretario alla Difesa. Si tratta di un memo che descrive come far fuori sette paesi in cinque anni, prima Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e infine l’Iran”. Prima di congedarsi, Clark chiede: “ma si tratta di un documento classificato?” e l’altro: “certamente”. “Beh, allora non farmelo vedere”. Dopo un anno, Clark incontra di nuovo quel generale e chiede: “Ti ricordi di quel promemoria?” e l’altro: “ma che dici? Non ti ho mai fatto vedere quel promemoria!”. Clark termina l’intervista affermando: “se ripenso a tale episodio e vedo quanto accade in Medioriente, beh allora tutto si chiarisce”.

Sei di quei paesi sono stati invasi/destabilizzati, milioni di morti, feriti e rifugiati, infrastrutture rase al suolo e un’ambiente sociale restituito alla mera sopravvivenza. Ne manca solo uno all’appello, l’Iran, e sentiamo già battere i tamburi. L’aggressione a quel paese, ammesso che Teheran non si doti prima dell’arma nucleare, incendierebbe il Medioriente, colpirebbe a morte le economie occidentali, farebbe milioni di morti, ma andrebbe a beneficio di chi siede in cima alla piramide e all’espansionismo coloniale israeliano, nell’orgoglio compiaciuto di una nazione, gli Usa, che in 250 anni è vissuta in uno stato di pace solo 16 anni e che con il 4,3% della popolazione mondiale intende dominare un pianeta di 8 miliardi di individui!

  1. Quanto alla Libia, fino al 2011 per le Nazioni Unite quel paese era quello col più alto indice di sviluppo umano di tutta l’Africa. In quell’anno, il paese viene bombardato e destrutturato dalla Nato senza alcuna plausibile ragione e beninteso in barba al diritto internazionale, per di più contro gli interessi europei e in particolare dell’Italia, all’epoca legata da vantaggiose relazioni con M. Gheddafi, aprendo per di più la porta a un’immigrazione da allora fuori controllo. Per gli Usa quella guerra era in linea con il cosiddetto ordine basato sulle regole (rules-based order), principio che definire comico è un complimento, basato sulla quotidiana volubilità delle gerarchie imperiali e citato a manetta dall’algido blateratore di falsità, Blinken Antony – tra i peggiori segretari di stato che la storia americana ricordi, in coppia con il suo compagno di merende, il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan Jake, anche lui in fondo alla lista della sua categoria.

Un ordine incantevole quello basato sulle regole, difesa anche dalla Presidente del Consiglio italiana in visita a Pechino alcuni mesi orsono, chissà, forse nel convincimento che i cinesi avessero l’anello al naso e prendessero sul serio il suo arguto ragionare di geopolitica mondiale.

Della cupa Unione Europea abbiam detto più volte, un’entità colonizzata e assuefatta alla violazione di rilevanti principi di etica pubblica e privata. Aiuta ad attenuare la depressione la circostanza che essa non sia più, da tempo, protagonista della scena internazionale.

Quanto all’Italia, il solo aspetto degno di nota è la cura che i suoi dirigenti riservano nella lucidatura dei bottoni della livrea da maggiordomo, che indossano però, questo non può essere sottaciuto, con gran dignità! È motivo di relativa consolazione che il Sud nel mondo – le nazioni resistenti e/o emergenti – sia in ricerca di altri orizzonti, verso un mondo plurale e multipolare non più asservito alla finanza globalista guidata dalle corporazioni americane e dallo stato profondo e bellicista degli Stati Uniti. I Brics, la Sco, l’Unione economica eurasiatica, la Rcep e altri raggruppamenti continentali costituiscono un’incoraggiante manifestazione di recupero di quella sovranità di ciascun popolo che un giorno potrebbe proiettare una benefica influenza persino sull’Occidente.

Il trucco c’è, dunque, si vede ma non importa niente a nessuno! Distrazione, offuscamento dell’intelletto, confusione prefabbricata, affollamento di notizie, scetticismo pervasivo e altro ancora è tuttavia condito dal convincimento che la società è un dato immodificabile. E questo è un male.

Eppure, mentre una palingenesi della società americana non è alle viste, resta quindi la speranza di un bilanciamento che l’asse della resistenza potrà indurre attraverso il consolidamento della barricata di resistenza. Non possiamo anticipare i tempi, ma prima o poi gli uomini di buona volontà vedranno l’’alba di un nuovo orizzonte. Noi non ci saremo, pazienza. Sarà sufficiente il ricordo che anche noi abbiamo contributo.

Dove prevale la menzogna, la verità incute terrore, genera disordine, annienta l’illusione solipsista del Potere, emerge come un gigantesco salto nel buio. Essa resta d’altra parte imprescindibile per chi cerca la salvezza. Se l’uomo vorrà distruggere il mondo dei fabbricatori di morte e sopravvivere, non potrà sottarsi a quell’orizzonte. La verità annienterà quel che deve essere annientato. Lorsignori possono starne certi.

“A bloccare la via – affermava J. M. Keynes, il grande economista liberale del XX secolo, difensore di un’economia etica a favore del benessere condiviso e dei bisogni essenziali degli uomini- vi sono solo alcuni anziani signori, stretti nei loro abiti talari, che hanno bisogno di essere trattati con un po’ di amichevole irriverenza e buttati giù come birilli”.

 

In una società dove la maggioranza appare rassegnata alla schiavitù di un’alienazione pervasiva, narcotizzata nel torpore smartfonico e davanti a uno schermo televisivo, soccorre il pensiero salvifico di Franz Grillparzer: se poi il mio tempo mi vuole avversare, lo lascio fare tranquillamente. Io vengo da altri tempi, e in altri spero di andare.

 

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[1] https://www.caitlinjohnst.one/p/that-which-can-be-destroyed-by-the?utm_source=post-email-title&publication_id=82124&post_id=153183786&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=true&r=13lc4d&triedRedirect=true&utm_medium=email

[2] https://www.newsweek.com/donald-trump-us-troops-syria-oil-bashar-al-assad-kurds-wisconsin-rally-1482250

[3] https://www.youtube.com/watch?v=ZCjWAq7563I

[4] https://www.globalresearch.ca/we-re-going-to-take-out-7-countries-in-5-years-iraq-syria-lebanon-libya-somalia-sudan-iran/5166

https://genius.com/General-wesley-clark-seven-countries-in-five-years-annotated

 

(*) Presidente Centro Studi sulla Cina Contemporanea, già Ambasciatore a Pechino e Teheran

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