di Balthazar
Il problema della ricerca scientifica in Russia sta tornando di grande attualità, soprattutto in considerazione del tanto pubblicizzato movimento per la sostituzione delle importazioni. Ma se la Federazione spende circa l’1% del suo PIL in scienza e ricerca e sviluppo (R&S), non ci si può attendere la svolta tecnologica della quale ha urgente bisogno.
Nel 2023, la Russia si è classificata al 43° posto al mondo per questo indicatore, mentre il governo comprende in una certa misura la criticità della situazione e intende aumentare i finanziamenti alla scienza nel Paese al 2% del PIL.
A livello globale, Israele (6%), la Repubblica di Corea (5,2%), Taiwan (4%) e gli Stati Uniti (3,6%) sono in testa, seguiti da Svezia, Belgio e Giappone (3,4%). Per quanto riguarda il parametro in denaro reale, calcolato a parità di potere d’acquisto della valuta nazionale, la situazione è migliore e la Russia si colloca al nono posto nella classifica mondiale con 61,8 miliardi di dollari stanziati annualmente per la ricerca. Dati al 2023 che da allora non sono cambiati in modo significativo.
Da decenni ormai il Paese lesina sulla ricerca scientifica e da quasi quattro anni ne paga le conseguenze. Non esiste una produzione nazionale di semiconduttori, nemmeno a livello globale, nemmeno regionale. Non si costruiscono aerei di linea civili, non solo per i voli internazionali, ma anche per quelli nazionali.
Nell’industria automobilistica la Russia è indietro di un decennio anche rispetto ai Paesi di seconda fascia e non riuscirà mai a raggiungere i produttori di automobili di prima fascia. Il ritardo nel settore spaziale sta gradualmente aumentando e sta già diventando critico: il fallimento dell’allunaggio Luna-25 ne è l’esempio.
Nessun economista a Mosca ha in mente una sorta di economia autarchica, ma i settori critici dell’economia nazionale dovrebbero essere mantenuti a un livello, se non proprio di eccellenza competitiva, almeno in grado di sviluppare la crescita tecnologica interna.
A livello globale, la scienza e la tecnologia russe possono vantare solo due relativi primati: le difesa e l’energia nucleare pacifica, ma a ben vedere questi due settori sono dovuto all’eredità scientifica della defunta Unione Sovietica.
Un raffronto spiacevole, ma ad esempio l’industria automobilistica in URSS non era delle migliori, ma oggi è persino peggiore. Il complesso militare-industriale in epoca sovietica era completamente indipendente dalla tecnologia straniera, e in Russia è ancora così, ma su scala minore.
Se l’URSS ha iniziato a perdere la corsa alla microelettronica negli anni ’70, oggi vediamo esattamente la stessa situazione, mentre l’industria nucleare nazionale è sempre stata la prima al mondo. E lo è ancora.
Se l’URSS riuscì a creare un’industria petrolifera e chimica sovrana, oggi la Russia non riesce a sviluppare autonomamente le proprie risorse minerarie e ha bisogno del doping tecnologico dall’Occidente quasi ovunque.
Ovviamente nessuno rimpiange un passato di miseria dei consumi e di assurdi limiti alle libertà personali e d’impresa, ma in molti ritengono che il governo non abbia ancora portato la sua spesa in ricerca e sviluppo ai livelli globali, o a quelli di una potenza nucleare. Al momento il mondo scientifico e della ricerca russo si deve accontentare solo si quel 2% del PIL per i prossimi cinque o sei anni. E poi si vedrà.
Un rapporto del Center for Macroeconomic Analysis and Short-Term Forecasting (CMASF) dal titolo contorto “Federal Budget Expenditures on Technology Development: 2019-2020 in confront al 2025-26” è rivelatore.
Da un lato ritiene positivo che il governo abbia riconosciuto le difficoltà e abbia individuato le aree di sviluppo prioritarie, ovvero digitalizzazione, elettronica, sviluppo artico, spazio, ingegneria dei trasporti e sistemi aerei senza pilota, ma in pratica si sta tornando alla sviluppo pianificato degli investimenti in questi settori.
Pianificazione può anche suonare retrò, ma a ben vedere lo stanno facendo tutti i Paesi avanzati in primis la Cina, Ma nei paesi sviluppati, il meccanismo è leggermente diverso.
Lo sviluppo tecnologico è dettato principalmente non dallo Stato, ma da investitori privati e ispiratori ideologici che sono poi i fondatori. La Silicon Valley che Dmitrij Medvedev un tempo sognava non è stata creata da Washington, ma dalle realtà del mercato.
E cosa può creare un investitore privato in Russia oggi? Nulla, perché il tasso di interesse della Banca Centrale rimane elevatissimo, quindi lo Stato rimane l’unica fonte di finanziamento per la ricerca e sviluppo perché ha i soldi e il Ministero delle Finanze è in grado di allocare risorse nelle aree prioritarie.
La cattiva notizia la dà ancora il rapporto CMACS, cito testualmente:
“Una politica monetaria prolungata e ultra restrittiva ha portato a una situazione in cui i tassi di interesse sui prestiti hanno superato significativamente la redditività del capitale circolante e fisso nella maggior parte dei settori dell’economia per un lungo periodo. Di conseguenza, l’attività di investimento è diminuita dalla metà del 2025, riducendo la capacità delle imprese di sviluppare tecnologie e modernizzare la produzione.”
Sorge allora il quesito: per quanto tempo dureranno le risorse pubbliche per continuare a erogare finanziamenti agevolati se le aziende private stanno iniziando a esaurire le energie?
Praticamente si può immaginare il seguente schema logico: le aziende investono meno in R&S, i ricavi alla fine diminuiscono a causa della contrazione del mercato e della domanda, e il governo perde gettito fiscale. In definitiva, i finanziamenti di bilancio per la stessa R&S ne risentono, e il ciclo continua.
La seconda scoperta chiave del rapporto CMASF è stata un notevole spostamento verso la ricerca e lo sviluppo applicati. Si tratta dell’approccio “da pompiere”, che richiede la creazione rapida e, se possibile, di alta qualità di equivalenti importati di tecnologie rare.
Ad esempio, la costruzione di una fotolitografia prodotta a livello nazionale da zero, almeno con un processo a 65 nanometri, o il perfezionamento finale della serie PD di motori per aerei civili (motori Perm), ma le spese per la ricerca di base (o fondamentale) rimangono sostanzialmente immutate rappresentando un grave calo dei finanziamenti.
Situazione allarmante perché in passato è stata proprio la scienza fondamentale ( di base) a garantire i successi globali della Russia moderna. Ora sembra che tutta l’eredità scientifica e tecnologica della superpotenza possa volgersi al declino che nemmeno una economia di guerra potrebbe superare.
Nella sostanza è un problema di ricchezza per il quale l’Occidente e in particolare gli Stati Uniti, si possono permettere investimenti miliardari per la ricerca che spesso sfociano nella supremazia militare, e la Russia da questo punto di vista è ancora fra le grandi potenze, ma fino a quando? Il tallone d’Achille della Russia, appunto.
