di Giuliano Longo
Le autorità russe hanno deciso quale sarà la risposta al prezzo massimo del petrolio russo. La bozza di decreto del presidente della Federazione Russa che descrive il meccanismo è stata concordata a livello governativo ma non è ancora stata ufficializzata.
Dalle anticipazioni stampa di fonte russa risulta che il decreto prevede il rifiuto di rifornire i Paesi che hanno aderito al plafond. Quindi sarebbe vietato vendere petrolio se il contratto specifica come contraente un Paese che ha aderito alle restrizioni come destinatario finale. Inoltre, le materie prime non possono essere consegnate se il massimale è specificato come condizione nel contratto o se i prezzi di riferimento sono fissati pari al massimale.
Posizione questa che nella sostanza ribadisce le condizioni di libero mercato nella vendita del petrolio. Inoltre, il documento dà il diritto di eludere tutti i divieti sulle transazioni (con il permesso del governo russo). come d’altronde già avviene per Paesi sanzionati come l’Iran e in precedenza il Venezuela. I rapporti anteriori 5 dicembre rimarranno in vigore e l’imminente decreto sarà valido dal momento della firma fino al 1° luglio 2023, con possibilità di proroga.
Si ricorda che i paesi dell’UE, gli Stati Uniti e l’Australia hanno introdotto un prezzo massimo per le forniture di petrolio russo via mare a 60 dollari al barile dal 5 dicembre. Inoltre, hanno vietato alle loro società di fornire servizi di trasporto, finanziari e assicurativi alle petroliere che trasportano petrolio a un prezzo superiore al massimale.
l tetto massimo al petrolio russo imposto dall’Unione europea avrà l’effetto di «destabilizzare completamente» i mercati energetici globali. Lo ha dichiarato ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov nella sua quotidiana conferenza stampa, affermando che la Russia si sta preparando alla mossa decisa dall’Ue d’intesa con il G7. Gli europei, ha aggiunto, dovranno prepararsi a prezzi del petrolio più alti. L’introduzione del massimale, invece, secondo Peskov, non avrà effetti su quella che Mosca definisce l’operazione militare speciale in vigore in Ucraina.
Sul piano delle conseguenze il greggio russo è sostituibile a differenza del gas, perché il petrolio viaggia soprattutto via nave. Quello che l’Europa non compra più dalla Russia, può procurarselo dall’Arabia saudita e altri produttori del Golfo Persico. Tuttavia una improvvisa carenza di energia russa sul mercato può far salire il prezzo da parte di tutti gli altri fornitori.
Nel frattempo Russia venderebbe il suo petrolio ad altri come Cina e India a prezzi più alti e quindi L’Europa comprerebbe petrolio, ad esempio Saudita, a un prezzo ben superiore ai 60 dollari, tant’è che attualmente il prezzo di mercato rimane sopra gli 80 dollari.
E’ anche vero chela maggior parte degli armatori che gestiscono navi petroliere, e la maggior parte delle compagnie assicurative che emettono polizze di coperture, sono europee ma, come già pubblicato su Ore 12 , altri Paesi e la stessa russia sono in grado di fornire garanzie assicurative, mentre prolifereranno forme fittizie di export al limite del contrabbando, che renderanno il mercato instabile, ma consentirebbe a Mosca di mantenere un certo flusso di incassi.
Insomma quella del tetto massimo voluto dall’Occidente potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.
Aggiornamento la Guerra di Putin Ore 14.34
