Economia e Lavoro

La società cambia, in 30 anni più tecnologia e tempo libero e meno cibo ed energia. Lo studio della Confcommercio sui consumi degli italiani

Nel 2025 la spesa pro capite reale ha raggiunto i 22.114 euro (era pari a 19.322 euro nel 1995), con un aumento di 239 euro rispetto al 2024 ma ancora inferiore ai picchi del 2007 (-220 euro). È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane 1995-2025.Ma andiamo a vederla nel dettaglio

 

  1. Introduzione e quadro macroeconomico

Gli impulsi provenienti dallo scenario internazionale, una comunicazione discretamente ansiogena e qualche analisi di dubbia fattura, contribuiscono a porre la domanda su cosa (altro) potrebbe andare storto per la nostra economia e le nostre finanze personali.

Le previsioni oggetto di questa nota assumono, invece, ipotesi e postura ideale del tutto differenti da quelle che orientano la vulgata mediatica ricorrente.

In merito alle prospettive sui potenziali conflitti tariffari, si considera che nell’orizzonte dell’anno in corso non ci saranno azioni distruttive dell’attuale (dis)ordine mondiale, almeno non gravemente peggiorative dell’attuale assetto. Variazioni ragionevoli nel livello dei dazi sarebbero largamente assorbite grazie a due caratteristiche del nostro sistema produttivo: la prima è la moderata elasticità al «prezzo» dei beni e dei servizi facenti parte del Sense of Italy, cioè la fascia alta delle nostre esportazioni di beni (Made in) e del turismo incoming, aggregati che assieme costituiscono il contributo al PIL del saldo con l’estero; la seconda ragione è che lo stesso «prezzo» varierebbe, data una modificazione del livello delle tariffe commerciali, meno che proporzionalmente, grazie alla capacità di assorbimento rappresentata dai margini attuali lungo le filiere produttive. Operazione dolorosa, ma, nelle peggiori eventualità, necessaria, possibile, probabile.

A parte le questioni internazionali, la valutazione dei fondamentali dell’economia italiana, almeno nell’ottica di breve nell’ottica di breve termine, è indubbiamente favorevole. Per apprezzare le argomentazioni a supporto di questa suggestione occorre separare i temi strutturali da quelli congiunturali. In altre parole, se si afferma che il reddito disponibile è crescente nel corso degli ultimi anni e del 2025 in particolare, non ha senso obiettare che stiamo sotto i livelli di reddito pro capite del 2007. Mescolare i piani non sempre aiuta.

Il reddito disponibile reale delle famiglie ha superato in aggregato i livelli pre-pandemici. Si insiste sul fatto che le retribuzioni per occupato non abbiano ancora pienamente recuperato la fiammata inflazionistica del 2022-2023. Corretto: ma la perdita è ormai marginale, grazie al pregresso operare della riduzione dell’Irpef e delle varie decontribuzioni. Se poi si evita di confondere il reddito da lavoro con il reddito complessivo – composto da quello da lavoro, da capitale e, soprattutto, da trasferimenti – il recupero del secondo è totale, come indicato dall’Istat nel comunicato del 30 giugno 2025 (pag. 2): il livello del reddito delle famiglie in aggregato e in termini di potere d’acquisto è ai massimi dal 2013.

Ai massimi di sempre è anche l’occupazione. La quota di contratti a tempo indeterminato è cresciuta di 3,5 punti percentuali assoluti tra il 2019 e il primo quarto del 2025, quando raggiunge l’86,5%. In ogni caso, è preferibile affrontare le avversità di questo mondo ostile con 24,3 milioni di occupati invece che con 3,2 milioni di disoccupati, come, per esempio, nel 2014.

La valutazione del nostro debito pubblico da parte dei mercati finanziari è lusinghiera: lo spread rispetto al decennale tedesco è sotto i novanta punti base (come 15 anni fa). I mercati, con crudo cinismo, o razionalità, fanno i conti esatti: a uno stato che ha gestione prudente della finanza pubblica e buoni fondamentali economici, corrisponde una domanda intensa dei suoi titoli sovrani i quali, comunque, hanno un buon rendimento per i prenditori dei titoli pubblici.

Sull’inflazione le evidenze sono molto chiare. La variazione dei prezzi su base annua è attorno o sotto il 2% in tutte le metriche rilevanti e la curva italiana è sovrapponibile a quella dell’euro-area. Una chiusura in media d’anno attorno all’1,5% è ormai probabile sebbene, al fine di tenere conto di “imprevedibili” tensioni, si sia espanso all’1,7% il valore previsto per la media del 2025 (tab. 1).

Tab. 1 – Il quadro macroeconomico

v.m.a. % in termini reali

  1996-2007 2008-2019 2020-2023 2024 2025
PIL 1,5 -0,4 1,2 0,7 0,7
Importazioni 4,8 0,2 3,0 -0,7 0,7
Spesa delle famiglie residenti 1,6 -0,2 0,0 0,4 1,0
– Spesa sul territorio economico 1,5 -0,2 0,0 0,5 1,0
Spesa delle A.P. e ISP 1,5 -0,3 1,0 1,2 0,7
Investimenti 2,7 -1,8 7,2 0,5 0,4
Esportazioni 3,5 1,0 2,0 0,4 0,6
Inflazione (IPC) 2,4 1,3 3,8 1,0 1,7

Elaborazioni, stime e previsioni Ufficio Studi Confcommercio (USC) su dati Istat.

L’aspetto di debolezza dell’attuale scenario è costituito dal profilo dei consumi delle famiglie. Sinteticamente, il tratto comune della psicologia collettiva potrebbe essere: voglio (intenzioni d’acquisto ben orientate come da ultima indagine Confcommercio-Censis, giugno 2025), posso (reddito disponibile crescente in termini di potere d’acquisto), ma in fondo non me la sento di spendere per l’incertezza che, in parte, è auto-inflitta a causa del viraggio negativo che contraddistingue il processo di elaborazione delle informazioni esterne. Come riportato dal Bollettino 2025 nr. 1 della BCE, gli italiani sottostimano grandemente e più degli altri concittadini europei la variazione del proprio reddito reale: ci percepiamo peggio di come siamo. E, quindi, spendiamo meno di quanto potremmo. In questo ambito si trova la relazione che lega incertezza congiunturale con le cause strutturali. La bassa crescita endemica che ci ha contraddistinto nell’ultimo quarto di secolo costituisce una zavorra psicologica per le scelte correnti e prospettiche. Ma, nel complesso, consumi in crescita all’1% reale quest’anno (tab. 1) sembra, oggi, un obiettivo alla portata.

Resta qualche interrogativo sul reale dinamismo della spesa dei turisti, sia quella degli italiani in Italia sia quella dei turisti stranieri nel nostro paese. Le aspettative sono toniche e la ricerca Confcommercio-Swg (luglio 2025) indica che, almeno in termini di percezioni e intenzioni dichiarate, le presenze e la spesa in Italia dovrebbero entrambe crescere nel quadrimestre estivo giugno-settembre, dopo i primi cinque mesi connotati da luci e ombre. Nel periodo gennaio-maggio dell’anno in corso, si registra, nei dati provvisori e parziali dell’Istat, una riduzione complessiva delle presenze dell’1,3%, dovuta a una variazione negativa del 3,5% di quelle degli stranieri (con un crollo dei quasi il 13% in maggio) e di una crescita dell’1,6% delle presenze degli italiani.

In sintesi: in assenza di ulteriori shock avversi, è possibile che nei prossimi mesi si assista a un rasserenamento dell’orizzonte della fiducia, causato da un più realistico apprezzamento delle condizioni di reddito crescente e inflazione costante o decrescente. Ciò permetterebbe, anche in presenza di una minore dinamicità della domanda estera, di raggiungere una variazione del PIL, nell’anno in corso, dello 0,7% (tab. 1).

  1. I consumi per abitante e la variazione della struttura di spesa nel lungo termine

I dati e le stime, presentati in forma sintetica, si basano sulle 64 funzioni di consumo della spesa sul territorio[1], diffuse annualmente dall’Istat. Le informazioni e le stime sono proposte in termini di spesa complessiva reale pro capite (tab. 2)[2] e disaggregate per funzioni di spesa (tab. 3) in euro ai prezzi del 2025 e tassi di variazione (tab. 4) e in termini di quote di spesa (%) a prezzi correnti (tab. 5).

I dati riportati in questo aggiornamento riflettono le modifiche intervenute con la pubblicazione della Contabilità nazionale in base 2020 (settembre 2024). Oltre ai consueti effetti derivanti dalle normali revisioni, in questa occasione i consumi sul territorio sono stati pubblicati utilizzando la Coicop 2018 a 3 cifre, ciò comportando un ampliamento delle funzioni di spesa (da 56 a 66 voci elementari da noi aggregate a 64 per ragioni d’opportunità) e in alcuni casi una diversa articolazione anche in termini di collocazione delle voci all’interno delle sei macro-funzioni di spesa.

La tabella 2 sintetizza le difficoltà perduranti che si riscontrano nel profilo della spesa reale pro capite – ma sarebbe peggio in quella aggregata, data la riduzione della popolazione dal 2014 a oggi. Si vede bene che in qualsiasi metrica la spesa per consumi ha sì ben recuperato i livelli pre-pandemici ma è ancora al di sotto dei livelli di massimo del 2007 (-220 euro reali nell’ottica del territorio, -355 euro reali nell’ottica della spesa dei residenti).

Tab. 2 – Spesa per consumi

euro pro capite a prezzi 2025

  consumi sul territorio consumi delle famiglie residenti
1995 19.322 18.719
2007 22.334 21.991
2019 21.481 21.045
2024 21.875 21.402
2025 22.114 21.636

Elaborazioni, stime e previsioni Ufficio Studi Confcommercio (USC) su dati Istat.

L’auspicato rasserenamento dell’orizzonte della fiducia, di cui si è discusso al paragrafo 1, comporta, dunque, una variazione positiva dei consumi attorno all’1%, una performance certo non disprezzabile, almeno in ottica di breve periodo. In ipotesi di svolgimento favorevole dello scenario macroeconomico è possibile recuperare i massimi del 2007 già alla fine del 2026.

La composizione dei consumi cambia secondo trend consolidati. Più tecnologia e comunicazioni, più servizi legati alla fruizione del tempo libero (o liberato da obblighi vari e costrizioni). E questo si verifica anche in un contesto di crescita modesta. È un indice di resilienza da parte delle famiglie.

Tab. 3 – I consumi sul territorio: le grandi funzioni di spesa [3]

spesa pro capite a prezzi 2025

  euro pro capite a prezzi 2025 Indice 1995=100
  2007 2019 2024 2025 2007 2019 2024 2025
Tempo libero 1.187 1.134 1.351 1.348 121,3 115,8 138,0 137,7
Prodotti audiovisivi e multimediali 190 166 258 253 130,0 113,8 176,5 173,3
Servizi ricreativi e culturali 387 486 580 585 146,9 184,5 220,2 222,0
Viaggi e vacanze 725 815 740 778 110,0 123,6 112,2 118,0
Mobilità e comunicazioni 4.195 3.633 3.787 3.873 139,0 120,4 125,5 128,3
Servizi di trasporto 454 436 371 406 109,5 105,2 89,5 97,8
Apparecchiat. informatiche e di comunicazione 44 138 232 248 539,3 1.669,2 2.817,7 3.001,4
Cura del sé 4.355 4.433 4.538 4.538 110,2 112,2 114,8 114,8
Abbigliamento e calzature 1.213 1.179 1.121 1.115 108,3 105,2 100,0 99,5
Casa 6.372 6.271 6.375 6.480 107,0 105,3 107,0 108,8
Elettricità, gas e altri combustibili 1.299 937 785 814 103,6 74,7 62,5 64,9
Mobili ed elettrodomestici 1.097 966 1.064 1.058 104,6 92,1 101,5 100,8
Pasti in casa e fuori casa 5.522 5.243 5.083 5.097 111,9 106,3 103,0 103,3
Alimentari e bevande 3.831 3.476 3.413 3.395 107,1 97,2 95,4 94,9
Pubblici esercizi 1.696 1.766 1.671 1.702 125,2 130,4 123,4 125,7
Totale sul territorio economico 22.334 21.481 21.875 22.114 115,6 111,2 113,2 114,4

nota: in corsivo alcune sotto-categorie che fanno parte della macro-funzione di spesa; i dati espressi a valori concatenati non sono sommabili; il totale dei consumi differisce pertanto dalla somma delle sei macro-funzioni; le differenze aumentano nel tempo allontanandosi dall’anno di riferimento. Elaborazioni, stime e previsioni USC su dati Istat.

Nell’ambito della tabella 3 l’ultimo dato in basso a destra dice che la spesa totale pro capite in termini reali fatto cento il 1995 è oggi pari a 114,4. Nell’ultima colonna gli indici superiori a questo parametro indicano attrattori di spesa, tanto più rilevanti quanto più elevato è il corrispondente indice (si veda il valore di oltre 3.000 per le apparecchiature informatiche e di comunicazione, cioè dai personal computer agli smartphone di ultima generazione).

Più che raddoppiati rispetto a trent’anni fa anche le spese per i servizi ricreativi e culturali.

Per quanto riguarda i pasti fuori casa – pubblici esercizi – e i servizi di alloggio – viaggi e vacanze – la lettura è più complessa. La Contabilità nazionale dice con chiarezza che il lungo termine sposta risorse su queste voci di spesa legate anche al turismo, ma che nel complesso in termini reali non si sono recuperati i livelli pre-pandemici. Da questi consumi, anche correlati all’incoming passa una potenziale importante spinta alla crescita del PIL italiano nel prossimo biennio.

Male, invece, abbigliamento e calzature, su cui pesa una variazione strutturale della domanda, orientata oggi verso capi a minore valore intrinseco rispetto a una volta.

È importante sottolineare il ruolo del risparmio energetico dovuto alle innovazioni tecnologiche. Il consumo reale di elettricità, gas e altri combustibili si è ridotto del 35% circa. Ma, come noto, il prezzo unitario dell’energia è molto cresciuto.

La riduzione della spesa reale per l’alimentazione domestica ha radici note: demografia e servizi fuori casa comprimono questi consumi.

La tabella 4 sui tassi di variazione della spesa reale in aggregato può essere convenientemente utilizzata per concentrarsi sulle dinamiche della spesa reale in aggregato (quindi, non più pro capite) nel biennio 2024-2025, secondo le stime qui presentate.

Tab. 4 – I consumi sul territorio: le grandi funzioni di spesa

var. % medie annue in termini reali

  1996-2007 2008-2019 2020-2023 2024 2025
Tempo libero 1,9 -0,2 4,5 -1,2 -0,3
Prodotti audiovisivi e multimediali 2,5 -1,0 11,9 -2,3 -1,9
Servizi ricreativi e culturali 3,5 2,1 4,0 0,7 0,7
Viaggi e vacanze 1,1 1,1 -3,8 4,5 5,0
Mobilità e comunicazioni 3,1 -1,1 -0,1 3,3 2,2
Servizi di trasporto 1,0 -0,2 -6,6 10,3 9,3
Apparecchiat. informatiche e di comunicazione 15,4 10,0 12,5 4,1 6,5
Cura del sé 1,1 0,3 0,9 -2,6 0,1
Abbigliamento e calzature 0,9 -0,1 -0,7 -3,6 -0,6
Casa 0,8 0,0 -0,3 1,5 1,6
Elettricità, gas e altri combustibili 0,6 -2,6 -5,4 3,2 3,7
Mobili ed elettrodomestici 0,7 -0,9 2,2 -0,2 -0,7
Pasti in casa e fuori casa 1,2 -0,3 -1,1 0,0 0,2
Alimentari e bevande 0,9 -0,7 -0,7 -0,4 -0,6
Pubblici esercizi 2,2 0,5 -1,9 0,7 1,8
Totale sul territorio economico 1,5 -0,2 0,0 0,5 1,0

Elaborazioni, stime e previsioni USC su dati Istat

Si vede con grande chiarezza cosa ha spinto consumi e PIL in questo frangente storico dopo la ripresa post-pandemica: viaggi, turismo, tempo libero (oltre alla tecnologia che non dà né darà segni di fatica, almeno finché i suoi prezzi medi risulteranno fortemente decrescenti nel tempo).

Queste considerazioni alla fine conducono alla valutazione sulle quote di spesa a prezzi correnti della tabella 5, la cui importanza è data, al di là degli aspetti di costume sui cambiamenti della composizione sugli atteggiamenti di acquisto e consumo, dal fatto che indica il peso effettivo delle diverse voci sul budget di spesa corrente che mediamente una famiglia deve, può e vuole sostenere durante un anno. Si deve considerare che dentro le spese a prezzi correnti ci sono gli effetti delle variazioni assolute e relative dei prezzi di vendita[4].

Tab. 5 – La struttura dei consumi sul territorio

quote di spesa a prezzi correnti (%)

  1995 2007 2019 2024 2025
Tempo libero 6,8 6,5 6,0 6,2 6,1
Prodotti audiovisivi e multimediali 1,6 1,3 1,0 1,2 1,1
Servizi ricreativi e culturali 2,5 2,4 2,7 2,7 2,6
Viaggi e vacanze 2,4 3,0 3,3 3,3 3,5
Mobilità e comunicazioni 18,0 20,0 17,9 17,6 17,5
Servizi di trasporto 1,6 1,5 1,9 1,7 1,8
Apparecchiat. informatiche e di comunicazione 0,9 1,0 1,0 1,1 1,1
Cura del sé 23,2 21,0 20,6 20,8 20,5
Abbigliamento e calzature 7,4 6,4 5,9 5,2 5,0
Casa 25,8 27,5 29,4 29,0 29,3
Elettricità, gas e altri combustibili 4,4 4,1 3,7 3,7 3,7
Mobili ed elettrodomestici 6,5 5,4 4,7 4,9 4,8
Pasti in casa e fuori casa 23,7 22,1 22,9 23,0 23,0
Alimentari e bevande 17,6 15,1 14,9 15,5 15,4
Pubblici esercizi 6,1 6,9 7,9 7,5 7,7
Totale sul territorio economico 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Elaborazioni, stime e previsioni USC su dati Istat

La prima considerazione riguarda l’energia: a fronte di una riduzione della spesa del 35% la quota corrente scende in trent’anni “solo” del 15%, cioè di sette decimi di punto percentuale assoluto. I prezzi sono cresciuti, come è noto. Aggiungendo affitti effettivi e imputati e il resto della gestione domestica si capisce che passare in trent’anni dal 25,8% a quasi un terzo della quota di spesa per l’abitazione costituisce il principale limite al pieno dispiego del benessere che le famiglie possono ritrarre dai consumi: queste spese sono infatti prevalentemente obbligate.

La cura del sé resta un capitolo di spesa fondamentale ma le vicissitudini dell’importante voce abbigliamento e calzature ne comprimono la dinamica.

D’altro canto, le novità confortanti provengono dai servizi legati al tempo libero. Nell’ultimo biennio crescono le quote di spesa per i consumi fuori casa, per viaggi e vacanze e servizi di trasporto.

La nota è stata redatta con le informazioni disponibili al 1 agosto 2025
da Mariano Bella, Silvia Criscuolo e Livia Patrignani

Appendice tecnica

A cura di M. Bella, F. D’Amario, S. Di Sanzo

Il Modello di domanda

Per la stima delle elasticità delle componenti di consumo aggregato, è stato sviluppato un modello econometrico di allocazione della spesa come in Deaton and Muellbauer (1980). Il modello è costituito da un sistema di equazioni lineari nei parametri, una per ogni bene o servizio incluso nella classificazione COICOP 3 cifre, per un totale delle 64 voci di spesa da noi riaggregate per motivi d’opportunità rispetto alle 66 rese disponibili dall’Istat. Tali voci includono l’intero panorama della spesa sul territorio italiano, cioè sia spesa dei residenti che quella effettuata dai cittadini stranieri. Le stime dei parametri di elasticità sono state effettuate sulle serie storiche che coprono il periodo 1995-2023.

Il “Sistema di Domanda Quasi Ideale” è ampiamente utilizzato nell’analisi empirica della domanda, poiché possiede molte proprietà desiderabili: (a) è un’approssimazione di primo ordine arbitraria di qualsiasi sistema di domanda; (b) soddisfa gli assiomi della scelta; (c) si aggrega esattamente sui consumatori pur consentendo curve di Engel non lineari; (d) le proprietà di omogeneità e simmetria possono essere testate e imposte tramite semplici restrizioni sui parametri; e (e) le equazioni di domanda diventano lineari se l’indice di prezzo translog viene approssimato, ad esempio, dall’indice di Stone (Deaton and Muellbauer, 1980).

Le equazioni di domanda del modello[5] possono essere semplificate esprimendole come quote di spesa:

dove sit = xit pit / mt è la quota di spesa del bene i e Pt è un indice non lineare per i prezzi.

La teoria microeconomica del consumo e in particolare l’assunzione di massimizzazione dell’utilità impongono alcune restrizioni sui coefficienti.

La condizione di “additività” assicura che le quote di spesa sommino a uno (Σ si = 1). Questa condizione è soddisfatta se

La condizione di “omogeneità” garantisce che non ci sia “illusione monetaria”, ovvero se tutti i prezzi e il reddito cambiano dello stesso tasso, le quantità consumate non cambiano. È soddisfatta se:

La condizione di “simmetria” deriva dal modello teorico:

Per stimare le equazioni di domanda (1), sostituiamo le quote di bilancio teoriche non osservabili sit con le quote osservate (stocastiche) wit e introduciamo un termine di disturbo uit

Le quote di bilancio osservate sommano a uno (∑ wit = 1 ∀t); pertanto le restrizioni di additività (2) sono automaticamente soddisfatte e i termini di disturbo sommano a zero (∑ uit = 0 ∀t). Quindi la matrice di covarianza dei termini di disturbo è singolare. Per evitare problemi di stima dovuti a questa singolarità, una delle equazioni deve essere eliminata dal sistema di equazioni (5). I coefficienti dell’equazione eliminata possono essere calcolati tramite le restrizioni di additività (2).

Sostituendo un indice lineare nei prezzi a Pt si stima

dove l’indice di Stone PtS è ottenuto come segue:

αSβS e γS sono i coefficienti d’interesse.

La stima del modello è stata effettuata utilizzando la metodologia SUR (Zellner, 1962) ipotizzando che la varianza sia omoschedastica e che vi sia assenza di correlazione tra i gruppi. Una volta stimati i parametri è possibile calcolare, per ogni bene o servizio, l’elasticità al reddito, al proprio prezzo (Marshalliana) e Hicksiana (elasticità al prezzo compensata).

Elasticità del consumo del bene o servizio i al consumo totale (reddito):

Elasticità prezzo non compensata (Marshalliana):

Elasticità prezzo compensata (Hicksiana):

In tabella A sono riportate le stime delle elasticità d’interesse, ovvero al reddito ed al proprio prezzo. Il modello non è stato stimato in forma completa a causa di vincoli di dimensionalità. Per questa ragione, in ciascuna equazione non sono stati inclusi i prezzi di tutti i beni ma è stato imposto a priori uno schema dei rapporti di sostituzione sulla base di ragionevoli ipotesi di sostituibilità. Riportiamo lo schema dei rapporti sotto la colonna “Regredita su”[6].

Tab. A – Elasticità rilevanti del consumo dei beni e servizi e rapporti di sostituzione considerati in ogni equazione

  quota di spesa elasticità al reddito (consumo totale) elasticità al proprio prezzo altri prezzi presenti (per la stima delle elasticità incrociate)
1 pane e cereali -0,74 -0,48 2;3
2 carne -0,26 -0,60 1;3
3 pesce 0,44 -0,78 1;2
4 latte, formaggi e uova -0,13 -0,80 5;6
5 oli e grassi -1,10 -0,63 4;6
6 frutta 0,13 -0,68 4;5
7 vegetali (inclusi patate e legumi) 0,23 -0,93 8;9
8 zucchero, dolciumi e dessert 0,10 -0,84 7;9
9 prodotti alimentari pronti e altri generi alimentari n.a.c. 0,91 -0,59 7;8
10 bevande analcoliche (acque minerali, bevande gassate e succhi, tè, caffè, tisane, etc) -0,07 -1,03 11;12
11 servizi per la lavorazione di merci primarie per alimentari e bevande analcoliche -0,32 -0,62 10;12
12 bevande alcoliche 0,05 -1,04 10;11
13 servizi di produzione di alcool 0,00 -0,80 14;15
14 tabacco 0,79 -0,91 13;15
15 stupefacenti 0,25 -0,88 13;14
16 articoli di abbigliamento 2,25 -1,47 17;23;25;57
17 calzature 1,00 -1,00 16;23;25;57
18 fitti effettivi 0,87 -1,00 19;20
19 fitti imputati 1,70 -0,57 18;20
20 manutenzione, riparazioni e sicurezza dell’abitazione 0,00 -2,00 18;19
21 acqua e altri servizi per l’abitazione 0,93 -0,74 22
22 elettricità, gas ed altri combustibili 0,87 -0,83 21
23 mobili, articoli d’arredamento e tappeti 1,07 -3,07 16;17;24;25;26
24 tessuti per la casa 0,00 -1,00 23
25 grandi elettrodomestici, elettrici e non 0,30 -0,57 16;17;23
26 piccoli elettrodomestici 1,00 -1,39 23
27 cristalleria, stoviglie e utensili per a casa 2,23 -0,20 28;29;30
28 attrezzi ed equipaggiamento per la casa e il giardino 1,17 -1,68 27;29
29 beni non durevoli per la casa -0,40 -1,07 27;28
30 servizi domestici (e di baby-sitter) e per l’igiene della casa. 0,40 0,22 27
31 prodotti medici, apparecchi e materiale terapeutico 0,46 -1,13 32;33;34
32 servizi ambulatoriali 0,78 -0,97 31;33
33 servizi ospedalieri 0,34 -1,14 31;32
34 altri servizi sanitari 0,10 -0,43 31
35 acquisto di veicoli 1,17 -0,60 36;37;38;39
36 funzionamento di mezzi di trasporto personali (esclusi i carburanti) 1,05 -0,79 35;37
37 combustibili e lubrificanti 1,38 -1,37 35;36
38 servizi di trasporto passeggeri 1,89 -0,13 35
39 servizi di trasporto (consegna merci) e servizi postali 0,93 -0,96 35
40 apparecchiature informatiche e di comunicazione 0,97 -1,08 41;42;43;44
41 software ad esclusione dei giochi 2,46 -0,30 40;42
42 servizi di informazione e comunicazione 2,29 -1,00 41;40
43 beni durevoli per la ricreazione 1,53 -1,33 40
44 altri beni per la ricreazione -0,09 -0,94 40
45 fiori, piante ed animali domestici 0,20 -3,65 46;47;48;49
46 servizi ricreativi 2,59 -1,56 45;47
47 beni culturali 0,30 -1,00 45;46
48 servizi culturali 2,23 -1,00 45
49 giornali, libri e articoli di cartoleria 0,00 -2,28 45
50 vacanze tutto compreso 3,46 -1,00 56
51 istruzione materna ed elementare 0,20 -0,46 52;53;54;55
52 istruzione secondaria (scuole medie e superiori) 1,71 0,00 51;53
53 istruzione post secondaria (non universitaria) 0,41 0,19 51;52
54 istruzione universitaria 0,33 -1,20 51
55 istruzione non definibile per livello 0,28 -0,86 51
56 pubblici esercizi 2,41 -1,08 50;57;58;59
57 servizi alberghieri e alloggiativi 1,07 -3,00 16;17;56;58;59
58 assicurazioni 0,48 -0,18 56;57;59
59 servizi finanziari 1,00 -0,23 56;57;58
60 apparecchi elettrici e articoli per la cura della persona 0,76 -0,79 61;62;63;64
61 barbieri, parrucchieri e saloni e altri servizi per la persona 0,56 -1,60 60;62
62 altri effetti personali 0,78 -1,54 60;61
63 protezione sociale 0,61 -0,72 60
64 altri servizi n.c.a 0,99 -0,61 60

Il modello evidenzia una sufficiente bontà di adattamento ai dati e soddisfa le restrizioni teoriche di additività, omogeneità e simmetria. Tuttavia, per alcune categorie sono stati imposti dei vincoli di convergenza sui parametri al fine di ottenere elasticità con segno coerente con la teoria economica.

Il modello di domanda è di tipo strutturale e, pertanto, cattura relazioni comportamentali di lungo periodo. In fase di previsione, per migliorarne la performance, sono state utilizzate informazioni provenienti da altri modelli congiunturali sviluppati dall’Ufficio Studi. Infine, i parametri ottenuti sono coerenti con le aspettative: i beni durevoli ed i servizi sono più sensibili sia ai prezzi che alla spesa totale.

Bibliografia

  • Deaton, A. and Muellbauer, J. (1980). An almost ideal demand system. The American economic review, 70(3):312-326.
  • Zellner, A. (1962). An efficient method of estimating seemingly unrelated regressions and tests for aggregation bias. Journal of the American Statistical Association, 57(298):348-368.

[1] Le serie sono costruite, fino al 2023, utilizzando i dati relativi alla Spesa delle famiglie sul territorio di Contabilità Nazionale, Istat marzo 2025. Per il 2024 le stime sono state effettuate mantenendo la compatibilità, in termini di dati a prezzi correnti, ai prezzi dell’anno precedente e a valori concatenati, con le informazioni diffuse dall’Istat a marzo 2025 per le 13 macro-funzioni di spesa. Per la stima delle singole voci ci si è avvalsi delle indicazioni provenienti dall’ICC e dal NIC. Per il 2025 le stime tengono conto delle indicazioni provenienti dall’ICC e dal NIC (primi sei mesi del 2025), poste a sistema con le previsioni derivanti dal modello di allocazione dei consumi, stimato su dati annuali e proposto nell’Appendice tecnica alla presente Nota.

[2] Conviene ricordare che la divisione di un qualsiasi aggregato dei consumi sul territorio per la popolazione residente presenta una componente di approssimazione che non si può eliminare. I consumi sul territorio comprendono la spesa dei turisti stranieri in Italia ed escludono la spesa effettuata da residenti italiani in Paesi diversi dall’Italia (la spesa all’estero). Pertanto, i consumi maggiormente affetti da questa discrepanza – le spese legate al turismo, per esempio, e, comunque, il totale consumi – sono lievemente sovrastimati nella metrica del “consumo per abitante”. Sovrastima che non appare particolarmente elevata sulla base di un esercizio compiuto per il periodo 2011-2022, nel quale alla popolazione residente sono stati aggiunte le presenze totali degli stranieri divise per 365 giorni e sottratte le presenze degli italiani all’estero divise sempre per 365 giorni. Il risultato ha fornito valori pro capite sostanzialmente simili. Si è scelto, pertanto, di utilizzare la serie relativa alla popolazione residente che non presenta problemi di ricostruzione nel lungo periodo, tanto al denominatore dei consumi sul territorio quanto al denominatore dei consumi delle famiglie residenti (tab. 2).

[3] Tempo libero: Beni durevoli per la ricreazione, Altri beni per la ricreazione (prodotti audiovisivi e multimediali), Fiori, piante ed animali domestici; Servizi ricreativi e culturali; Beni culturali; Libri Giornali, ed articoli di cancelleria; Istruzione; Viaggi e vacanze: Vacanze tutto compreso; Servizi alberghieri e alloggiativi; Mobilità e comunicazioni: Acquisto mezzi di trasporto; Spese d’esercizio dei mezzi di trasporto esclusi i combustibili; Combustibili e lubrificanti; Servizi di trasporto passeggeri; Servizi di trasporto (consegna merci) e servizi postali; Apparecchiature informatiche e di comunicazione (mobile-fisso-pc-tablet, ecc.); Software ad esclusione dei giochi; Servizi di informazione e comunicazione; Assicurazioni; Cura del sé: Tabacco; Abbigliamento e calzature; Sanità; Apparecchi, articoli e prodotti per la cura della persona; Effetti personali n.a.c.; Barbieri, parrucchieri e saloni e altri servizi per la persona; Servizi sociali; Servizi finanziari; Altri servizi n.a.c.; Casa: Fitti effettivi; Fitti imputati; Manutenzione e riparazione dell’abitazione; Acqua e altri servizi dell’abitazione; Elettricità, gas e altri combustibili; Mobili ed elettrodomestici; Servizi domestici e per l’igiene della casa; Pasti in casa e fuori casa: Alimentari e bevande; Pubblici esercizi.

[4] In questa nota i deflatori delle diverse funzioni di consumo non hanno un’importanza decisiva. Le valutazioni sulle dinamiche dei prezzi sono contenute nella Nota sulle spese obbligate (agosto 2025), di prossima pubblicazione.

[5] Per maggiori dettagli sulla derivazione dell’equazione (1) si veda Deaton and Muellbauer (1980).

[6] In ciascuna regressione, oltre alle voci di spesa selezionate, viene considerato anche il prezzo del bene analizzato.

 

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