Esteri

L’abbandono USA dei curdi siriani avrà conseguenze in tutta la regione

di Giuliano Longo (*)

Il mese scorso, durante i violenti scontri tra le forze curde e l’esercito siriano, gli Stati Uniti hanno trasmesso un messaggio devastante ai curdi siriani: la loro partnership con Washington era ” scaduta “.

Non si trattava semplicemente di un cambiamento di priorità, ma di un chiaro segnale che gli Stati Uniti si stavano schierando con Damasco, abbandonando i curdi nel momento della loro maggiore vulnerabilità.

Per i curdi  gli americani non sono più percepiti come un partner affidabile o un sostenitore delle minoranze il che avrà un probabile impatto non solo sulla comunità curda in Siria, ma anche su quelle in Iraq, Turchia e Iran.

I timori di una nuova emarginazione curda  in Siria

Il sostegno degli Stati Uniti a Damasco, sotto la presidenza dell’ex Jihadista  Ahmed al-Sharaa, apre la strada a uno Stato siriano centralizzato, un assetto che i curdi di tutta la regione guardano con  sospetto alimentato da un’amara esperienza storica.

Gli stati centralizzati in Medio Oriente hanno storicamente emarginato, escluso e assimilato le minoranze curde. La prospettiva che un simile sistema emerga in Siria, con il sostegno degli Stati Uniti, rappresenta una delusione delle speranze curde per il futuro in tutta la  regione.

L’approccio del regime di Assad alla questione curda si basava su una sistematica negazione. I curdi non erano riconosciuti come un gruppo collettivo distinto all’interno della nazione siriana; lo Stato vietava l’uso pubblico della lingua  e dei nomi curdi ai quali veniva veniva negata la cittadinanza.

Il Decreto di Al-Sharaa del 16 gennaio ha promesso ai curdi alcuni diritti, mentre quello del 30 gennaio tra Damasco e le Forze democratiche siriane (SDF)  guidate dai curdi – concordato con Washington – includeva un riconoscimento limitato della loro identità collettiva, tra cui quello delle “regioni curde” con una apparente svolta rispetto al passato.

Potrebbero essere progressi graduali, ma che si stanno realizzando all’interno di una struttura di governo di transizione che punta alla centralizzazione come obiettivo finale. Ecco perché i curdi siriani continuano a nutrire dubbi sul fatto che le promesse fatte oggi saranno mantenute in futuro.

Sebbene la maggior parte dei gruppi curdi concordi sul fatto che la resistenza armata non sia oggi strategicamente praticabile, qualsiasi futuro impegno con gli Stati Uniti sarà percepito con diffidenza.

Possibilità di una alleanza sciita-curda in Iraq

Dopo anni di rivalità di potere tra i partiti sciiti e curdi in Iraq, entrambi i gruppi osservano ora gli sviluppi in Siria – e i potenziali cambiamenti in Iran –  con un senso di minaccia condiviso e interessi comuni.

Se nel 2003 la loro alleanza era guidata da un passato comune – le sofferenze sotto il regime di Saddam Hussein – oggi è guidata dal timore di essere emarginati nella regione.

Sia a livello politico che popolare, i partiti e le comunità sciite e curde hanno avuto molto in comune nelle ultime settimane rispetto al passato, una convergenza che non è solo delle élite, ma anche diffusa nel sentimento popolare di entrambe le comunità.

Per la prima volta nella storia recente, sia le élite curde sia i cittadini comuni in Iraq non sono più entusiasti di un cambio di regime in Iran, una posizione che sarebbe stata impensabile solo poche settimane fa.

Inoltre, il mese scorso l’Iraq’s Shia Coordination Framework – un’alleanza dei partiti politici sciiti – ha nominato Nouri al-Maliki come primo ministro, la carica più influente nel governo iracheno, nomina che  il Partito Democratico del Kurdistan (KDP), la forza politica curda dominante, ha accolto con favore.

Washington ritiene che  un governo guidato da al-Maliki o un governo simile a Baghdad non sia favorevole ai suoi interessi in Iraq per limitare l’influenza iraniana, ma oggi – dal punto di vista curdo – gli Stati Uniti non sono più percepiti come un arbitro neutrale in Siria e probabilmente altrove.

I curdi in Turchia

Nell’ultimo anno, molti hanno creduto che la sostenibilità del processo di pace della Turchia con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) – sancita dal carcere dal suo leader Ocalan –  dipendesse dalla risoluzione della questione curda in Siria e dal destino delle SDF.

Ma i violenti scontri tra Damasco, sostenuta da Ankara e Washington e le SDF minacciavano di chiudere la porta ai negoziati con Erdogan, anche se  non tutte le strade sono ancora state chiuse.

È probabile che i negoziati con il PKK continuino all’interno dei confini turchi ma, cosa fondamentale, i leader del PKK non hanno tradotto la loro delusione per l’indebolimento delle SDF, ma hanno proseguito i colloqui con Ankara perché queste forze non sarebbero state completamente smantellate in Siria, ma anche qui – fra le stesse fila del PKK –  ora  sorgono dubbi sulla affidabilità turca.

I curdi iraniani

Anche i curdi iraniani, sebbene più lontani dalla Siria, hanno osservato gli eventi siriani e in quel Paese – nonostante il continuo incitamento degli Stati Uniti contro il regime iraniano –  è significativo che abbiano deciso collettivamente e deliberatamente di non essere in prima linea nelle recenti proteste contro il regime iraniano  o di non lasciarsi strumentalizzare dai media occidentali.

La comunità curda in Iran non è affatto entusiasta di un possibile ripristino dell’eredità dello Scià, che fu oppressiva nei confronti di questa minoranza.  Né i gruppi di opposizione iraniani – molti dei quali con base in Occidente –  hanno offerto una prospettiva migliore per la questione curda nel caso l’attuale regime iraniano venga sostituito senza alcuna garanzia per i diritti dei curdi.

Alcuni gruppi armati curdi iraniani con base in Iraq hanno effettivamente effettuato attacchi contro posizioni iraniane vicino al confine tra Iran e Iraq, ma i principali attori armati curdi iraniani non si sono impegnati, basandosi sulla realtà che qualsiasi escalation provocherebbe una rappresaglia sciita- iraniana contro i curdi iracheni.

Con l’abbandono dei loro alleati curdi, gli Stati Uniti erodono il fondamento di fiducia su cui poggiavano i loro partenariati locali. I curdi iracheni e siriani hanno imparato a convivere con l’inaffidabilità americana, ma questa apparente sintonia è ormai agli sgoccioli e una volta delusa potrebbe minare l’influenza statunitense nella regione…a tutto vantaggio dell’Iran e delle sue milizie sopravvissute in tutta la Regione, dal Libano allo Yemen.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

Nella grafica le aree abitate dai curdi nella regione

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