Politica

  L’antisemitismo e le manifestazioni pro-palestina, la politica riflette

di Viola Scipioni

Roma blindata sabato 5 e lunedì 7 ottobre, quando migliaia di persone si sono riunite per il primo anniversario dell’attentato di Hamas ai danni di Israele. Dopo i numerosi scontri con le forze dell’ordine avvenuti in centro nella capitale, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha premuto duro: «esprimo piena solidarietà, mia e del governo, alle forze dell’ordine, insultate e aggredite da sedicenti “manifestanti” che usano ogni pretesto per sfogare la loro assurda violenza. È intollerabile che decine di agenti vengano feriti durante una manifestazione di piazza» ha dichiarato, per poi aggiungere che «ringrazio il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il capo della polizia e tutti gli uomini e le donne che ogni giorno lavorano per garantire la nostra sicurezza». Non tutti gli esponenti di Fratelli d’Italia, però, sono stati così diplomatici. Giovanni Donzelli, deputato del partito di via della Scrofa, ha infatti sottolineato come i manifestanti fossero «figli di papà che giocano a fare i rivoluzionari. Se siete così convinti di sfidare la forza dello Stato che impedisce la manifestazione andate in Iran e vediamo come finisce».  Dal fronte dell’opposizione, parole un po’ più rassicuranti arrivano anche dalla leader Elly Schlein che, intervistata su La7domenica 6 ottobre, ha dichiarato che «il Pd non ha aderito alla manifestazione di ieri sulla Palestina a Roma, molto distante dalle nostre posizioni. Meloni mi ha chiamato, le ho detto che dobbiamo lavorare ad un cessate il fuoco in Medio Oriente, liberando gli ostaggi e salvaguardando i civili palestinesi», evidenziando però come sia stato per lei importante rivendicare «il nostro diritto di criticare le scelte del governo israeliano, sta portando ad una escalation del conflitto». Bonelli e Fratoianni di AVS condannano chi inneggia Hamas e il 5 ottobre ma ci vanno con i piedi di piombo, soprattutto il leader di Sinistra Italiana che «non condivido piattaforma 5 ottobre ma sì a libertà di manifestare». Ha colpito comunque non vedere entrambi alle celebrazioni organizzate dalla premier a Roma, senza neanche Schlein e Conte, sintomo comunque di fragilità nel dimostrare la propria coerenza. In molti, comunque, evidenziano l’importante crescita di episodi di antisemitismo a partire dal 7 ottobre dello scorso anno: in Italia la discriminazione nei confronti di persone ebree è aumentata del 300 percento; nel Regno Unito, nell’ultimo anno, sono stati registrati 5.583 episodi antisemiti; in Francia la crescita ha toccato picchi del 400 percento; gli USA hanno calcolato 3.283 incidenti che hanno coinvolto famiglie ebree. In virtù di questo e dell’anniversario, la premier ha visitato il 7 ottobre il ghetto ebraico di Roma, dove l’allerta è stata massima, soprattutto dopo i lacrimogeni e i lanci di bottiglie avvenuti alla manifestazione non autorizzata di sabato scorso. «Le conseguenze dell’attacco di Hamas hanno scatenato un’escalation su base regionale che potrebbe avere esiti imprevedibili. È dovere di tutti riportare il dialogo, lavorando per arrivare ad una de-escalation» ha detto Meloni, aggiungendo che «l’Italia, anche in qualità di Presidente di turno del G7, continuerà a impegnarsi per un cessate il fuoco immediato a Gaza, per il rilascio degli ostaggi israeliani e per la stabilizzazione del confine israelo-libanese, attraverso la piena applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Confermiamo il nostro sostegno a tutti gli sforzi di mediazione portati avanti, e il nostro impegno per lavorare ad una soluzione politica duratura, basata sulla prospettiva dei due Stati». Parole sulla stessa linea dell’avversaria, dunque, che dimostrano sicuramente come in situazioni così delicate la compattezza sia la migliore delle opportunità in momenti così delicati.

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