di Giuseppe Onorati
Se la maestria compositiva ed esecutiva di un grande artista costruisce polifonie con le sei corde della chitarra, generando sei “dipinti” sonori, allora è possibile trovare lavori come Le Sei Anarchie, l’ultimo EP di Graziano Accinni.
Le Sei Anarchie è più di una produzione musicale. E’ un vero e proprio manifesto simbolico di pensiero dell’uomo Accinni, che con quest’ultimo lavoro dona al pubblico un progetto emancipato da tutti i vincoli dell’industria discografica, in nome di una pura offerta artistica; un veicolo d’idee, sensazioni e visioni che hanno preso corpo in sei composizioni sonore, durante tutta una valorosa carriera ultra-quarantennale.
Chitarrista, compositore, arrangiatore e produttore, Graziano Accinni presenta un curriculum di rilevante respiro . Storico collaboratore di Pino Mango (i cui dischi sono stati ampiamente caratterizzati dal suono della sua chitarra), ha collaborato anche con Miguel Bosè, Lucio Dalla, Loredana Bertè, Mariella Nava, Rosario Di Bella, Laura Valente, Paolo Fresu ed ha scritto per Mina. Ha lavorato in produzioni con arrangiatori quali Giusto Pio, Mauro Malavasi, Greg Walsh, Roberto Colombo ed ha avuto modo di suonare con nomi altisonanti della musica internazionale, tra cui Jan Anderson dei Jethro Tull, in occasione del rifacimento da parte della cantautrice Alessia D’Andrea del brano Locomotive Breath, del suddetto storico gruppo rock progressive.
Molto importante nella storia dell’artista Accinni poi, è da annoverare il percorso di ricerca in merito ai linguaggi della musica etnica relativa alla sua terra, la Lucania, che si è estrinsecato nel progetto Ethnos, tramite il quale viene presentato lo spirito arcaico della tradizione popolare, per la quale la musica era un vettore di senso esistenziale profondo.
Il ponte fra Musica Etnica, Blues, Jazz-Rock, Rock Progressive, un Pop con inclinazioni New Wave e d’atmosfera, al di là di ogni pretesa di categorizzazione manieristica, è il codice per leggere e capire l’artista Graziano Accinni. Dalla sintesi fra questi stili nasce il suo suono eterico, che sembra espandersi nello spazio atmosferico. Virtuoso con visione compositiva, mai cede a tentazioni solipsistiche, ma ricama tratti melodici appropriati per il contesto sonoro, creando atmosfere sonore di stati d’animo ed immagini .
Con Le Sei Anarchie Accinni ci regala un assaggio del suo percorso artistico di compositore. Sì, è proprio giusto parlare di regalo, perché l’intenzione dell’autore è quella di donare la sua opera, mettendola a disposizione su YouTube ma soprattutto di darla gratuitamente a chi gliela chieda. Le Sei Anarchie è molto di più di una produzione musicale, è un manifesto simbolico con cui l’autore vuol celebrare il suo essere artista, svincolato dalle liturgie e dalle mediazioni del mercato e dell’industria. La sua è la proposta di un progetto autonomo, di autodeterminazione, emancipato dalle regole dell’industria discografica e del mercato; la sua “anarchia” va letta nel solco della dialettica autonomia-eteronomia che dalla Grecia Antica è uno dei temi fondamentali del pensiero occidentale.
Libero dagli imperativi produttivi, di distribuzione e di mercato, Accinni offre al pubblico un’opera di “puro” valore artistico, in cui si racconta con sei brani appartenenti a vari momenti della sua carriera, rendendo Le sei Anarchie una sorta di tracciato storico-artistico del musicista lucano.
Sei tracce in onore alle sei corde della chitarra, l’oracolo del maestro Accinni. Cinque composizioni proprie ed una cover dei Led Zeppelin, Stairway To Heaven, rielaborata; una produzione interamente realizzata dall’autore, di sapore artigianale, che tuttavia nulla ha da invidiare per qualità del suono a produzioni industriali.
Le Sei Anarchie è un itinerario d’immagini sonore che Accinni riesce a proiettare nella mente dell’ascoltatore. Il sentiero degli elefanti, Stairway to Heaven, Azure tree, Euro Africana, Cacciators of the api, Chanson Da Da: cinque “dipinti” sonori che evidenziano un linguaggio musicale articolato, frutto della sintesi dei vari generi su cui Graziano Accinni ha sviluppato la sua personalità musicale, in uno stile oggi definito World Music.
Sei corde per sei “anarchie” di pura arte. Buon ascolto.
