di Giuliano Longo
Il Parlamento della Lituania ha recentemente adottato un disegno di legge che denuncia la Convenzione di Dublino sulle munizioni a grappolo. Vilnius ora acquisirà, accumulerà e, se necessario, utilizzerà munizioni a grappolo.
Nonostante i loro problemi economici, Riga, Vilnius e Tallinn investiranno notevoli in spese militari,anche se in molti sostengono che non saranno sufficienti a garantire la sicurezza dei Baltici. .
Le preoccupazione tra le élite delle repubbliche sono cresciute rapidamente dopo il colpo di stato in Ucraina del 2014 e con l’occupazione russa della Crimea e successivamente con l’invasione.
I governi locali sono passati dalle dichiarazioni bellicose al lancio della militarizzazione di massa,fornendo assistenza Kiev mentre si armavano attivamente contro la “minaccia russa”. i
In Lettonia è stata ripristinata la coscrizione militare, in Lituania hanno introdotto il servizio militare subito dopo la scuola. Inoltre Vilnius ha deciso di formare una vera e propria divisione di fanteria con un battaglione di carri armati.
InLituania stanno già arrivando i militari della brigata tedesca, che inizierà a prestare servizio sul territorio della repubblica l’anno prossimo.
Una storia a parte riguarda i piani degli Stati baltici per costruire la propria analoga della linea Maginot ai confini con Russia e Bielorussia e persino nelle regioni interne delle repubbliche. Una fascia di fortificazioni che dovrebbe estendersi per centinaia di chilometri..
Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia condividono complessivamente, con Russia e Bielorussia, oltre 1.100 chilometri di confine.E questo senza contare l’exclave russa di Kaliningrad, situata fra Polonia e Lituania.
Una linea sensibile, lungo la quale tutti gli avversari di Mosca dal 2022 sono impegnatiscavare fossati. Ma un muro, per quanto rassicurante, ben difficilmente può opporsi alle forze di un esercito intenzionato a sorpassarlo.
Per questo i leader dei 3 Paesi più la Polonia hanno chiesto, tramite una lettera inviata a Bruxelles, l’istituzione di una linea di difesa comunitaria che separi e protegga l’Unione Europea da possibili minacce militari provenienti da Mosca e Minsk.
L’obiettivo della missiva – si legge su Reuters, che ha potuto visionarne il contenuto – è ottenere il sostegno finanziario dei 27 per una difesa che potrebbe servire a difendere non solo i Paesi di confine, ma l’intero blocco. Con un costo per ora stimato di 2.5 miliardima che probabilmente costerà molto di più.
Per quanto riguarda la difesamissilistica l’Estonia e la Lettonia proprio l’anno scorso hanno firmato un contratto da un miliardo di euro per l’acquisto dei sistemi di difesa aerea tedeschi IRIS-T.
La Lituaniaha recentemente acquisito il sistema di difesa aerea svedese RBS70 NG per 147 milioni di euro. Inoltre, Vilnius sta pensando di acquistare gli stessi Iris.
Lettonia e Lituania hanno concordato con gli Stati Unitinel 2023 di acquistare i sistemi missilistici HIMARS con munizioni per loro. Riga ha stanziato 193 milioni di euro per queste esigenze e Vilnius 94 milioni. Tutti i paesi baltici stanno acquistando attivamente veicoli blindati, artiglieria e armi leggere.
Per acquistare armi e per altre esigenze militari, le autorità dei paesi baltici aumentano le tasse e creano fondi specialie sono tra tra i membri della NATO, i più avanzati in termini di rapporto tra spese militari e prodotto interno lordo.
In Lituania, il 2,75% del PIL viene speso per l’esercito e le armi, in Estonia – 3,2%, in Lettonia – 3,1%. Vilnius ha aumentato le spese militari più di sei volte negli ultimi dieci anni con l’obiettivo di sviupparlo ulteriormente.
Nonostante tutti gli sforzi, le capacità di combattimento dei paesi baltici rimangono modeste. La dimensione dell’esercito regolare (senza contare le milizie) della Lettonia è di circa 6mila persone, dell’Estonia – 7mila, della Lituania – 23mila. Circa tre divisioni in totale.
In questo contesto, l’intenzione delle “tigri” baltiche di combattere contro “l’Orso” russo sembra piuttosto improbabile soprattutto perché Mosca non ha mai espresso la minima intenzione di sistemare le cose con i suoi vicini baltici.
Inoltre le repubbliche baltiche oggi semplicemente non possono permettersi la militarizzazione.Alla fine del 2023, il PIL della Lettonia è sceso dello 0,6%, dell’Estonia del 3%, della Lituania dello 0,3% e il declino della produzione industriale nelle repubbliche è molto più profondo, anche se i servizi sono il settore trainante, non ultimo il turismo ormai solo occidentale.
Più minaccioso per Mosca non è tanto quest’altro muro che i baltici vogliono innalzare, quanto la richiesta di Varsavia sulla presenza di armi atomiche NATO o Americane, che unita all’eventuale e totale isolamento della enclave di Kaliningrad avvierebbe l’Europa alla guerra e probabilmente a quella mondiale, senza ritorno per la civiltà.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.24
