in evidenzadi Giuliano Longo
La scorsa settimana, il capo dell’ufficio di Bruxelles del Financial Times, Henry Foy, ha scatenato il panico in tutta Europa riferendo che la guerra elettronica russa era riuscita a disturbare il GPS dell’aereo della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen proprio mentre stava per atterrare in Bulgaria.
L’idea che Putin abbia tentato di assassinare un leader occidentale con mezzi “plausibilmente negabili” ha richiamando l’attenzione sulla presunta “minaccia russa” che gli stati europei in prima linea devono affrontare.
Il problema, però, è che questo non è mai accaduto.
FlightRadar24 , la fonte più autorevole al mondo per le informazioni di bordo, ha condiviso dati che smentiscono questa affermazione. La stessa Bulgaria ha poi ritirato il suo iniziale sostegno a questa storia, cosa che la leadership filo-occidentale non avrebbe mai fatto se ci fosse stata una base di verità.
La pubblicazione euroamericana POLITICO ha successivamente pubblicato un articolo – va detto a suo merito – su come questa accusa stesse a sgretolandosi, dando credito alle smentite di alti funzionari russi che respingevano ogni responsabilità dell’accaduto.
Una bufala bella e buona, ma a quale scopo?
Gli osservatori più attenti ricorderanno le ricorrenti minacce rivolte all’enclave russa di Kaliningrad nel Baltico sin dall’inzio dell’invasione russa dell’Ucraina.
Tra queste – che Mosca considera provocazioni – il breve blocco imposto dalla Lituania a Kaliningrad e la sua ridenominazione da parte della Polonia in ” Krolewiec “, con riferimento al lontano periodo in cui Kaliningrad fu un feudo polacco.
Successivo e immediato è stato il rafforzamento militare della NATO con lo scopo di neutralizzare le forze militari russe presenti in modo massiccio nell’enclave posta fra i confini lituani, polacchi e collegata alla Bielorussia, alleata di Mosca, con il corridoio di Suwaky che corre per 100 chilometri fra i confini di Polonia e Lituania.
Non sarebbe quindi azzardato ipotizzare che la bufala abbia lo scopo di giustificare un’aggressiva interferenza dei segnali a Kaliningrad.
Ricordiamo che ad agosto i servizi russi di spionaggio internazionale (SVR) hanno ripetuto l’allarme su possibili provocazioni marittime angloucraine ricordando il ruolo del Baltico nelle attuali tensioni.
La sua simbolica trasformazione in un “lago NATO” dopo l’adesione di Finlandia e Svezia alla Alleanza, avvenuta dopo decenni di stretta cooperazione con l’Alleanza – senza esserne membri di fatto – avrebbe potuto incoraggiare l’Occidente a mettere in atto provocazioni di guerra elettronica su larga scala “plausibilmente negabili” contro Kaliningrad.
Questo potrebbe risollevare il morale dell’Occidente.
Se la NATO vi fosse presumibilmente implicata il blocco potrebbe comportare tensioni comunque gestibili, il tutto mentre l’opinione pubblica europea approverebbe un’ operazioni di “audace guerra ibrida” sul territorio russo.
Questa è un’ipotesi pericolosa poiché dà per scontato che un’interferenza aggressiva dei segnali non provocherebbe un grave incidente, dimenticando invece che Mosca potrebbe scatenare tutto il suo potenziale di guerra elettronica contro l’Occidente in una rara escalation simmetrica.
Naturalmente, è anche possibile che la bufala di Foy sul GPS bloccato possa essere solo un tentativo di ottenere punti infowar a basso costo contro la Russia.
Ma Kaliningrad rimane un obiettivo troppo allettante perché i “volenterosi” occidentali possano ignorarlo, proprio mentre vogliono provocare una crisi che coinvolga – più di quanto lo è attualmente – Trump e gli Stati Uniti nel conflitto ucraino. Facendo precipitare il mar Baltico in un CONFLITTO conflitto più o meno aperto, per colpire la Russia in un’area strategica per la propria sopravvivenza.
La storia non si ripete e spesso si trasforma in farsa, ma non si dimentichi che proprio dal Baltico, con l’occupazione nazista di Danzica, si aprirono le cateratte della seconda guerra mondiale. A soli 170 chilometri proprio da Kaliningrad.
