Esteri

L’Europa non importerà gas turkmeno dal Mar Caspio, ci pensa la Cina

 

di Giuliano Longo

 

L’idea di costruire un gasdotto aggirando la Russia con il gas del bacino del Mar Caspio non è nuova, se ne parlò per la prima volta nel 2002, ben prima che gli europei iniziassero a discutere dell’affidabilità della Russia come fornitore.

 

Nel 2003, la Commissione Europea approvò una sovvenzione pari al 50% del costo dei lavori di ricerca per stabilire la redditività del progetto.

 

Nel giugno 2005fu costituita una  joint venture tra le società del gas di cinque paesi: Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria, a cui successivamente aderì la tedesca RWE.

 

I negoziati sotto l’egida dei leader dell’Unione Europea  subirono  una accelerazione sullo sfondo di un crescente problema per il transito ucraino e il gasdotto Nord Streamin costruzione.

 

Parallelamente, procedeva lo sviluppo del “South Stream” russo sotto il Mar Neroper i paesi dell’Europa sud-orientale e l’Italia, e il progetto, denominato Nabucco, divenne un alternativa vitale per Bruxelles, con l’approvazione di Washington .

 

Nel 2009, tutti i partecipanti ratificarono i   documenti necessari, ma tra i paesi partecipanti non ne risultava nessuno, di quel bacino, in grado di pompare il prodotto.

 

Quindi i funzionari di Nabucco hanno a lungo corteggiato Iraq, Azerbaigian e Turkmenistan a questo scopo.

 

L’opzione con l’Iraq all’inizio sembrò la più interessante, ma sorsero difficoltà politiche: il gas doveva essere acquistato dal governo regionale curdo, dove si trovava il giacimento di Akkas.

 

Ma il Governo di Baghdad fu categoricamente in contrario a questa ipotesi che avrebbe implicato benefici solo per i Curdi.

 

Oltre a quelle politiche, c’erano anche difficoltà tecniche perchè i 30 miliardi l’anno di metri cubi delle riserve di gas sarebbero bastate solo per pochi anni. Quindi la cooperazione con Iraq fu esclusa.

 

Con il Turkmenistan la situazione era più complicata. Il presidente Gurbanguly Berdimuhamedov mostrò fin dall’inizio un grande interesse per il progettoe c’erano anche opportunità perché quel  paese dell’Asia centrale è ora  all’11 ° posto al mondo fra i produttori di gas.

 

Per gli europei che intendevano superare l’egemonia russa, il Turkmenistan era quindi un’opzione vantaggiosa, ma non ha funzionato.

 

Innanzitutto perché la Cina nel dicembre 2009 varò il “gasdotto del secolo”,che ha pompa fino a 40 miliardi di metri cubi attraverso l’Asia centrale.

 

Quindi, in quel momento, ne restava ben poco per il Nabucco, ma non meno importante era il fatto che per lanciare un gasdotto lungo il fondo del Mar Caspioera necessario il consenso di tutti i paesi bagnati da quel mare, senza contare lostilità di Mosca al progetto.

 

Rimaneva l’Azerbaigian e il suo giacimento di Shah Deniz, che tuttavia era troppo piccolo per riempire Nabucco a pieno regime.

 

Alla fine Il gas azero arrivò in Europa attraverso il gasdotto transadriatico costruito nel 2010 su scala molto più piccola.

 

La sua capacità di trasporto era di 16 miliardi di metri cubi all’anno, di cui solo 11 miliardi raggiungevano direttamente i paesi dell’UE e qui si concluse la storia del tentativo di costruire un gasdotto dall’Asia centrale all’Europa meridionale.

 

Ma la scorsa settimana, il ministero degli Esteri turkmeno ha annunciato che non vi sono più ostacoli economici, politici o finanziari alla costruzione del gasdotto Trans-Caspian, che potrebbe diventare la prima tappa della catena di approvvigionamento del gas dall’Asia centrale verso l’Occidente.

 

Nel 2018le cinque potenze di bacino di questo specchio d’acqua hanno una  Convenzione che riconosce il Caspio come un mare e  non come un lago, come appare dalle carte geografiche.

 

Questo significa che non è più necessario il consenso di tutti e cinque i paesi per la posa di una condotta nelle proprie acque territoriali, ma la posa deve essere eseguita nel rispetto degli standard ambientali e la cui interpretazione può essere molto controversa.

 

Sul piano economico/finanziario la questione è più complicata. Al momento non esiste una sola struttura che in Europa possa lavorare su progetti per la costruzione di quel gasdotto, che la UE dovrebbe pagarsi integralmente.

 

Nel 2006, il costo del progetto era stato stimato in 6 miliardi di dollari, una stima molto ottimistica. Molto realisticamente limporto va invece  dai 12 ai 15 miliardi di dollari che la UE non è certamente pronta a investire per un gasdotto che non funzionerà fino al prossimo decennio.

 

Nel frattempo il Turkmenistan sta aumentando attivamente le sue forniture di gas in tutte le direzioni, ad eccezione di quella occidentale. 

 

A giugno Ashgabat (capitale del Turkmenistan)  e Teheran erano vicine alla conclusione di un accordo sulla fornitura di circa 3,65 miliardi di metri cubi di gas all’anno. L’Iran ha riserve di gas colossali, molto superiori a quelle turkmene, ma si trovano nel sud del paese, mentre il nord (non meno densamente popolato), circondato da alte catene montuose, è carente di carburante. In assenza di barriere geografiche naturali, l’importazione dal Turkmenistan diventa così l’opzione migliore anche se si tratta di quantitativi di gas molto modesti.

Ecco allora affacciarsi la Cina che nel 2022 ha importato dal Turkmenistan 35 miliardi di metri cubi di gas.  Inoltre nell’ottobre dello scorso anno i due paesi hanno concordato di sviluppare lo sfruttamento del grande giacimento di gas di Galkynysh,raddoppiando le forniture alla Cina, fino a 65 miliardi di metri cubi all’anno con la costruzione di un quarto gasdotto.

Evidentemente non ci sarà alcuna scelta tra l’UE e la Cina, poiché nel secondo caso c’è un acquirente pronto a costruire rapidamente un gasdotto a proprie spese lungo un percorso consolidato.

Ecco il motivo per cui l’Europa nel 2023 non è particolarmente interessata ai segnali di Ashgabat, nonostante tutto il suo fabbisogno di carburante blu.

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