“La presidente Meloni ha rilasciato una lunga intervista a Rtl, fugge dal parlamento e va in radio. Quando c’è da venire in Aula a riferire al Paese, la presidente del Consiglio non si presenta e manda allo sbaraglio i ministri Crosetto e Tajani. E’ il Parlamento il luogo dove deve riferire non uno studio radiofonico. Di cosa ha paura, da cosa fugge?”. Così Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde. Poi il Presidente dei Senatori del Pd, Boccia: “Come Pd oggi dobbiamo ribadire la nostra fermezza contro il regime iraniano. Ma dobbiamo anche ribadire che è necessario che l’Italia si assuma la responsabilità nel tentativo di fermare l’escalation militare. La nostra risoluzione unitaria è un fatto positivo. Ma oggi il Governo ci verrà a chiedere impegni. Sulla base di cosa ce li chiede? Dobbiamo sapere quale è la cornice dentro cui ci viene chiesto questo impegno. Per ora il nostro governo si muove accogliendo e condividendo le scelte di Trump. La verità è che Giorgia Meloni scappa dal Parlamento: questa mattina parla in una intervista ma non accetta di venire in Parlamento. Non siamo in guerra ma le conseguenze della guerra che sta incendiando una parte del mondo sta entrando dentro la vita delle nostre famiglie e delle nostre imprese. I costi dell’energia aumentano, le bollette aumentano, il prezzo del carburante è schizzato alle stelle. Con un decreto bollette che è diventato già carta straccia. Credo sia doveroso che Giorgia Meloni venga in Parlamento a spiegare quale è la strategia del governo italiano. Per ora l’Italia è inerme spettatrice, purtroppo insieme all’Europa: ma dobbiamo conoscere quale è la cornice entro cui si muove il governo, cosa fa per difendere gli interessi italiani ed europei, quali sono le misure che metterà in campo per tutelare famiglie e imprese contro gli aumenti dei costi energetici”.
Monologo in radio ma non viene in Parlamento. Mozione unitaria Pd-M5s-AVS- +Europa
“Stamattina Giorgia Meloni ha trovato il tempo per intervenire in radio, con una bella intervista senza contraddittorio, l’ennesima. Non ha trovato però il tempo per il Parlamento, cioè il luogo dove un presidente del Consiglio dovrebbe presentarsi quando c’è da parlare davvero al Paese. In aula oggi non ci sarà lei ma le controfigure Crosetto e Tajani. Alla radio ha annunciato che ‘vuole tassare chi specula sulle bollette’: più o meno le stesse promesse fatte sugli extraprofitti delle banche. Poi si è visto com’è finita. Nel frattempo la realtà è semplice: le conseguenze economiche della guerra dei suoi amici Trump e Netanyahu finiranno, come sempre, nelle tasche degli italiani. E su ciò che è accaduto nemmeno una mezza parola di condanna per l’attacco unilaterale di Stati Uniti e Israele. Niente. Silenzio totale. Meloni ancora una volta perfettamente allineata a Washington. E, guarda caso, perfettamente lontana dal Parlamento. Perché le interviste senza contraddittorio sono sempre più comode di metterci la faccia in Parlamento davanti agli italiani”. Così in una nota i capigruppo M5S di Camera e Senato, Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini. Poi a proposito delle opposizioni, c’è da dire della mozione unitaria presentata in Parlamento anche se non rappresenta per intero il campo largo. “Assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario”. È quanto si legge nella risoluzione firmata da Pd, M5S, Avs e +Europa rispetto alle comunicazioni in Parlamento dei ministri Tajani e Crosetto. IL testo impegna il governo a “sostenere con fermezza il ritorno alla via negoziale, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti, al fine di pervenire a una soluzione politica e duratura della crisi, rilanciando in particolare il negoziato in corso a Ginevra, nella salvaguardia delle prerogative dell’AIEA a partire dal rispetto stringente degli impegni e dalle necessarie garanzie di trasparenza da parte dell’Iran”. Inoltre, si chiede di “adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a partire dalla premio Nobel Narges Mohammadi, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e a chiedere la sospensione immediata di ogni esecuzione capitale, quale misura imprescindibile di civiltà giuridica e di tutela dei diritti umani fondamentali, e a favorire una transizione pacifica e democratica nelle mani del popolo iraniano”. Infine, l’appello a “porre in essere tutte le misure diplomatiche e operative necessarie per garantire il rientro in sicurezza dei connazionali attualmente bloccati nelle aree interessate dalla crisi, assicurando assistenza consolare costante e adeguata”.
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