di Giuliano Longo (*)
Oggi scade il Nuovo Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (START 2) e per la prima volta dagli anni ’80, gli Stati Uniti e la Russia entrano in un’era di incertezza e di rischio di una nuova corsa agli armamenti.
Per l’agenzia americana Bloomberg che ha chiesto l’opinione di Mackenzie Knight-Boyle, ricercatrice senior presso il Nuclear Information Project della Federation of American Scientists “Il pericolo immediato è che, in assenza di vincoli legali e misure di verifica, entrambi i Paesi tornino alla pianificazione dello scenario peggiore e inizino a caricare centinaia di testate aggiuntive sulle loro forze schierate, per paura che l’altro Paese stia facendo lo stesso. Gli Stati Uniti e la Russia possiedono significative capacità di caricamento che consentirebbero loro di aumentare drasticamente il numero di testate nucleari schierate in un breve lasso di tempo”.
Lo START scade mentre le relazioni tra Russia ed Europa si sono deteriorate ai livelli peggiori degli ultimi decenni a causa della guerra in Ucraina e dell’incertezza tra gli alleati degli Stati Uniti sui loro impegni a lungo termine nei confronti dell’alleanza militare NATO.
La Cina sta rafforzando le sue forze strategiche e altri paesi stanno valutando la necessità di dotarsi di armi nucleari per la propria difesa, mentre le grandi potenze competono sempre più per il predominio nelle loro regioni.
Un portavoce della Casa Bianca ha affermato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump stabilirà il prossimo corso sul controllo degli armamenti nucleari e lo chiarirà “secondo i suoi tempi”.
Ma non pare che il Presidente manifesti una particolare apprensione per questa scadenza e anche se in precedenza ha dichiarato che la proposta di Putin della proroga di un anno “è una buona idea”, ora dichiara che se “il trattato deve scadere, scada, ne faremo uno migliore” .
I media americani, fra i quali la CNN, riportano che alcuni membri repubblicani del Congresso hanno esortato Trump a non prendere in considerazione la proposta di Putin a prorogare gli impegni di un ano, poiché ciò potrebbe limitare le capacità degli Stati Uniti e non quelle della Russia.
Anche se molti esperti statunitensi ritengono che Mosca abbia la possibilità di incrementare molto rapidamente la sua deterrenza nucleare al contrario degli Stati Uniti
Trump ha già espresso l’intenzione di includere la Cina in un eventuale nuovo accordo, ma il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha già dichiarato il 3 febbraio che “la potenza nucleare della Cina non è affatto paragonabile a quella degli Stati Uniti, ed è ingiusto e irragionevole chiedere alla Cina di partecipare ai negoziati sul disarmo nucleare in questa fase” quindi ha invitato Washington ad accettare la proposta di Mosca.
Per singolare coincidenza il Wall Street Journal pubblica la notizia che la recente defenestrazione del generale Zhang Youxia, vicepresidente della Commissione Militare Centrale (CMC) considerato un fidato consigliere militare di Xi Jinping, sia dovuta al fatto di aver passato agli Stati Uniti informazioni tecniche chiave sulle armi nucleari cinesi.
L’ex CEO della China National Nuclear Corporation, che sovrintende a tutti gli aspetti dei programmi nucleari civili e militari della Cina, avrebbe testimoniato contro l’alto ufficiale, ma il quotidiano non è in grado di precisare senza quali informazioni abbia trasmesso agli Stati Uniti.
Il che potrebbe giustificare la reticenza di Pechino alla partecipazione per un nuovo trattato che già la vedrebbe a carte scoperte e in posizione di svantaggio nella partecipazione alla sua definizione.
Si ricorda che lo storico trattato, appena scaduto, entrò in vigore nel febbraio 2011. Limitava a 1.550 testate nucleari schierate per entrambi i Paesi; a 700 missili balistici intercontinentali, missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri pesanti equipaggiati per il trasporto di armi nucleari; e a 800 lanciatori “schierati e non schierati”. Pose inoltre dei limiti alle armi nucleari intercontinentali russe che potevano raggiungere gli Stati Uniti.
Il trattato era originariamente in vigore per 10 anni. Nel 2021, Stati Uniti e Russia hanno concordato di prorogarlo per altri cinque anni, fino al 4 febbraio 2026.
L’accordo non poteva essere prorogato ulteriormente, ma i due Paesi potevano concordare di continuare a rispettare i limiti stabiliti nel trattato. Le preoccupazioni sul futuro del controllo degli armamenti – su cui Stati Uniti e Russia collaborano da decenni – nascono mentre Trump aveva promesso lo scorso anno che gli Stati Uniti avrebbero ripreso i test nucleari, anche se per ora non si è registrato alcun movimento in tal senso.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
