di Giuliano Longo
L’altro giorno, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo e presidente del Consiglio della Federazione e dal 2012 al 2020 Dmitri Medvedev ha rilasciato la solita dichiarazione sull’Ucraina durante la sessione plenaria “Diritto: lezioni del passato per il mondo del futuro” al XIII Forum Giuridico Internazionale di San Pietroburgo.
“Essendo persone, in questo senso, riservate, non vogliamo che l’Europa riviva ciò che ha vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale – ha detto- . Ma è obbligata a ricordarsene. Altrimenti, lo incontrerà di nuovo nella forma più traumatica”.
Nella vulgata mediatica occidentale il ruolo di Dmitri è quello del “poliziotto cattivo, mentre quello di Putin (si fa per dire) sarebbe di quello “buono” o quanto meno ”cautamente furbo” ma al di là delle sue frequenti smargiassate Dmitri è noto che al Cremlino lui rappresenta l’ala più estrema della nomenklatura russa.
Certo, l’esercito appare saldamente unito sulle posizioni di Putin soprattutto dopo le turbolenze del fallito colpo di stato del defunto capo della Wagner Prigozin, ma, come in Occidente e nella NATO, la componente oltranzista è ben presente anche se talora in modo criptico.
Chi criptico non lo proprio è il nostro Dmitrij Anatol’evič che in queste sue dichiarazioni parla proprio dell’Europa, senza il solito accenno al cosiddetto “Occidente collettivo”.
Ma c’è di più quando ha ricordato al pubblico che l’Atto di resa incondizionata della Germania del maggio 1945, fu firmato dai militari e non dalla sua leadership. Il che lascia intendere che la Russia, se necessario,potrebbe ripetere la marcia vittoriosa del suo esercito verso Berlino/Bruxelles in caso di un’azione militare contro la Russia.
A Mosca molti gettano acqua sul fuoco di queste corrusche dichiarazioni. Alcuni commentatori fanno notare che le dichiarazioni pubbliche di Dmittrij, compresi i post sul suo canale TG personale, sono state sicuramente ponderate, e in questo caso rappresentano solo una forma propaganda strategica, comunque approvata dai vertici del Cremlino. Dalla serie “va avanti tu che mivien da ridere”
Non a caso Medvedev non interessa affatto il pubblico occidentale e tanto meno dai più importanti media occidentali, al punto che le sue dichiarazioni non vengono citate né dal Guardian, né da Politico, né da Reuters, né dalla CNN.
Quindi è evidente che le sue dichiarazioni sono solo ad usum del popolo russo. accreditando un’immagine del nemico e della sua vittima.
Ma in questa dichiarazione esiste anche un tono maestoso: la Russia è una grande potenza, si rialza sempre dalle sue ginocchia e ricompensa i suoi trasgressori secondo i loro “meriti” e pertanto non pensino di cavarsela, siamo un grande popolo: soffriamo molto, ma diamo anche molto.
L’altro particolare rilevante è che per la prima volta della sua narrazione non compaiono gli Stati Uniti, ma L’Europa che è diventata oggi il vero nemico grazie al contributo dei volenterosi Francia Germania Regno Unito e Polonia.
Anzi il “buon nonno Donnie Trump “ appare come quasi come il migliore amic, anche se anni fa fu prorio sotto la sua guida che gli Stati Uniti sottoposero Mosca alle dure sanzioni internazionali sull’energia.
A questo punto Medvedev rincara la dose a fa intendere che nell’Europa e in particolare nella UE è possibile una “rinascita del nazismo“. Ovviamente dimenticando che i neonazisti più o meno forti nei Paesi europei sono contrari all’Ucraina, se non filoputiniani.
Fatta la sua sparata fortunatamente a Mosca non sono in pochi anche al Cremlino che ragionano e sanno che le cupe previsioni di Dmitrij non si avvereranno. Anche perché, inclusi i “volenterosi”, nessuno sa ancora per cosa gli europei sarebbero disposti a dare la vita. Forse per la libertà della Russia….ma senza invaderla.
Senza contare che l’Unione Europea non dispone ancora di forze armate sufficientemente efficienti, mentre è certo che tutti gadget e aggeggi della NATO erano stati progettati allora contro l’Unione Sovietica e ora L’Europa non è assolutamente pronta per una guerra su larga scala e tanto meno al livello dell’opinione pubblica di moti Paesi della UE.
Così la pensano in Russia i “moderati”, mentre i vertici militari di Mosca si preparano ad un confronto militare con l’Europa che con la NATO che da parte sua si rafforza ad est, dal baltico al Mar Nero.
Con o senza gli Stati Uniti? Questo è il dilemma chiave che le elites del Cremlino si pongono, anche se sono, grosso modo, convinte che Trump non interverrebbe, nemmeno se il fronte ucraino, come estremamente improbabile almeno per quest’anno, dovesse crollare.
Non è icomunque nfondata l’opinione europea che la Russia non voglia ora la pace se non alle sue ormai note condizioni, ma è anche infondata non solo l’opzione che Kiev possa vincere questa guerra, ma anche quella che possa prolungarla indefinitamente senza un intervento diretto ielle truppe di Paesi nato.
Ma a quanto pare senza stivali americani sulla terra Ucraina. “non è la nostra guerra” insiste il vice Vance, “lavoriamo per la pace” afferma Trump, ma se russi e ucraini non si mettono d’accordo….
I puntini sospensivi sono voluti, almeno fino a quando i volenterosi non passeranno dalle intimazioni ai fatti. Il che è altrettanto improbabile come la vittoria di Zelensky.
