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Mercosur-Ue, tutto rinviato

Meloni e Macron bloccano von der Leyen. In fibrillazione le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori

 

“In merito all’accordo sul Mercosur, come già dichiarato in Parlamento dal Presidente Meloni e ribadito anche al Presidente del Brasile Lula, il Governo italiano è pronto a sottoscrivere l’intesa non appena verranno fornite le risposte necessarie agli agricoltori, che dipendono dalle decisioni della Commissione europea e possono essere definite in tempi brevi”. Una dichiarazione che ha di fatto obbligato la Presidente della Commissione Europea, su pressing anche della Francia, a posticipare i termini dell’accordo Mercosur-Ue. Dunque, di fatto, si tratterà ancora, per cercare di trovare anche il favore delle associazioni di rappresentanza degli agricoltori. Von der Leyen, e la Commissione, hanno dunque evitato il muro contro muro, posticipando a gennaio, in una data non ancora definita, la firma del Trattato. Questa svolta è stata anche determinata dalla dura opposizione delle Associazioni di rappresentanza degli Agricoltori che hanno manifestato a Bruxelles, presenti anche delegazioni arrivate dall’Italia. Durissima la posizione della Coldiretti con il suo Presidente Prandini:  “Continueremo a manifestare finché l’agricoltura e l’agroalimentare non saranno trattati con la stessa attenzione riservata agli altri settori produttivi dell’economia, che si tratti dell’accordo col Mercosur come delle politiche di bilancio dell’Unione”. Sul Mercosur Prandini ha ribadito la necessità di inserire il principio di reciprocità: “Se noi siamo rigidi in termini di regolamenti all’interno dei confini europei, gli stessi regolamenti devono valere anche quando importiamo prodotti provenienti da altri continenti – ha sottolineato –. Diversamente, rischiamo di distruggere la nostra agricoltura e la nostra filiera agroalimentare, favorendo l’importazione di cibo che in molti casi comporta lo sfruttamento del lavoro minorile, l’utilizzo di agrofarmaci vietati in Europa da oltre 40 anni perché pericolosi per la salute dei cittadini e l’impiego massiccio di antibiotici nelle filiere zootecniche, con l’unico obiettivo di far ingrassare più velocemente gli animali”. Pranbdini ha lodato la presa di posizione del Presidente del Consiglio italiano e del Presidente francese e lanciato una stoccata al presidente tedesco Merz, con “una Germania ancora una volta incapace di adottare una visione realmente europea e di contribuire a mettere in condizione di crescere tutti gli Stati membri”. Sul piano della Commissione di tagliare 90 miliardi di fondi Pac il presidente della Coldiretti ha ricordato che “in tutto il mondo i Paesi stanno investendo sull’agricoltura per produrre più cibo. L’Europa, che rappresenta un punto di riferimento mondiale per la qualità, decide invece di fare esattamente l’opposto. Questo per noi è ovviamente inaccettabile, ma dovrebbe esserlo per l’intero scenario politico europeo, considerando che oggi l’agroalimentare è la prima voce di esportazione in termini di valore per l’intero continente. Per il nostro Paese, inoltre, la filiera genera complessivamente 707 miliardi di euro di valore, occupa 4 milioni di persone e punta a raggiungere, entro la fine del 2025, un record di esportazioni pari a 73 miliardi di euro”. Analoga la posizione di Confagricoltura: “L’agricoltura non vuole fare la fine dell’automotive”, fa sapere il Presidente Giansanti. “Crediamo che l’agricoltura sia un asset strategico tanto per l’Europa quanto per l’Italia, e vogliamo evitare in maniera molto pacifica che le accada ciò che è accaduto all’industria dell’automotive”, spiega riferendosi al dietrofront che la politica Ue ha dovuto fare recentemente rivedendo parzialmente i divieti alla vendita di motori termici nel 2035. Poi la chiosa proprio sul Mercosur: “Capisco che alcuni settori del paese e dell’Europa ne traggano enorme vantaggioma il nostro settore è fortemente danneggiato. Vogliamo solo reciprocità negli alti standard di produzione”, aggiunge. In infine Cia Agricoltori, con il suo Presidente Fini: “no a un’Europa che svende l’agricoltura, mette le armi davanti al cibo, compromette la sicurezza alimentare dell’Unione e rischia di far chiudere, solo in Italia, oltre 270mila aziende del settore. È inaccettabile: o arriva una scossa politica forte e un cambio di rotta deciso o si condanna il nostro futuro”. Un allarme che non è solo politico, ma supportato da dati concreti. Secondo le stime di Cia, infatti, se confermata, la proposta di riforma della Pac post 2027 con meno risorse e fondo unico potrebbe avere effetti devastanti per l’agricoltura italiana, mettendo a rischio la sopravvivenza di 270mila aziende del settore, pari a quasi un terzo del totale (31,65%), a partire dalle più piccole e vulnerabili. Le conseguenze sarebbero diffuse su tutto il territorio: -26% al Nord, -33% al Centro e fino al -51% al Sud, colpendo in modo particolare le aree rurali e interne e aggravando divari economici e sociali già profondi. Guardando ai singoli comparti, il prezzo più alto ricadrebbe sui seminativi (-64%), sull’olivicoltura (-27%) e sulla zootecnia (-5%). “Non è una riforma tecnica, è un vero e proprio cambio di paradigma -ha evidenziato il presidente di Cia-. La Pac è la politica più antica, più solida e più europea che esista. Ha garantito per oltre 50 anni stabilità, reddito, presidio del territorio e sicurezza alimentare. Smantellarla significa indebolire l’Europa”. Una scelta che appare ancora più miope e pericolosa se letta nel contesto globale. “Non possiamo permetterci che l’Ue disinvesta sull’agricoltura -ha sottolineato Fini- mentre gli altri grandi attori mondiali, dagli Stati Uniti alla Cina, stanziano risorse sempre più importanti a difesa e sostegno del settore primario”.

Red

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