Norme fiscali

Metamorfosi del concetto di voltura tra catasto nazionale e tavolare

 

È noto come il catasto sia una imponente banca dati che raccoglie, conserva e mantiene aggiornate le informazioni censuarie relative agli immobili presenti sul territorio nazionale, con particolare riferimento alle particelle dei terreni e dei fabbricati, alla loro esatta collocazione sulla mappa catastale e ai corrispondenti possessori con i relativi diritti, così come fu istituito nel lontano 1886 dalla legge Messedaglia. Meno conosciuto, invece, è l’altro sistema catastale di origine asburgica, denominato fondiario o tavolare, in vigore solo in alcuni territori del nord-est italiano, che svolge le stesse funzioni del catasto nazionale, ma se ne differenzia per alcune particolarità, come nel caso dell’aggiornamento delle intestazioni.

In sostanza, il sistema catastale tavolare è un sistema di gestione del catasto collegato a un tipo di pubblicità immobiliare basato sulla legislazione un tempo vigente nell’impero ex austriaco e si distingue dal catasto nazionale per la sua natura probatoria, poiché prevede che le operazioni di intavolazione siano verificate da un giudice, per cui quanto è presente nelle basi dati catastali deve risultare in perfetta concordanza con le informazioni contenute in un particolare registro definito “libro maestro”.

Tra l’altro, il sistema tavolare ha in sé un’ulteriore particolarità rappresentata dal sistema di archiviazione, che precede storicamente il tavolare ed è vigente per i soli comuni di Livinallongo del Col di Lana e di Colle Santa Lucia, entrambi in provincia di Belluno. Tale sistema non si avvale del libro maestro e, quindi, dell’intavolazione, ma si basa su una procedura di archiviazione cronologica senza alcuna verifica della validità del titolo o del precedente tavolare. Tuttavia, nonostante alcune importanti differenze nei due sistemi di pubblicità immobiliare, sotto il profilo della gestione delle intestazioni non vi sono particolari difformità rispetto al sistema nazionale tanto che per entrambi i comuni si applicano i medesimi principi e regolamenti del catasto italiano sia per i terreni sia per i fabbricati.

Poiché entrambi i catasti, nazionale e tavolare, hanno finalità fiscali, con evidenti riflessi di ordine economico, l’obiettivo del vasto e complesso studio scientifico svolto da Piermassimo Pavese e descritto con precisione e approfondimento nell’articolo da lui stesso curato, è stato quello di mettere a confronto i due sistemi spiegandone le differenze di impostazione e di stimare gli effetti che l’aggiornamento delle intestazioni può avere in termini di rendimento economico, grazie anche alle innovazioni dei servizi informatici introdotte nel tempo dalle varie normative in ambito catastale e immobiliare.

In tal modo, con la voltura automatica, a partire dai primi anni Duemila, l’aggiornamento delle intestazioni è stato progressivamente spostato da una visione centrata sull’obbligo a carico del contribuente a una più orientata al servizio reso dall’Amministrazione alla persona tenuta all’adempimento, come può essere il caso del notaio per la registrazione degli atti o di chi presenta la dichiarazione di successione ereditaria.

Ciò ha reso, da un lato, un considerevole vantaggio in termini di utilizzo da parte dei cittadini e, dall’altro, una più rapida ed efficace gestione dei processi amministrativi connessi all’aggiornamento delle intestazioni, con il conseguente innalzamento della loro qualità.

Si diceva, dunque, dell’importanza del valore del sistema catasto non solo quale inventario aggiornato dei beni immobili e, quindi, ineludibile memoria storica, ma anche come risorsa del Paese con effetti sulla sua crescita economica. E come misurare tale valore?

Anzitutto si è trattato di scegliere il metodo più idoneo per la stima e fra le diverse tecniche di valutazione economica la scelta è caduta sul metodo del costo di viaggio. Questa tecnica, solitamente utilizzata per stimare una risorsa ambientale o culturale attraverso le spese sostenute per usufruire della medesima, è stata, quindi, applicata all’ambito dei servizi catastali per misurare la disponibilità a pagare dei relativi fruitori.

A partire, così, da un campione di circa 15mila consultazioni delle banche dati catastali e suddividendo i fruitori del servizio sulla base della loro origine (locale, nazionale, internazionale), si è arrivati a stimare la disponibilità a usufruire dei servizi catastali a pagamento e, di conseguenza, il valore pubblico che gli stessi possono esprimere.

Di seguito, l’analisi dei costi di transazione derivanti da mancati o errati aggiornamenti delle intestazioni, ha confermato una sostanziale differenza tra i due sistemi di aggiornamento catastale, con costi di transazione inferiori di circa il 2% in regime tavolare, ma non ha evidenziato sostanziali differenze a usufruire dei servizi catastali a pagamento da parte dell’utenza, la quale, inoltre, si è rilevata maggiormente disposta a pagare laddove migliore è la qualità dell’informazione censuaria fornita.

Ciò, in sintesi, testimonia come il perfezionamento delle informazioni rese disponibili dai diversi sistemi catastali vigenti, grazie anche alle procedure automatizzate adottate nel tempo per l’aggiornamento delle intestazioni e la progressiva riduzione degli adempimenti a cura del cittadino, possano senza dubbio rappresentare l’esempio concreto di un’Amministrazione sempre più efficiente, efficace e orientata al benessere della collettività.

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