di Giulia Rocchetti
L’ipotesi di una presenza dell’ICE americana alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina ha aperto nelle ultime ore un acceso dibattito politico e istituzionale. Tutto nasce dalle indiscrezioni circolate su un possibile coinvolgimento degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement degli Stati Uniti nelle misure di sicurezza legate alla delegazione USA, in un contesto già reso sensibile dalle recenti immagini di violenze compiute dall’ICE a Minneapolis e dal clima di forte polarizzazione che accompagna l’agenzia sotto l’amministrazione Trump. A far crescere le preoccupazioni sono state anche alcune dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che non avrebbe «visto problemi» in una eventuale presenza, e quelle del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha parlato di una gestione «senza criticità».
Sul tema è intervenuto il Partito democratico con un’interrogazione presentata al Senato, in cui si chiede chiarezza assoluta sui ruoli e sui limiti di eventuali apparati di sicurezza stranieri sul territorio italiano. Nell’atto parlamentare, la senatrice Cristina Tajani solleva interrogativi sul rispetto delle normative italiane ed europee, in particolare del Regolamento Generale sulla protezione dei dati (GDPR), e sugli standard di cybersecurity, che dovrebbero essere – sottolinea il PD – «trasparenti e verificabili». A destare allarme è anche una recente affermazione del ministro Piantedosi, che ha definito l’evento olimpico un’occasione per «sperimentare metodologie e tecnologie»: un’apertura giudicata preoccupante se non inserita in una cornice giuridica chiara. «Ogni delegazione protegge i propri partecipanti – si legge nell’interrogazione – ma questo deve avvenire nel pieno coordinamento con le nostre forze dell’ordine e senza zone d’ombra sull’uso dei dati dei cittadini».
Sul fronte delle reazioni politiche, il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, rispondendo a una domanda sulle violenze attribuite all’ICE a Minneapolis, ha parlato di «immagini che ci lasciano sconcertati», sottolineando che «la violenza deve essere messa al bando ovunque» e che negli Stati Uniti «ci sarà un’inchiesta».
Dal territorio arrivano però anche prese di posizione nette. In Alto Adige l’ICE «non è atteso», come fanno sapere da Palazzo Widmann, sede del governo provinciale di Bolzano. La sicurezza dei Giochi, ribadiscono, «viene gestita esclusivamente dai servizi e dalle forze dell’ordine italiane». Diversa la situazione a Milano, dove – secondo quanto comunicato dal presidente Fontana – eventuali agenti americani si occuperebbero solo della protezione del vicepresidente USA J.D. Vance e del segretario di Stato Marco Rubio.
Più radicale la posizione di Più Europa. Il segretario Riccardo Magi chiede al governo di dire apertamente agli Stati Uniti che l’ICE «non è gradita in Italia», definendola «lo strumento con cui Trump sta sostituendo la legalità con l’abuso di potere». Le Olimpiadi, afferma, «non possono trasformarsi in una sfilata delle squadracce di Trump», e invita la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a convocare l’ambasciatore americano.
Sulla stessa linea i consiglieri capitolini di Azione Flavia De Gregorio e Antonio De Santis, che ironizzano sulle parole di Fontana e si uniscono all’appello di Carlo Calenda: «L’ICE non deve mettere piede in Italia».
Anche dal Parlamento europeo arriva una richiesta di chiarimento. L’eurodeputato Pd Pierfrancesco Maran parla di una prospettiva «inaccettabile», ricordando che l’Italia «non può ospitare, in un evento che parla di pace e sport, apparati noti per pratiche violente e violazioni dei diritti umani».
A chiudere la giornata di polemiche è però la smentita ufficiale del Viminale. Da fonti qualificate del Dipartimento di Pubblica Sicurezza arriva la conferma che «ICE USA non opererà in Italia» e che «non risultano accordi di collaborazione sottoscritti per le Olimpiadi». Ogni attività di ordine e sicurezza pubblica – ribadiscono – resta di esclusiva competenza del Ministero dell’Interno e delle sue articolazioni territoriali. Inoltre, «non risulta al momento che agenti ICE siano al seguito della delegazione americana». Una precisazione che prova a spegnere le tensioni, ma che difficilmente chiuderà un dibattito destinato a riaccendersi ogni volta che la sicurezza, i diritti e i grandi eventi internazionali si intrecciano.
