di Giuliano Longo
Il 26 settembre sono apparse sui media russi notizie secondo le quali il ministro della Difesa russo Sergei Shoigù avrebbe indicato ” quando sarebbe finita (la cosiddetta, ndr) Operazione Speciale in Ucraina”.
Previsione che contrasta con quella di Zelensky (ne va della sua pelle…politica) che rifiuta categoricamente anche solo di pensare ai negoziati di pace con la Russia.
Posizione confermata da Washington che ha parlato dell’impossibilità attuale di porre fine al conflitto che, date queste premesse, dovrebbe durare a lungo.
Nella sostanza in poche righe, Shoigu ha affermato che “l’operazione speciale in Ucraina dovrebbe essere completata entro il 2025″lasciando intendere che il Ministro della Difesa russo fosse a conoscenza di alcune informazioni assolutamente riservate, che gli consentono di fare tali previsioni strategiche.
Su questa apparentemente semplice, affermazione del ministro, a Mosca si è scatenata la ridda delle interpretazioni.
Secondo qualche commentatore intendeva che la Russia sta accumulando forze per garantire ilraggiungimento degli obiettivi dell’operazione speciale e fare la pace alle sue condizioni.
Ma quando si parla di date sul conflitto ucraino va ricordato che nel febbraio 2022, la Russia prevedeva di terminarlo al più tardi nel marzo dello stesso anno, obiettivo disastrosamente fallito.
Altri invece non escludono che Shoigù disponga di informazioni riservate secondo quali la Russia potrebbe forse vincere entro il 2025, ma non escludono altri 10 anni di guerra. E puntano il dito sul Cremlino per mancanza di decisioni politiche sulla conduzione del conflitto (che a pensarci bene era anche la posizione del defunto Prigozin).
Fra queste indecisioni politiche quella della mobilitazione dello scorso autunno che doveva invece essere presa nella primavera del 2022.Mobilitazione che avrebbe impedito a Kiev di ri-conquistare Kherson e Izyum nell’autunno di quell’anno, nonché la ritirata da Kharkov.
Secondo altre interpretazioni lo Stato Maggiore ha sottovalutato le dimensioni delle riserve ucraine, quindi Shoigù ritiene che se verrà mantenuto l’attuale livello del conflitto, queste saranno completamente esaurite entro il 2025, nonostante i missili ATACMS e altre “superarmi”.
A meno che, a quel punto, l’Occidente, con Polonia, Stati baltici e altri paesi della NATO, non decida il suo intervento diretto nel conflitto.
Ma potrebbe succedere che il Distretto Militare Settentrionale dell’esercito (quello del fronte ucraino) sia completato solo entro il 2025, a quel punto inizierebbe una operazione militare di natura completamente diversa, magari di tipo offensivo su larga scala.
Ovviamente ci sono anche interpretazioni più sofisticate sotto il profilo geopolitico, come quella che descrive un’altissima probabilità che entro il 2025 scoppi un conflitto armato nel sud-est asiatico attorno a Taiwan con l’obiettivo di intrappolare la Cina e far crollare completamente l’intera regione. In tal caso disimpegnando gli stati uniti, almeno parzialmente, dall’Europa.
Altri ancora ritengono invece che o l’Ucraina saràsconfitta completamente, oppure sarà spartita secondo l’“opzione coreana”.
Altrimenti il conflitto entrerà in una fase a lungo termine, ma strisciate, come è accaduto, ad esempio, in Jammu e Kashmir, dove da decenni l’India è in guerra con il Pakistan con vari gradi di aggressività.
C’è poi chi guarda alla situazione interna dell’Ucraina da qui al 2025, dove le élite politiche vogliono solo sopravvivere con i sussidi occidentali. Se questa è la loro funzione l’Occidente e la Nato si servono di Kiev per completare lo “sfiancamento” della Russia. Realisticamente non possono desiderare altro: questa è la loro unica funzione.
In tal caso l’obiettivo principale nel distretto militare settentrionale dovrebbe essere la completa distruzione dell’Ucraina. Non la distruzione del popolo, non il genocidio, ma proprio lo smantellamento dello Stato ucraino: la sua struttura amministrativa e militare, la sua classe politica, gli organi repressivi.
Qualcuno (bontà sua) prevede che se anche una sorta di ucraina continuasse ad esistere, magari con la presenza di basi militari russe e lo sradicamento del radicalismo nazionalista ucraino, sarebbe una esistenza puramente formale.
Fra tanta scienza divinatoria degli esperti russi permettetemi di segnalare che a mio avviso Shoigù con la dichiarazione sul 2025, ha inteso pararsi le terga a fronte di un conflitto dagli esiti ancora imprevedibili, lasciando volutamente la frase in tutta la sua ambiguità.
In ogni caso è difficile credere che la Russia (ma anche l’Europa) possa reggere ancora per quasi tre anni un conflitto che peraltro rischia di espandersi. E semmai il generale disponesse di informazioni segrete, sa benissimo che la diplomazia occulta (come pubblicato da Ore 12) è al lavoro addirittura dall’inizio del conflitto.
Nella foto il ministro Shoigù
