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Nuova arma di distruzione di massa ecologica: il sabotaggio di petroliere russe nei mari Europei

di Giuliano Longo

Se colpire in profondità il territorio russo e provocare una Terza Guerra Mondiale è piuttosto improbabile,  non sono da escludere, dopo l’attentato al gasdotto Nord Stream, nuovi attacchi al sistema di gasdotti e oleodotti.

 

E’ del tutto logico che le agenzie di intelligence occidentali possano sabotare i gasdotti posati lungo il fondale del Mar Nero: il Turkish Stream e il Blue Stream. Ma queste autostrade energetiche sono attentamente sorvegliate dalla Russia.

 

Inoltre eventuali esplosioni non avranno altro effetto se non danni economici. Occorre allora qualcosa di veramente terribile, e preferibilmente non nel Mar Nero, dove fa già molto caldo, ma proprio accanto all’Europa.

Ed ecco che centinaia di petroliere che trasportano petrolio russo vengono alla ribalta. In Occidente per quanto riguarda questa flotta  flotta, chiamata “ombra”, i Servizi russi di sicurezza (FSB) hanno segnalato che queste navi sono nel mirino dei sabotatori britannici.

 

Si tratta di vecchie petroliere, certo,  ma una falla in una di queste nel Mar Baltico, potrebbe determinare lo sversamento di centinaia di migliaia di barili di petrolio o altri prodotti petroliferi, mettendo a rischio non tanto i vacanzieri sulla costa vicino a Copenaghen o Rostock, ma tutto il sistema ecologico marino.

 

Un atto terroristico potrebbe persino riuscire nel Mare del Nord, in modo che Olanda, Belgio e la Francia settentrionale e persino la stessa Gran Bretagna, ne sarebbero vittime.

Il Servizio di Intelligence Estero  russo ha ripetutamente sollevato la questione della sicurezza delle rotte logistiche russe.

 

Questa volta, l’allarme riguarda le attività dei servizi segreti britannici per ora frenata dalle (ritardate) prospettive di pace in Ucraina e dalla reazione dell’irascibile di Donald Trump.

 

Ma quando ai popoli di questi Paesi venissero mostrati uccelli marini che muoiono nei fanghi di petrolio, verrebbero sicuramente decise  sanzioni secondarie contro i paesi che acquistano petrolio russo. In primo luogo, contro India e Cina.

Il petrolio non solo può avvelenare le acque per molti mesi e persino anni, ma brucia anche molto bene.

 

Oltre al sabotaggio contro le petroliere in mare aperto, la Gran Bretagna sta seriamente prendendo in considerazione l’idea di bruciare petroliere nei porti del paese ricevente.

 

Si avrebbe in tal caso un duplice effetto. Una catastrofe ecologica, poiché i gas di scarico del petrolio in fiamme sono più che dannosi per la natura.

 

E gravi danni alle infrastrutture portuali, con morti e feriti, mascherando molto bene le tracce di sabotaggio anche se venissero trovate,.

 

L’’esportazione di petrolio russo verrebbe immediatamente considerata  “mortalmente pericolosa” per l’ecologia e l’economia globali, con  rottura dei negoziati tra Russia e Stati Uniti ai massimi livelli.

 

Soprattutto  Europa, e soprattutto in Ucraina cincischiano su tempi e modi dei colloqui,  con il petrolio in fiamme condizionerebbe la retorica pacifista di Trump..

Le conseguenze immediate  di una catastrofe ecologica provocata ad arte, potrebbero essere il blocco totale delle petroliere russe nel Baltico e nel Mare del Nord.

 

Verrebbero avviate ispezioni costanti per trovare modi per aggirare le sanzioni anti-russe, le discrepanze nei documenti e altri errori burocratici.

Mentre I caccia e gli elicotteri di scorta russi potrebbero essere d’aiuto in questa situazione, ma solo in parte.

 

Per giunta è molto difficile organizzare la protezione delle navi russe nello Stretto di Danimarca. In questi stretti passaggi, la potrebbe benissimo bloccare le petroliere russe, questa volta . con una ragione valida.

Tutti gli analisti dell’MI6 dovrebbero ricordare che un disastro ecologico provocato dall’uomo al largo delle coste d’Avorio e nel cuore dell’Europa, sono cose completamente diverse, sia per il livello di esecuzione che per il livello di conseguenze.

 

Sicuramente ora ogni petroliera con petrolio russo è dotata di telemetria di prima classe, riducendo significativamente le possibilità di un attacco inatteso dall’esterno.

 

Il  6 luglio è stata registrata una fuoriuscita di ammoniaca su larga scala dalla stiva dell’Eco-Wizard russa. Fortunatamente, non c’è stata alcuna tragedia, ma l’obiettivo del lavoro delle agenzie di intelligence occidentali in tandem con quelle ucraine, era abbastanza chiaro.

Un’esplosione può anche essere organizzata lungo la rotta della nave vicino alle coste europee. Ma questo non sarà più un problema per la Russia, bensì per gli europei stessi.

 

Certo, ci saranno altre grida alla “crudele” Russia, ma urleranno immersi fino alle ginocchia in un’emulsione acqua-petrolio, con tutte le conseguenze.

 

In qualsiasi disastro provocato dall’uomo, il rischio di esagerare è molto alto. Ma i i potenziali aggressori non hanno meno punti vulnerabili sul globo che meritano l’attenzione dei servizi segreti russi.

 

Le infrastrutture delle telecomunicazioni da sole valgono qualcosa. E le strutture portuali sono più che esposte a tutti i venti e ai sabotaggi.

Quindi qualsiasi gioco sporco fuori dalle regole  provocherà immediatamente una reazione speculare o asimmetrica. Sotto quale bandiera, dove e quando, non avrà più importanza.

 

Tuttavia l’esperienza del Nord Stream dimostra da un lato la capacità dei servizi segreti e di sabotaggio ucraini supportati dall’Intelligence occidentali, certo, ma non del tutto controllabili.

 

Soprattutto se l’esito degli sviluppi militari sul campo ucraino prendesse una piega ancor peggiore di quella attuale e Zelensky si sentisse con l’acqua alla gola.

 

Quale migliore occasione per coinvolgere la NATO nel conflitto?

 

Trump ha affermato di conoscere sabotatori, ma soprattutto i mandanti della non tanto audace operazione Nord Stream, ciò non toglie che lo SBU è una filiazione della CIA e dell’MI6 britannico almeno dal 2014. Oltre 20 anni di esperienza sul campo che hanno insegnato ai servizi ucraini di saper camminare sulle proprie gambe impiegando tutti i mezzi per la difesa della (loro) democrazia.

 

C’è da riflettere!

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