Cronaca

Omicidio Verzeni, Bruzzone : “Sangare un borderline. Sharon si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Sip: “Presto per capire la condizione mentale”

È avvenuto ciò che temevo“. La criminologa Roberta Bruzzone, in questo mese di indagini alla ricerca dell’assassino di Sharon Verzeni lo aveva ripetuto più volte: “È un omicidio compiuto da un disorganizzato, che potrebbe non conoscere la sua vittima”. La prova “era quel cellulare lasciato nelle mani della vittima ferita ma ancora viva, dandole così l’occasione di chiedere aiuto”. Nelle pagine del quotidiano Libero l’esperta delinea il profilo di Moussa Sangarel’uomo che ha confessato di aver accoltellato a morte Sharon Verzeni la notte tra il 29 e 30 luglio. Quattro i corpi inferti alla donna, l’arma del delitto è stata ritrovata dai carabinieri, seppellita sulla riva del fiume Adda. Il 31enne è stato ripreso in un frame delle telecamere di videosorveglianza di una banca, ma per l’individuazione sono state decisive le testimonianze di due cittadini marocchini.

“Sharon si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sembra assurdo ma è così. Poteva capitare a qualsiasi altra donna che in quel momento lo ha incrociato per strada. Guardi in casi di gravi patologie di tipo psichiatrico, basta davvero poco a scatenare la rabbia di queste persone. Uno sguardo, un gesto, una parola”, spiega Bruzzone. Sangare “è uscito di casa con l’istinto di uccidere, di accoltellare qualcuno. È un soggetto con un grave disturbo della personalità, un borderline. Quindi è partito da casa per esprimere la sua rabbia. Contro chi, non aveva importanza. Una bomba innescata. Sono menti che nascondono ombre di follia, e Dio solo sa quante ce ne sono in giro purtroppo. E quelle denunce (da parte della madre e della sorella, ndr) dicono che la cosa non era neppure tanto nascosta”. Un soggetto così “può essere salvato solo rinchiudendolo tutta la vita perché pericoloso“, conclude la criminologa.

 

Psichiatri Sip: “Presto per capire la condizione mentale dell’assassino”

 

Secondo la Società italiana di psichiatria, nella vicenda dell’assassinio di Sharon Verzeni “è molto presto per capire cosa sia davvero accaduto”.
“Certo- scrive la Sip in una nota- nell’immaginario collettivo, un omicidio commesso senza motivo, così come il rischio di essere vittime di un assassino, rientra in quelle che sono le paure di ognuno di noi. Quando mancano le apparenti motivazioni di un omicidio, cresce la tentazione di abbandonarsi a facili spiegazioni puntando sulla salute mentale dell’assassino. Considerare malato chi compie un simile atto, cercarne la giustificazione nella presenza di una patologia che possa alterarne le facoltà psichiche, è purtroppo comune“.
“Ma- continua il testo- emettere giudizi affrettati sulla base delle apparenze non può portare a nulla di buono. La Società italiana di psichiatria prende posizione sui primi dettagli che emergono dall’indagine dopo la cattura dell’assassino di Sharon Verzeni”. La donna, 33 anni, è stata accoltellata a morte nella notte tra il 29 e il 30 luglio a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. Oggi Moussa Sangare, 31enne milanese di origine straniera e disoccupato, ha confessato il delitto, spiegando di aver ucciso in preda a un raptus.
Secondo la presidente Sip, Liliana Dell’Osso, “è presto per parlare di una eventuale diagnosi psichiatrica in questo caso, e tantomeno per decidere quale possa essere. Anche se le prime ricostruzioni riguardo ai fatti non possono escluderla, cosi come le pregresse violenze in famiglia. Andrebbe approfondito il contesto ambientale e umano della vicenda, nonché le condizioni di possibile alterazione causata dall’uso di sostanze stupefacenti“.
“Certamente- prosegue- saranno predisposte analisi e perizie psichiatriche nei prossimi giorni, ma quello che ci tengo a sottolineare, oggi, è un’altra cosa. Rifugiarsi nella giustificazione del, possibile, disturbo psichiatrico, in casi come questi, è qualcosa che danneggia gravemente i nostri pazienti, alimentando pregiudizi ingiustificati, perché la maggior parte dei pazienti psichiatrici non commette reati né mostra comportamenti aggressivi“.
La malattia mentale– aggiunge la presidente uscente Sip, Emi Bondi– raramente esordisce con un omicidio, ha una serie di sintomi preliminari, di segnali che ci sono prima ed hanno un loro decorso che raramente porta a comportamenti aggressivi. Il precedente della violenza in famiglia va verificato e può aiutare. Si tratta comunque di capire la reale motivazione che ha portato l’assassino a uccidere Sharon Verzeni. Anche i serial killer hanno motivazioni che li portano a fare delle scelte. Tutte condizioni da approfondire e che in questo momento non sappiamo. Non bisogna mai fermarsi all’apparenza e alle dichiarazioni rese al momento dell’arresto“.
“Con la corsa alla giustificazione psichiatrica, inoltre- tiene a evidenziare Dell’Osso- si restituisce l’impressione che la malattia mentale costituisca una condizione di diversità intrinseca, una linea di demarcazione che le persone trovano rassicurante, perché permette loro di prendere le distanze dall’evento. Si tratta di un atteggiamento divisivo e profondamente errato, poiché la gamma delle possibili esperienze umane resta la stessa per tutti, indipendentemente dai disturbi mentali, con gli stati clinici e non che si distribuiscono in un continuum“.
“Nessuno è escluso, immune o tantomeno superiore a nessuna esperienza psichica- conclude la presidente della Società italiana di psichiatria- e, come scriveva Terenzio, ‘Homo sum- humani nihil a me alienum puto’, ovvero ‘Sono uomo, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me’”.

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