Il fisco come leva per promuovere gli obiettivi di sviluppo sostenibile: questo lo scopo principale della Tax for sustainable development goals initiative, nata nel 2022 per opera dell’Undp (United nations development programme), il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo. L’iniziativa si occupa della tassazione nei Paesi in via di sviluppo inserendola in un contesto più ampio rispetto al solo obiettivo di incrementarne le entrate fiscali. Il progetto fa leva, infatti, sulle questioni fiscali per orientare lo sviluppo di quei Paesi, correggendone le distorsioni sistemiche, rafforzandone le istituzioni e indirizzandone le politiche verso obiettivi di inclusione, equità e sostenibilità.
Il Rapporto annuale per il 2024 illustra quali siano state le tappe fondamentali di questo processo e, attraverso i risultati, mostra come l’iniziativa stia contribuendo al raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) stabiliti dall’Agenda 2030, approvata nel 2015 da 193 Paesi delle Nazioni unite.
Il ruolo del Fisco nello sviluppo sostenibile
L’iniziativa è stata concepita per colmare le lacune di molti sistemi fiscali che trascurano gli impatti di genere e climatici e nei quali la spesa pubblica spesso non riflette le priorità degli SDGs. In quest’ottica, è intervenuta a supporto dei Paesi in via di sviluppo per promuovervi la definizione di basi fiscali più solide, di rapporti più responsabili tra governo e cittadini, di politiche fiscali con carattere di progressività e che favoriscano una maggiore trasparenza di bilancio.
Sono stati 25 i Paesi coinvolti nell’iniziativa e gli sforzi si sono concentrati verso la mobilitazione delle risorse interne, la trasformazione digitale e la lotta ai flussi finanziari illeciti. Gli strumenti maggiormente utilizzati sono stati il Tax inspectors without borders (Tiwb) dell’Oecd-Undp, che ha consentito di mobilitare complessivamente 2,4 miliardi di dollari di entrate aggiuntive, e l’innovativo tool diagnostico SDG Taxation Framework (STF) che, applicato a circa 16 Paesi, tra cui Gibuti, Sri Lanka, Tanzania e Uzbekistan, ha fornito valutazioni diagnostiche e strategie su misura, indirizzando i governi nell’ottimizzazione dei loro sistemi fiscali per raggiungere gli SDGs.
È proprio grazie al tool STF che è stata rafforzata la capacità di 374 funzionari e favorita la collaborazione tra 123 autorità fiscali, ministeri e istituzioni pubbliche: sono stati attuati cambiamenti politici, quali l’aumento delle tasse sui prodotti nocivi, politiche che tengano conto della dimensione di genere e misure fiscali progressive che contribuiscono allo sviluppo sostenibile. È così, ad esempio, che l’Armenia ha rilevato come le accise sul tabacco fossero rimaste al di sotto dei parametri di riferimento sanitari globali e ha stimato che da un incremento della loro tassazione nel 2024-2027 avrebbe percepito entrate aggiuntive per circa 130 milioni di dollari, conseguendo, al contempo, obiettivi fiscali e di sviluppo legati alla salute. Del pari, lo Zimbabwe ha previsto che l’introduzione di una tassa sullo zucchero nelle bevande genererà 20 milioni di dollari all’anno da destinare ai servizi sanitari.
I passi in avanti nella digitalizzazione
Con riferimento ai progressi ottenuti nel campo della digitalizzazione dell’Amministrazione fiscale, emergono i risultati raggiunti dall’Armenia, in cui è stato istituito il primo laboratorio forense digitale, della Namibia, in cui è stata sviluppata una piattaforma di tariffe elettroniche, e del Libano, in cui sono stati digitalizzati numerosi moduli fiscali.
Una delle modalità utilizzate dall’iniziativa per migliorare la digitalizzazione delle Amministrazioni fiscali è stata quella di favorire gli scambi di capacità tra gli Stati del Sud del mondo i partenariati internazionali con la creazione di network regionali che funzionassero anche oltre al coinvolgimento iniziale dell’Undp: esemplificativo, al riguardo, è stato il sostegno dell’Uganda al Botswana, quello del Kenya alla Namibia e la collaborazione dell’Eswatini con la Tanzania e il Ruanda.
Modulando gli interventi sulle esigenze dei Paesi partner, l’iniziativa, ha promosso, inoltre, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella conduzione delle analisi fiscali e favorito il collegamento tra fonti di dati precedentemente isolate per produrre scenari predittivi sugli impatti derivanti dall’implementazione delle politiche.
Più cooperazione internazionale
Merito dell’iniziativa è stato anche di agevolare l’integrazione delle prospettive dei Paesi in via di sviluppo nelle discussioni fiscali globali: l’Egitto ha potuto avvalersi di consulenze tecniche durante la sua guida del comitato ad hoc delle Nazioni Unite per la stesura dei termini di riferimento per una convenzione quadro delle Nazioni Unite sulla cooperazione fiscale internazionale e si è tenuto a Istanbul il primo dialogo globale dell’Undp sulle finanze pubbliche e le tasse per l’uguaglianza di genere.
Per il futuro, l’iniziativa Tax for SDGs conta di espandere ulteriormente le partnership per esercitare un maggiore impatto. Nel 2024 ne sono state realizzate di nuove con l’African tax administration forum (Ataf), l’Osservatorio fiscale dell’Ue, l’Unione interparlamentare (Ipu) per le riforme fiscali e l’allineamento con gli obiettivi di sviluppo; congiuntamente a quelle con il Fondo monetario internazionale, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite e la Banca mondiale, consentiranno di promuovere un approccio integrato alla finanza pubblica, garantendo che le discussioni globali in materia di tasse rispondano alle esigenze specifiche dei Paesi in via di sviluppo.
Fonte fiscooggi.it
