di Giuliano Longo (*)
Papa Leone XIV aveva inizialmente impressionato i cattolici conservatori dopo la sua elezione a maggio, poiché, secondo loro, aveva abbracciato tradizioni rifiutate dal suo predecessore Papa Francesco ed era rimasto lontano dalle questioni sociali scottanti che dividevano la Chiesa Cattolica di 1,4 miliardi di fedeli.
Ma secondo un reportage dell’Agenzia Reuters, la sua luna di miele con i cattolici conservatori sembra finita dopo che Leone ha pubblicamente attaccato le politiche di Trump sulla immigrazione, che secondo il soglio pontificio contrastano con gli insegnamenti pro-life della Chiesa.
“Se qualcuno dice che sono contrario all’aborto, ma che sono d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti, non so se questo sia pro-life”, ha detto martedì ai giornalisti il primo papa statunitense.
Alcuni critici, che avevano elogiato il papa per la sua iniziale riservatezza e moderazione, al contrario di Papa Francesco, oggi si sono detti scioccati dal fatto che Leone abbia criticato l’attuale paladino dei conservatori globali.
L’ex vescovo del Texas Joseph Strickland, un feroce critico di Francesco che è stato sollevato dall’incarico dal defunto papa nel novembre 2023, che aveva elogiato Leone, lo ha criticato sui social per aver causato “molta confusione… riguardo alla sacralità della vita umana e alla chiarezza morale dell’insegnamento della Chiesa”.
“Sono così stanco delle interviste papali. Dovrebbe tornare al suo precedente silenzio”, ha commentato sul suo blog Rorate Caeli.
Anche l’amministrazione Trump, già fortemente critica nei confronti di Francesco, ha reagito. La portavoce stampa Karoline Leavitt ha respinto pubblicamente la definizione di trattamento disumano degli immigrati.
Per contro I funzionari i collaboratori del Papa hanno affermato che Leone XIII ha particolarmente a cuore il trattamento degli immigrati e che difficilmente si lascerà scoraggiare dalle critiche.
Ma ciò potrebbe sminuire la sua missione enunciata durante la messa inaugurale del suo pontificato, quando ha affermato di lavorare per l’unità in una Chiesa globale che negli ultimi decenni è diventata più divisa e polarizzata.?
Il cardinale Michael Czerny, consigliere senior sia di Francesco che di Leone, ha affermato che il nuovo papa sta seguendo l’insegnamento di San Paolo “Predica la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna. (Il papa) incoraggia e sfida ogni Chiesa locale e ogni cristiano, di fronte a questioni complesse e urgenti, a vivere il Vangelo”, ha detto il cardinale alla Reuters.
Da allora, Leone ha avuto incontri privati separati con il cardinale statunitense Raymond Burke e il cardinale guineano Robert Sarah, due importanti oppositori di Francesco che hanno perso l’incarico in Vaticano sotto il defunto papa.
Burke una volta paragonò notoriamente la Chiesa sotto Francesco a “una nave senza timone” mentre Leone ha permesso a Burke di celebrare una messa in latino nella Basilica di San Pietro
Il nuovo papa ha attirato critiche da parte dei conservatori all’inizio di settembre per aver concesso n’udienza privata di alto profilo a un importante sacerdote statunitense che si occupa di cattolici LGBT.
Questi gli aggiornamenti dell’agenzia Reuters, ma, come al solito, il problema è più complesso
La scelta di Prevost garantisce una distanza dal nuovo americanismo cattolico – presentandosi come una garanzia anche per i territori più lontani e marginali della fede cattolica nel mondo.
La sua elezione dice anche che la tolleranza del cattolicesimo globale verso un episcopato americano appiattito sull’adesione al modello trumpiano di uso della religione e in continua conflittualità con la Santa Sede è giunta al suo limite.
Fin dai primi interventi Leone XIV si è fatto sentire dalla Chiesa e dai vescovi degli Stati Uniti rivolgendosi ai credenti con allusioni che non possono essere ignorate nella Chiesa americana.
Soprattutto fra coloro che vedono in Trump la via di un nuovo privilegio, che da spazio a una Chiesa cattolica dei forti a discapito dei fragili e di chi vive ai margini della società globale e della stessa istituzione ecclesiale.
Così la Chiesa americana è stata subito messa alla prova dalla “Big Beautiful Bill” dell’amministrazione Trump.
Mentre da un lato la Conferenza episcopale ha approvato i tagli dei finanziamenti verso le associazioni pro-choice sull’aborto e i contributi federali alle scuole private (tutte comprese quelle non cattoliche).
Dall’altro, alcuni vescovi, (tra cui Cupich e McElroy) hanno posto la loro firma sotto a una dichiarazione ecumenica delle Chiese americane in cui tutta la legge di bilancio viene stigmatizzata per il suo suo carattere elitario a discapito della popolazione più debole e fragile della Nazione – immigrati inclusi.
Quindi la chiarezza delle indicazioni di papa Leone XIV contrasta con quella parte del cattolicesimo americano che pretende di rappresentare l’ortodossia cattolica accondiscendendo al progetto trumpiano.
Gli spazi dei conservatori sembrano così restrigersi anche perché il cattolicesimo americano, non può emergere come forza di opposizione a un papa che dagli Stati Uniti proviene.
Quindi anche anche alcuni cardinali americani che vorrebbero mettere in panchina quel cattolicesimo che si sente affine alle politiche di Trump, hanno i loro spazi. Ma ne avranno la forza anche con il Sostegno di Leone?
L’autoritarismo di Trump ha vie infinite di pressione e convincimenti che il suo potere gli consente.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
