Economia e Lavoro

Patuelli (Abi), serve nuovo Pnrr per spinta, non aspettare che rischi aumentino

 

“Con il Pnrr l’Unione europea nel momento della crisi pandemica ha avuto una grande spinta e di questa grande spinta l’Italia si è avvantaggiata molto. Quindi l’Europa oggi deve essere consapevole che soprattutto nelle zone del Mediterraneo c’è un livello di rischi superiore, quindi non bisogna aspettare che i rischi aumentino e sulla positiva sperimentazione del Pnrr, che è ormai completato, bisogna fare una nuova iniziativa similare, dando nuova spinta e nuova fiducia all’Europa, che è al di fuori dei conflitti bellici e quindi non solo ha delle prospettive diverse in termini di relazioni internazionali, ma può essere molto più fortemente e ulteriormente attrattiva per investimenti”. Lo ha detto Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, a Firenze a margine di un incontro organizzato da Confindustria Toscana centro e costa. “Ci aspettano delle incertezze, degli interrogativi e bisogna abituarsi a un mondo che ha molti più interrogativi di quelli che avevamo negli anni passati – ha aggiunto Patuelli -. È un approccio metodologico e culturale al quale dobbiamo avvicinarci, non pensando che sia un’eccezione, ma pensando invece che in una società che è in una fase di trasformazione molto forte ci possono essere strutturalmente molti più interrogativi rispetto a quelli a cui siamo abituati”. Nel corso dell’incontro, il presidente dell’Abi ha ribadito che “le risorse nazionali non bastano, c’è bisogno di un nuovo intervento di emergenza”.

Preoccupazione per imprese, servono nuovi investimenti per sviluppo

“La mia prima preoccupazione va alle imprese: se vanno in crisi le imprese, seguono le famiglie e le banche, questo meccanismo è indissolubile”. Secondo Patuelli, “bisogna ragionare su nuovi investimenti per lo sviluppo delle imprese, cioè cogliere ex malo bonum, cogliere il momento di difficoltà per rilanciare gli investimenti” e “questa crisi che è in atto dal 28 febbraio, e che si assomma a quella ucraina, dobbiamo confrontarla con le crisi energetiche che abbiamo vissuto dagli anni ’70 in poi. Dobbiamo pensare che il petrolio possa non solo stabilizzarsi attorno a 100 dollari, ma possa anche ulteriormente crescere”, per questo “dobbiamo ragionare sui fattori produttivi, e dobbiamo tener conto che possono arrivare fasi di crisi delle imprese”. “E’ in atto un’accelerazione dell’inflazione che era stata combattuta efficacemente anzitutto dalla Banca centrale europea e dal sistema europeo delle banche centrali, perché si è ridotta al 2%, che è lo standard concordato. Guardando, però, i dati dal 27 febbraio, giorno d’inizio del conflitto mediorientale, si vedono che tutti i dati sono germogliati”. Patuelli ha sottolineato che “i dati di Istat e di Eurostat dimostreranno che l’inflazione è salita fortemente a marzo e aprile e non sappiamo, invece, quando e come finirà la guerra”. Quindi, secondo il presidente dell’Abi, “il primo problema è l’inflazione, che si tira dietro l’aumento dei tassi”, e “noi come banche non abbiamo interesse a una forte crescita dei tassi, perché se c’è una forte crescita imprevista le imprese soffrono”.

Banche italiane solide ma con guerra prolungata crescono rischi

“Andando avanti in modo prolungato, come io temo fortemente, con questi conflitti bellici così devastanti, i rischi crescono per le imprese, crescono per le famiglie e conseguentemente crescono per le banche, che sono indissolubilmente legate alla rischiosità”. Per Patuelli le banche italiane sono solide, ma “ci sono dati di eccellenza e c’è anche qualcuno che nell’ultimo anno ha un po’ traballato e di conseguenza le banche concorrenti hanno dovuto affrontare i salvataggi medesimi, quindi non è tutto uniforme”.

Red

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