Primo piano

Pechino monitora la presenza di milizie uigure in Siria

Nonostante la distanza della Cina dall’epicentro del conflitto, la presa del potere da parte dei ribelli dell’HTS dovrebbe far scattare l’allarme a Pechino per la presenza di milizie del  Turkestan Islamic Party (TIP) uiguro  che combatte al fianco degli islamisti .

Il TIP è un gruppo separatista uiguro originario della provincia occidentale cinese dello Xinjiang profondamente legato ad al-Qaeda e i suoi gruppi affiliati.

Il suo obiettivo è creare uno stato islamico indipendente nello Xinjiang chiamato Turkestan orientale. Il TIP è stato designato come organizzazione terroristica dalla Cina e dall’ONU e, fino al 2020, anche dagli Stati Uniti. Fondato in Pakistan, ha messo piede nel vicino Afghanistan dove la sua presenza è accertata e consolidata.

Da allora molti dei suoi militanti e le loro famiglie si sono rifugiati nella regione di Idlib roccaforte dei ribelli prima della presa del potere con una presenza che viene stimata in almeno 5.000 miliziani.

E’ stata la Turchia a favorire il trasferimento del TIP per la difficile situazione dei suoi “fratelli turchi” oppressi prendendo gli uiguri sotto la sua protezioni nelle aree della Siria settentrionale che controlla da anni.

Lo scopo di Ankara è quello di creare un baluardo pro-Turchia contro le Forze democratiche siriane curde (SDF) nella Siria orientale. La Turchia ritiene che se le forze SDF prendessero il controllo del lato siriano del confine tra Turchia e Siria, i separatisti curdi su entrambi i lati del confine, unirebbero le forze minando la sua integrità territoriale e la sicurezza nazionale.

Apparentemente l’HTS oltre a esprimere sostegno alla causa uigura,  non ha alcun interesse a confrontarsi con la Cina, pertanto . la sua vittoria nella guerra civile siriana non rappresenta una minaccia immediata per Pechino.

Ma in Siria i militanti del TIP hanno acquisito esperienza di combattimento, e fonti militari cinesi affermano  che il TIP sta combattendo in Siria per attirare l’attenzione sulla causa uigura e per acquisire esperienza di combattimento, un domani trasferibili in Cina.

Una preoccupazione alimentata dalle parole dall’emiro del TIP, Abdul Haq al-Turkistani, che ha invitato gli uiguri di tutto il mondo a unirsi alla lotta contro il regime di Assad e contro la Cina. “Oggi, stiamo aiutando i nostri fratelli a condurre la jihad nella Grande Siria. Domani, i soldati dell’Islam devono essere pronti a tornare in Cina per liberare lo Xinjiang dagli occupanti comunisti” ha proclamato.

Il TIP ha già compiuto attacchi terroristici in Cina nel 2008, 2011, 2013, 2014 e 2015 lanciando veicoli contro pedoni, accoltellamenti in aree pubbliche, autobombe e attentati suicidi e Pechino ha accentuato le misure restrittive con grandi strutture di detenzione, nella provincia natale degli uiguri. La cui causa è già stata sposata dall’Occidente in numerose occasioni.

Nel 2022, il rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite affermava che la violenza legata al TIP era ripresa negli ultimi anni, “non sta solo lanciando attacchi in Siria, ma sta anche usando la Siria come base per reclutare e addestrare militanti da impiegare contro la Cina e l’Asia centrale“.

Per affrontare la minaccia riemergente, Pechino promise  di “coordinarsi” con la Siria e altre parti interessate per combattere il terrorismo TIP, dopo che lo scorso anno un attentato uccise 112 persone in un’accademia militare a Homs.

Coordinamento con ogni probabilità solo nelle intenzioni, mentre invece armi di fabbricazione cinese sono arrivate alle forze governative di Assad per vie soprattutto indirette dopo lo scoppio della guerra civile.

Nonostante la presunta crescente minaccia del TIP alla sicurezza nazionale, Pechino è rimasta salda nel suo modus operandi decennale di non intervento e l’unica azione significativa sono stati i colloqui con Damasco per condividere informazioni mensili sui movimenti del TIP a partire dal 2016.

L’apparente inazione di Pechino significa che, sebbene Pechino sia preoccupata per il fatto per la presenza di militanti TIP (noti per aver combattuto come ” leoni “) non ritiene che possano tornare in Cina per fomentare la rivolta uigura..

Tuttavia questa fazione dei ribelli ora al potere non si sottrae a questo obiettivo nella sua propaganda. Inoltre il TIP non si è mai integrato in Siria con le comunità locali a causa della barriera linguistica e impediscono  agli arabi di entrare nei villaggi uiguri perché non sono “cinesi”, nazionalità nella quale ancora si identificano.

L’apparente fine della guerra civile siriana potrebbe cambiare i calcoli del TIP che, per la prima volta in un decennio, si è conquistato definitivamente una striscia di terra nella Siria settentrionale e quindi sarebbe in grado puntare i suoi obiettivi militanti altrove.

Se al momento Pechino ritiene che il territorio cinese resta fuori dalla portata del TIP, è invce preoccupato della sua presenza nei vicini Afghanistan e Pakistan. Rischioelevato, poiché i due paesi sono diventati negli ultimi anni rifugi sicuri per varie organizzazioni terroristiche, tra cui  ISIS K , Teherik- taliban- Pakistan e il Balochistanliberation Army (BLA).

Negli ultimi anni si è registrato un aumento degli attacchi a cittadini e beni cinesi all’estero, soprattutto in Pakistan e l’intelligence cinese ritiene che questi siano stati compiuti dalla collusione del TIP con ISIS, al-Qaeda e BLA per minare gli interessi e gli investimenti della Cina all’estero.

Per Pechino questa “santa alleanza” islamista e terroristica” potrebbe rappresentare una seria minaccia per gli interessi strategici della Cina con la sua , la Belt and Road Initiative ch, attraversa il Pakistan.

Con la caduta di Assad e la riduzione della capacità della Russia e dell’Iran di controllare e contenere i gruppi ribelli siriani e i loro alleati, la probabilità che questo scenario si verifichi è aumentata esponenzialmente.

Anzi, ancora più grande è la preoccupazione della Russia dove gli islamisti e le loro azioni terroristiche stanno già seminando paure e mentre militanti ceceni, delle sue repubbliche asiatiche e di quelle dell’asia centrale già parte dell’URSS, hanno combattuto e vinto con la galassia delle formazioni che hanno preso il potere a Damasco.

In ogni caso dalla cadura di Assad Pechino ci rimette perché anche il solo congelamento del conflitto siriano può erigere ostacoli alle sue ambizioni globali. Con evidente vantaggio degli interessi statunitensi da tempo al lavoro nelle repubbliche centroasiatiche e delle coincidenti ambizioni di Erdogan per la grande unione dei territori Turcofoni da Istanbul al Caucaso sino a Samarcanda.

GiElle

Related posts

Giornalisti, quale futuro

Redazione Ore 12

Dossier Istat: “In Italia famiglie sempre più piccole”

Redazione Ore 12

Francobollo celebrativo emesso dal Mise per commemorare Napoleone

Redazione Ore 12