di Giuliano Longo
Il giornalista Steve Bannon, uscito dalla cerchia più stretta di Donald Trump, ma non meno politicamente esperto, ha osservato di recente “Se non stiamo attenti, [l’Ucraina] si trasformerà in Vietnam di Trump. Questo è quello che è successo a Richard Nixon. Ha finito di ereditare una guerra che è passata come la sua guerra per possedere la guerra, non quella di Lyndon Johnson”.
Questa la reazione del giornalista rispetto alle roboanti affermazioni del suo presidente sulla rapida soluzione del conflitto. Prima si è parlato di 100 giorni poi di 99 ora di un anno, creando, secondo il giornalista, un ritardo inquietante che aumenterà solo il rischio che gli Stati Uniti si impantanino o vengano coinvolti in una guerra che potrebbe diventare inarrestabile
Una situazione infarcita , quella attuale, di vecchie fantasie di forze di pace e sanzioni magiche (con il “rublo in macerie” ) che furono della Amministrazione Biden; strategie che non riuscirono a Johnson in Vietnam con la risoluzione del Golfo della Tonkin, a George W Bush del gennaio 2007 in Iraq e per Barack Obama in 2010 in Afghanistan.
La frase di moda al Pentagono è “intensificare per de-escalare”. Il problema è che la de-escalation non arriva mai. Nel caso della guerra ucraina, il presidente Trump avrebbe potuto raggiungere l’obiettivo promesso in campagna elettorale di far tacere le armi, se avesse annunciato a Putin e al mondo intero che gli Stati Uniti e i suoi partner avrebbero abbandonato la strategia di espansione a Est della NATO.
Guardando all’andamento del conflitto in questi anni, i russi nelle aree meridionali di prima linea (Zaporozhe) e Central (Donetsk) avevano creato robuste infrastrutture difensive, tra cui fossati, trincee, posizioni di artiglieria e mine antiuomo. Il progresso ucraino dell’anno successivo fu così stato dolorosamente lento e ricco di vittime e attrezzature perdute.
Dal dicembre 2023/all’inizio di gennaio 2024, le forze ucraine, avendo perso alcune delle loro migliori unità, sono state costrette all difensiva, mentre la metodica guerra russa di logoramento sta comportando un forte tributo su uomini e mezzi.
Vi sono numerosi esempi del crollo del morale dei combattenti ucraini a livello di brigata. Le diserzioni dalla parte ucraina sono alte (100.000 dal 2022), e le nuove reclute sono sempre più difficili da trovare, dopo che milioni di uomini ucraini in età di servizio militare sono fuggiti a ovest, in Polonia e in altri paesi dell’Europa orientale, ma principalmente in Germania.
Mentre i falsi “rapporti” ucraini vedono centinaia di migliaia di vittime russe non considerano che lo Stato Maggiore russo sta conducendo operazioni rischiose altamente mobili, ma fanno soprattutto affidamento sull’artiglieria e i bombardamenti aerei, quindi conducono attacchi di fanteria relativamente piccoli. Certo, hanno vittime anche loro, ma è irrealistico supporre che siano superiori rispetto a quelle ucraine.
Sotto il profilo storico c’è una similitudine con crollo delle capacità e della volontà di combattimento delle forze tedesche nell’ottobre/novembre 1918 e se questa fosse l’intenzione di Mosca tale obiettivo si potrebbe rapidamente tradurre in una rotta.
In queste circostanze Trump per passare alla storia come “il pacificatore”, deve assicurare a Putin che all’Ucraina non verrà mai offerta l’adesione alla NATO e già questo potrebbe essere l’incentivo principale ad indurre lo Tzar a sedersi al tavolo delle trattative. Mentre la coercizione minacciata con ulteriori sanzioni a Mosca non è stato mai nemmeno seriamente commentato da parte russa.
I rischi della contrattazione vanno quindi oltre la linea di armistizio e le condizioni di tregua, poiché Putin può raggiungere i suoi obiettivi politici continuando a logorare l’Ucraina, mentre difficilmente Trump e la NATO potranno fare altrettanto “macinando” la Russia.
Molto probabilmente quando la sconfitta militare sarà vicina, l’Ucraina dovrà cedere il controllo sulle regioni amministrative di Donetsk e Luhansk e sulle parti attualmente controllate nel saliente russo di Kursk.
Sulla base di un tale armistizio, un successivo accordo di pace durevoledovrà essere incorporato in una nuova più ampia struttura di sicurezza europea del tipo che sembrava possibile all’epoca successiva al crollo dell’Unione Sovietica. Ma già da allora l’espansione incessante della NATO verso est non fu garantita e costituisce oggi la principale causa del disastro ucraino.
Ammesso pure che Putin si fidi delle promesse di Trump, qui sta il nocciolo del problema geopolitico che il presidente americano non può garantire senza scardinare l’Alleanza mortificando l’Europa e indebolendo la presenza degli Stati Uniti in questa area geopolitica.
Il che potrebbe pure esser nei suoi dei suoi desideri per concentrarsi nella competizione economica globale e soprattutto in quella con la Cina, ma sconvolgerebbe gli equilibri di tutti gli assetti dell’Occidente, anche ben oltre la stessa Europa.
E’ pur vero che quando i media parlano di opinioni pubbliche dell’Occidente si riferiscono solo a un ottavo della popolazione mondiale, così come la Russia ne rappresenta si e e no il 2%, ma il problema sta negli armamenti nucleari di cui Mosca e Washington di cui detengono (per ora) il primato.
Ed è nel quadro di questi equilibri per i quali probabilmente l’Ucraina verrà abbandonata a una pace instabile, senza essere in grado di proseguire o riprendere una guerra che non ha voluto solo Putin ma è stata anche la decisione strategica di Biden che non è certo quella di Trump, non perché sia buono, ma semplicemente perché fa gli interessi della nova egemonia americana.
aggiornamento la guerra di Putin ore 13.26
