di Giuliano Longo
L’offensiva di Kiev nell’oblast di Kursk è stata una mossa audace da parte degli ucraini e ha colto la Russia di sorpresa. Ma forse la sua caratteristica più sorprendente è la risposta di Vladimir Putin.
Considerate le ripetute affermazioni del presidente russo secondo cui perdere la guerra contro l’Ucraina significherebbe la disgregazione della Russia da parte dell’Occidente, ci si sarebbe potuto aspettare che Putin reagisse quasi istericamente alla prima invasione del territorio russo dopo la Seconda guerra mondiale.
Considerando gli sforzi della propaganda di Mosca e del Presidente nello stabilire parallelismi tra la lotta dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista e la guerra della Russia contro l’Ucraina, la reazione di Putin si è palesata solo una settimana dopo che lo stivale ucraino calpestasse il sacro suolo russo.
Invece di far suonare le campane patriottiche di San Basilio e invitare la società russa a fare sacrifici per la madrepatria, Putin ha minimizzato la presenza di soldati ucraini sul suolo russo. Anzi per l’occasione ha affermato che tutto è sotto controllo e che non c’è motivo di preoccuparsi.
Le forze armate russe non sono state certamente inattive in queste settimane. Gli attacchi alle città e ai paesi in Ucraina si sono intensificati, mentre le truppe russe che combattono nella regione del Donbass stanno per conquistare la Città di Povrosk , un hub logistico di importanza strategica.
Su questa cautela, sostanzialmente antiretorica che è nelle caratteristiche del personaggio Putin, influisce l’iniziale fallimento della Operazione Militare Speciale che avrebbe dovuto schiantare l’Ucraina i 3 giorni, mentre al terzo anno di guerra Mosca noncontrolla nemmeno tutti i territori ucraini che ha annesso e rivendica come propri.
Lo stile di guerra della Russia è molto dispendioso anche in termini di vite umane e se tutte le stime delle perdite di una parte e dell’altra del conflitto sono taroccate, di certo si può parlare di centinaia di miglia di vittime dal febbraio 2022.
Anche l’esercito russo ha quindi difficoltà a reclutare uomini per rimpolpare le fila del fronte nonostante l’aumento degli stipendi è i benefit offerti a chiunque sia disposto ad arruolarsi. Non è un caso che i nostalgici dell’Unione Sovietica rimpiangano quell’esercito di oltre 3 milioni di uomini.
Ma la Russia ora carenze di manodopera anche fuori dalle zone di guerra. Sebbene le fabbriche lavorino 24 ore su 24 e salari siano elevati per attrarre i lavoratori migliori, la carenza di personale qualificato comincia a frasi sentire e rischia di limitare sia l’economia militare che quella civile.
Il Cremlino avrebbe potuto trattare l’invasione ucraina come un’emergenza e una scusa per accedere a risorse della società russa precedentemente inutilizzate, per colmare le lacune crate dallo sforzo bellico. Così come Putin avrebbe potuto invocare ed applicare la mobilitazione generale e la coscrizione obbligatoria.
Non solo, ma l’occupazione del territorio russo avrebbe anche potuto giustificare l’introduzione di una nuova legislazione per consentire allo Stato di indirizzare le risorse di manodopera verso quelle aree dell’economia che ne hanno più bisogno. Non dimentichiamo che, sia pur a modo suo, la Russia si fonda pur sempre su una legislazione e una Costituzione.
Allora perché Putin si è lasciato sfuggire un’occasione d’oro, sia per rafforzare la narrazione sul carattere e il significato della guerra russa in Ucraina, la denazificazione ecc, per coinvolgere tutta la popolazione?
Asia Times riporta la recente intervista al sociologo Alexei Levinson del Levada Centre, organizzazione indipendente di sondaggi , il quale descrive la società russa come emotivamente insensibile di fronte alla guerra.Secondo Levinson, la maggior parte dei russi preferiscono ignorarla continuando a vivere la propria vita quotidiana, normalmente.
Questo può spiegare almeno in parte la cautela di Putin che scelto di minimizzare l’incursione dell’Ucraina perché temeva che la società russa, semplicemente, non avrebbe risposto con entusiamo. a una più ampia richiesta di sostegno.
Sebbene pochi russi si oppongano apertamente e attivamente alla guerra , la ricerca di Levinson suggerisce che il loro sostegno è passivo e potrebbe non sopravvivere alla richiesta di significativi sacrifici personali.
Sin qui la sociologia (e ben venga), ma Putin gode di un larghissimo consenso fra i suoi concittadini e sa che le sue decisioni possono anche essere radicali senza mobilitare una opposizione altrettanto radicale .
Ma al di là della presunta o tradizionale apatia del mugiko, se i missili occidentali, e non i droni che già lo fanno, cominciassero a colpire Mosca e altre città, chi scommette che la società russa non si mobiliti e non accetti misure di mobilitazione ben più costrittive o mobilitanti?
Tanto vale per ora non sferzare il cavallo che sta ancora trascinando una slitta dal carico poi non tanto pesante, ma il nazionalismo, fase suprema dello sciovinismo, alligna. Basta vedere quanto accade anche in Ucraina, in alcuni Paesi dell’Est Europa e del nord Baltico. Dove etnia, lingua, religione e tradizioni finiscono per prevalere sul buon senso pacifista.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.41
