La Cina continuerà a utilizzare lo Stretto di Hormuz per il transito delle sue petroliere, avvertendo gli Stati Uniti di qualsiasi interferenza con le forniture energetiche. Il blocco dello Stretto imposto da Trump non si applica alla Cina.
Pechino ha notificato ufficialmente a Washington che le petroliere cinesi, siano esse iraniane o meno, saranno libere di navigare nello Stretto di Hormuz. Qualsiasi interferenza in questo processo comporterà ritorsioni da parte della Cina con il probabile rilancio di una nuova guerra commerciale con gli Stati Uniti. E senza escludere la rinuncia all’incontro fra il Presidente a americano e quello cinese Xi, già rinviato da aprile al mese di maggio.
L’altro Ieri, il ministro della Difesa cinese, ammiraglio Dong Jun ha chiarito che le navi e le imbarcazioni cinesi saranno libere di attraversare lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco statunitense.
“Le nostre navi entrano ed escono dalle acque dello Stretto di Hormuz. Abbiamo accordi commerciali ed energetici con l’Iran. Li rispetteremo e li attueremo, e ci aspettiamo che gli altri non interferiscano nei nostri affari”.
A quanto pare Pechino alle dichiarazioni sta facendo seguire i fatti.
All’alba di questa mattina la petroliera ‘Rich Starry’, di proprietà cinese e battente bandiera del Malawi, ha quasi completato l’attraversamento dello Stretto di Hormuz dopo il blocco imposto dagli Stati Unit, come appare dai dati di tracciamento del sito Marine Traffic. La nave, lunga 188 metri e larga 29 è partita ieri dall’ancoraggio di Sharjah (Emirati Arabi Uniti) e naviga con una velocità 8 nodi) a pieno carico w un pescaggio segnalato di 11,3 metri, indicando la Cina come destinazione a pieno carico. Ieri la Rich Starry aveva fatto dietro-front e rinunciato a uscire dal Golfo Persico, mentre ora sta già facendo ingresso nel Golfo dell’Oman. Secondo i dati degli osservatori energetici internazionali, le importazioni di petrolio greggio della Cina hanno mantenuto massimi storici alla fine del 2025, con una media di oltre 13,18 milioni di barili al giorno (bpd). Nonostante l’aggressivo e lodevole sviluppo di capacità di energia rinnovabile da parte di Pechino, la sua base industriale, in particolare nei settori petrolchimico e dei trasporti pesanti, rimane strutturalmente dipendente dalle importazioni di idrocarburi.Mentre la dottrina militare cinese si è storicamente concentrata sul “Dilemma” dello stretto di Malacca”, la realtà strategica dello Stretto di Hormuz è più profonda: circa il 50% delle importazioni di greggio della Cina proviene dal Golfo Persico. Nel 2025 volumi stimati di greggio tra 1,3 e 1,4 milioni di barili al giorno sono transitati dall’Iran alla Cina. Questo commercio è guidato da una chiara logica economica: a causa delle sanzioni unilaterali, questo greggio viene spesso scambiato con uno sconto stimato tra gli 8 e i 12 dollari al barile rispetto ai prezzi di riferimento del Brent. Questo sistema prevede trasferimenti da nave a nave in acque internazionali (spesso vicino al Sud-est asiatico) e l’utilizzo di diverse strategie di bandiera per superare gli ostacoli normativi. Questo esempio di “logistica marittima parallela” dimostra una sofisticata capacità di aggirare misure restrittive unilaterali, dimostrando che la domanda di mercato spesso aggira le barriere politiche. Ma lo scenario più critico prevede un conflitto ad alta intensità su Hormuz, punto di strozzatura globale. E il blocco navale americano – sul modello venezuelano – si trova si fronte al dilemma: far passare tutte le petroliere da o per la cina o bloccarle anche con “mezzi brutali” come ha dichiarato Trump. Pechino ha un interesse legittimo a impedire qualsiasi iniziativa unilaterale da parte di potenze esterne che potrebbe destabilizzare la regione. L’immensa dipendenza della Cina dall’energia del Golfo significa che la stabilità del Golfo Persico non è un lusso di politica estera per Pechino, ma una vitale necessità economica interna.
BTZ
