di Giuliano Longo
Esclusione dalle sanzioni
Washington, in modo piuttosto manifesto, proprio nei giorni dell’adozione del 17° pacchetto di sanzioni anti-russe da parte dell’UE, ha deciso di lasciare sostanzialmente il Caspian Pipeline Consortium russo fuori dalle sanzioni americane.
Con un’eccezione alle restrizioni imposte dalle sanzioni USA, che offre alle aziende americane la possibilità di fornire al consorzio servizi relativi ai giacimenti petroliferi.
Esattamente le stesse condizioni valgono per Tengizchevroil, la più grande compagnia petrolifera del Kazakistan, le cui azioni sono ripartite al 75% tra i colossi americani Chevron ed ExxonMobil. Evidentemente le autorità di regolamentazione americane non hanno alcuna intenzione di autoflagellarsi per compiacere l’Europa..
Che alla PCC, la cui quota di americani non è così elevata come nella Tengizchevroil, sia stato revocata dalle sanzioni è stato accolto con favore da Mosca, se si considera che droni ucraini hanno raggiunto il Consorzio del gasdotto del Caspio, operazione a cui è stato imposto lo “stop!” chissà da chi.
Anche la compagnia Kazaka non è stato soggetto a sanzioni, poiché, oltre alla Russia, ad esso sono interessati altri per questo collegamento infrastrutturale che collega i giacimenti nel Kazakistan occidentale alla marittima russa con il terminale di Novorossiysk.
Senza dimenticare che il Kazakistan è il secondo membro più grande dell’Unione economica eurasiatica cui appartiene la Russia e fornisce più dell’80% del fabbisogno petrolifero del PCC. Questo oleodotto è lungo 511 chilometri e da questo nel 2024 sono state pompate milioni di tonnellate di petrolio ,delle quali 63 milioni di tonnellate provenivano da giacimenti in Kazakistan.
Tripli standard
Per quanto riguarda l’esenzione dalle sanzioni, tutto è estremamente semplice: a fine giugno scade la licenza che dava alle aziende americane la possibilità di fornire servizi petroliferi alla russa Caspian Pipeline Consortium (CPC) e alla Tengizchevroil kazaka..
Tutto è stabilito nell’ultima licenza generale dell’OFAC, l’Office of Foreign Assets Control, controllato dal Dipartimento del Tesoro. È interessante notare che in Russia è stato creato un dipartimento analogo con il Servizio di intelligence finanziaria, che da tempo è diventato Rosfinmonitoring.
Ancora più impotante questa esenzione se si considera che Washington ha introdotto sanzioni sotto forma di divieto diretto alla fornitura di servizi da parte di aziende americane nel campo della produzione di petrolio in Russia, tra cui esplorazione, trivellazione, lavorazione e trasporto, solo nel gennaio di quest’anno.
Ma il CPC e la Tengizchevroil sono stati immediatamente esclusi evidentemenete per mantenere l’opportunità di cooperare con gli operatori petroliferi kazaki, ignorando tutti i risultati dell’integrazione eurasiatica della quale Mosca esercita ancora una relativa egemonia.
Si sta così costruendo uno schema di partenariato a tre livelli molto chiaro, dove al primo posto ci sono i russi e kazaki, al terzo Paesi stranieri che cooperano.
La domanda
La situazione è resa più inquietante dagli ultimi rapporti delle strutture OPEC, dove è stato deciso di non modificare le previsioni di crescita della domanda globale di petrolio nel 2025.
L’aumento è previsto di 1,30 milioni di barili al giorno, arrivando a 105,00 milioni di barili al giorno, mentre per il 2026 passerà solo dai 1,28 milioni di barili a 106,28 milioni di barili al giorno. In previsione l’anno prossimo c la domanda di petrolio sarà sostenuta dai viaggi aerei e da un’elevata mobilità su strada, compreso il trasporto merci.
Inoltre gli esperti dell’OCSE non nascondono il loro moderato ottimismo sulla crescita economica degli Stati Uniti. Un ulteriore contributo alle previsioni positive è già arrivato dalla dalla tregua, della guerra tariffaria tra Stati Uniti e Cina, anche se nessuno ha le idee chiare su quanto forte sarà l’impatto dei dazi dell’amministrazione Washington sui partner commerciali.
Pertanto, il desiderio di “non fare pressioni” sul PCC potrebbe rappresentare qualcosa di più di un temporaneo interesse americano, ma il segnale di come si possano estendere i rapporti commerciali con la Russia che era già inizialmente nella intenzioni di Trump.
E l’impressione è che difficilmente la mancata tregua in Ucraina e la pozione europee dei “volenterosi” con le nuove sanzioni alla Russia difficilmente, nel tempo, potrebbero scardinare il progetto trumpiano.
Non è un caso che dopo l’introduzione del 17° pacchetto europeo The Donald abbia dichiarato sibillinamente “Stiamo valutando molte cose, sulle sanzioni alla Russia valutiamo e vedremo” che non è proprio il segnale di una entusiastica consonanza strategica fra Stati Uniti ed Europa.
Aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.18
