di Giuliano Longo
Fra i fumi tossici della propaganda bellica quello che appare realistico è che i russi non hanno ancora conquistato il Centro di Povrosk anche se controllano il 60% del territorio urbano e limitrofo. Né sono riusciti a chiudere definitivamente il calderone dove sono concentrate le forze ucraina, né hanno definitivamente tagliato le vie di rifornimento per la locale guarnigione ucraina.
Ma, se come abbiamo scritto, Pokvrosk non sarà la Stalingrado Ucraina perché la sua difesa o riconquista – chiamatela come volete – non significherà la rivincita dell’Ucraina e dei suoi alleati, un situazione ben più pericolosa, rilevata solo dai blog militari specializzati, si profila invece in direzione di Zaporizhia nella cui regione, sulla riva sinistra del fiume Dnepr, la sua centrale nucleare è già in mano russa.
Ne ha parlato anche la deputata ucraina del Partito del Popolo Maryana Bezugla la quale ha criticato il sistema decisionale dell’esercito ucraino aggiungendo: “Dobbiamo capire che i russi hanno distratto i nostri generali con uno sfondamento in Dobropillia, e poi hanno usato questo per sfondare a Pokrovsk. E quando i generali sono stati distratti da Pokrovsk, hanno sfondato a Zaporizhzhia, nel sud dell’Oblast’ di Dnipropetrovsk”.
Il desiderio dei russi di entrare in profondità anche nell’oblast di Dnipropetrovsk è spesso spiegato in Occidente da obiettivi mediatici e politici, in sostanza per usare il territorio conquistato come merce di scambio nei negoziati o addirittura annetterlo del tutto. Ma gli osservatori più attenti ritengono che oltre alle implicazioni politiche, l’offensiva russa nella regione di Dnipropetrovsk abbia anche uno scopo puramente militare.
Dnipro e Zaporizhzhia sono i maggiori centri industriali del Paese e cruciali snodi logistici per l’esercito ucraino. Un’avanzata russa in questi centri significherebbe un disastro per la logistica delle Forze Armate ucraine lungo l’intero fronte meridionale e metà del fronte orientale.
Inoltre, queste città sono popolose e, se la linea del fronte le avvicinasse, il problema dei rifugiati peggiorerebbe drasticamente la situazione. Ma ancor peggio se i russi conquistassero queste città, minaccerebbero di stabilire teste di ponte sulla riva destra del Dnepr, con una successiva offensiva verso la Transnistria, la regione Moldava secessionista nella quale sono già presenti truppe “di pace” russe, isolando l’Ucraina dal Mar Nero.
Un obiettivo che Kiev e gli alleati hanno sempre temuto, tanto da predisporre piani strategici di attacco, dove la Transnistria potrebbe diventare l’obiettivo di una operazione a tenaglia sia degli ucraini a est, che della NATO dalla Romania a ovest.
Di qui la convinzione diffusa fra gli esperti che gli eventi nel settore di Dnepropetrovsk siano più importanti che in qualsiasi altro settore del fronte.
Per fare un confronto, si consideri il settore di Slavjansk-Kramatorsk. Qui i combattimenti per queste città (a giudicare dall’andamento delle battaglie per Chasov Yar e Toretsk) potrebbero durare un anno o più, con conseguenti perdite e costi enormi per Mosca.
Anche se i russi li occupassero tutto il Donestk , non otterrebbero alcun vantaggio strategico poiché non sarebbero in grado di tagliare alcuna importante linea logistica delle Forze Armate ucraine. Anzi si troverebbero di fronte alla potente area fortificata ucraina di Barvinkove, dove un’offensiva russa era già stata fermata nel 2022.
L’importanza che il Comando di Kiev attribuisce alla direzione di Dnipropetrovsk è dimostrata anche dalla situazione sul fronte meridionale nell’oblast di Zaporizhia, l’unica area lungo dove i russi non hanno compiuto grandi progressi nell’ultimo anno e mezzo.
In altre aree l’esercito russo sonda un punto debole della difesa, mentre le Forze Armate ucraine hanno bisogno di tempo per ridistribuire le riserve e stabilizzarsi. Anche nell’Oblast’ di Zaporižja, la Russia ha compiuto alcuni progressi, ma sono stati limitati e non si sono verificate situazioni in cui la difesa sia crollata.
Ciò suggerisce che le riserve ucraine vengono schierate qui in modo coerente, nei volumi richiesti e con un elevato grado di efficacia in combattimento.
Tuttavia l’anno scorso, un problema è emerso più a est. Inizialmente, la difesa ucraina si basava su posizioni ben preparate a ovest di Donetsk: a Ukrainsk, Gornyak, Kurakhovka e Kurakhovo.
Ma, dopo aver catturato Ocheretino vicino ad Avdiivka, i russi erano penetrati gradualmente nella retroguardia di questa linea difensiva e furono in grado di lanciare un ampio fronte da Pokrovsk a Kurakhovo per attaccare le oblast’ di Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia da est, aggirando le fortificazioni ucraine sul fronte meridionale da nord.
Per stabilizzare la situazione, a gennaio i russi schierarono ingenti riserve causando, la perdita della testa di ponte di Kursk in Russia, liberata dopo oltre un anno di combattimenti conl’aiuto di forze della Corea del Nord.
La dimostrazione dell’importanza della direzione di Dnipropetrovsk è che il Comando generale russo diede la priorità a questo fronte, anche a scapito della liberazione di Kursk, la cui occupazione da parte ucraina aveva suscitato prematuri entusiasmi fra gli alleati occidentali di Kiev.
Successivamente l’avanzata in quella direzione è rallentata per diversi mesi, ma non si è arrestata completamente e a maggio si è di nuovo accelerata.Ora i russi si sono già avvicinati ai confini dell’oblast’ di Dnipropetrovsk.
L’esito di questa manovra dipenderà da quanto saranno sufficienti le riserve da una parte e dall’altra e se ci saranno potenti sistemi di fortificazione ucraini sulla strada verso il Dnepr e Zaporizhzhia da est. In ogni caso pare che questa strategia dello Stato Maggiore russo, vada delineandosi. Di qui più che giustificate dalle preoccupazioni di alcuni ambienti ucraini anche governativi e fra gli esperti NATO.
Ma c’è un risvolto ancor più preoccupante, questa volta per Putin.
Questa strategia implicherebbe tempi lunghi perdite e costi rilevanti anche per la Russia, ma soprattutto allontanerebbe per un altro anno ogni prospettiva di pace, prospettiva della quale sono ormai convinti gli Stati Maggiori di entrambe i paesi in conflitto.
Che è anche l’obiettivo dei “volenterosi europei” convinti che Mosca non potrà reggere economicamente e socialmente il conflitto ancora a lungo. Ma questo obiettivo implica un sostegno militare ben più corposo degli Stati Uniti e una inevitabile escalation.
Un evidente ginepraio dal quale Putin si può tirar fuori solo con l’aiuto “dell’amico Trump” offuscando la sua immagine di leader “forte e preveggente” già appannata dal fallimento della sua SVO ( operazione militare speciale) del 2022, che non aveva tenuto conto del potente sostegno occidentale a Zelensky.
aggiornamento la crisi russo-ucraina
