Esteri

Presidenziali e politiche in Turchia. l’esito non è scontato

 

  • La Turchia si appresta ad affrontare quello che probabilmente il più importante della sua storia. Le consultazioni presidenziali e parlamentari indette per il prossimo 14 maggio dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, leader del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), potrebbero rafforzare l’attuale regime, ma anche portare il ritorno ad un sistema politico più liberale. L’oppositore principale di Erdoğan è Kemal Kılıçdaroğlu, leader del CHP (Partito repubblicano del popolo) candidato presidente del cosiddetto “Tavolo dei sei” noto anche come “Alleanza della nazione”, costituito da sei partiti di ambizioni e orientamenti politici diversi, ma uniti contro Erdogan.  Oltre al CHP – di centro sinistra – la coalizione è formata dal nazionalista Partito Buono (IYIP-Iyi Parti), dall’islamista Partito della Felicità (Saadet Partisi), dal Partito Democratico (Demokrat Parti) di centro-destra. Una prima alleanza formata da questi quattro partiti era stata costituita nel 2018 e in occasione delle elezioni locali del 2019 vinse le elezioni comunali a Istanbul e Ankara.  Le differenti posizioni politiche fra la coalizione hanno comportato mesi di negoziati per  un programma comune che intende ripristinare  un parlamento funzionante e basato sull’istituto della sfiducia costruttiva, con un presidente super partes e a-partitico contrariamente al sistema presidenziale adottato da Erdogan. Proprio sulla scelta del candidato presidente comune nella persona di Kemal Kılıçdaroğlu il “tavoli dei sei” si era diviso rispetto a chi voleva come candidati le figure popolari del sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu o quello di Ankara, Mansur Yavaş,  che in conclusione ricopriranno la carica di vicepresidenti in caso di vittoria dell’opposizione.  Secondo la media di 11 recenti sondaggi  i punti percentuali del ‘Tavolo dei 6’ non sarebbero sufficienti ad ottenere la vittoria, dal momento che resterebbe attorno al 45%, mentre il candidato presidente dovrebbe ricevere almeno il 50%+1 dei voti per essere eletto al primo turno. L’apporto essenziale, in questo caso, dipenderà dal Partito Democratico dei Popoli (HDP), filo-curdo e di sinistra, terzo partito in parlamento dal 2015 ma perseguitato e accusato dal governo di avere un legame diretto con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan(PKK). Sull’HDP pende anche l’imminente sentenza della Corte Costituzionale che deciderà se il partito verrà bandito o meno. Sul fronte opposto, l’AKP di Erdogan  oscilla  il 32.8% e il 40%,  mentre il MHP (Partito di Azione Nazionalista), suo alleato principale, continua a perdere voti a favore delle formazioni nazionaliste dell’opposizione, attestandosi attorno al 6.5%. Per rinforzare l’Alleanza del Popolo  Erdoğan si è mosso per approfondire le sue alleanze con la destra islamista corteggiando  il Nuovo Partito del Benessere , rinnovata versione dell’islamista e nazionalista Refah  tra le cui fila il Presidente turco venne eletto sindaco di Istanbul 1994 per poi prenderne le distanze e fondare l’AKP nel 2001Erdoğan ha ottenuto anche il supporto esterno Il Partito della Causa Libera, formazione partitica curda islamista, legata al gruppo terrorista Hizbullahresponsabile di delitti che alla fine degli anni ‘90  vide tra le proprie vittime la scrittrice femminista Konca Guriş e il questore di Diyarbakır Gaffar Okkan.  Questi due  nuovi alleati di Erdogan  mettono apertamente in discussione i diritti delle donne, nonché la modifica della legge 6284 sulla protezione della famiglia e la prevenzione della violenza sulle donne.   Secondo alcuni media locali, dietro l’alleanza stretta tra l’AKP e i partiti islamisti – le cui preferenze si attestano rispettivamente a circa 1,5% e 0.3% – si nota l’importanza data dall’AKP anche al minimo sostegno che può arrivare alla coalizione guidata da Erdoğan, sebbene alcuni osservatori notino che una tale alleanza può causare reazioni avverse tra le donne sostenitrici del partito. Sia la coalizione di Kılıçdaroğlu che quella di Erdoğan mirano a vincere le elezioni al primo turno. Ma non è escluso che si possa andare al ballottaggio. La gara tra l’opposizione e l’esecutivo è ancora una volta dominata da grandi squilibri in termini di accesso alle risorse finanziarie e ai media. Diversi giuristi hanno anche segnalato che secondo la costituzione il presidente Erdoğan – già eletto nel 2014 e nel 2018 – non potrebbe nemmeno candidarsi una terza volta, ma il Governo – con l’avvallo del Consiglio elettorale superiore – afferma che il sistema si è ‘azzerato’ dopo il passaggio al sistema presidenziale nel 2017 e l’opposizione ha dovuto incassare. La campagna elettorale è appena iniziata e la vittoria per l’AKP questa volta non è per niente scontata, in ogni caso  toccherà vedere se la vittoria della opposizione, da molti caldeggiata in Occidente, comporterà un mutamento strategico della politica estera turca, indirettamente a sfavore di Putin.  

L.G.

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