Politica

Processo civile, Modena: “Riforma Giustizia recupera forme nuove sperimentate durante pandemia”

Con la pandemia, causata dal Covid, “nel civile si sono sperimentate una serie di forme nuove, diverse: le udienze a trattazione scritta, alcune udienze da remoto, il giuramento del CTU senza la necessità di venire in udienza, con conseguente perdita di tempo. Questo patrimonio, sul quale c’è stato un giudizio positivo unanime, viene recuperato”. Lo dichiara la senatrice di Forza Italia, componente della commissione Giustizia di Palazzo Madama, Fiammetta Modena nel suo intervento in Aula al Senato. Grazie a questa riforma della Giustizia, “si sono superati, a mio avviso, due preconcetti. Il primo è che la causa della lunghezza dei processi è che ci sono troppi avvocati. Dalla commissione Luiso è uscita con chiarezza un’indicazione e cioè che il collo di bottiglia è quello della decisione: non ci sono abbastanza giudici per riuscire a decidere; la fase della decisione diventa il collo di bottiglia – questo è quanto testualmente scritto nei testi della commissione – che deve essere superato. Questa riforma – aggiunge -, a differenza di molte altre – quasi tutte le altre della giustizia – non è a costo zero, e i soldi non vengono dal recovery fund, come qualcuno, magari, potrebbe pensare; servono per arrivare agli obiettivi, ma su questa riforma il Ministero ha stanziato le risorse, tant’è che, secondo me, uno dei motivi per cui i meccanismi della Commissione bilancio sono poco chiari ai membri della Commissione giustizia è perché noi facciamo sempre riforme a costo zero, quindi di bilancio non ci occupiamo mai. In realtà, in questo caso i soldi ci sono, e ce ne sono anche parecchi, tra la mediazione e i fondi per il tribunale della famiglia e tutto il resto”, conclude la parlamentare azzurra.

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Papa Leone: “L’informazione è un bene pubblico, la fiducia si conquista con trasparenza e qualità” Nel Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali diffuso sabato 24 gennaio 2026, ricorrenza di San Francesco di Sales, il Pontefice torna sui rischi legati all’impiego dell’intelligenza artificiale nel giornalismo e ammonisce: «Non permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più prevalgano sulla fedeltà ai valori professionali, volti alla ricerca della verità». Meno clickbait e più qualità: è l’appello di Papa Leone al mondo dell’informazione. Le imprese dei media e della comunicazione non possono «permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più prevalgano sulla fedeltà ai loro valori professionali, volti alla ricerca della verità. La fiducia del pubblico si conquista con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi. I contenuti generati o manipolati dall’IA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone». Così come, d’altro canto, «va tutelata la paternità e la proprietà sovrana dell’operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto». Nel Messaggio per la 60ª Giornata delle Comunicazioni Sociali, diffuso sabato 24 gennaio 2026, ricorrenza di San Francesco di Sales, Papa Leone sottolinea che «l’informazione è un bene pubblico» e «un servizio pubblico costruttivo e significativo non si basa sull’opacità, ma sulla trasparenza delle fonti, sull’inclusione dei soggetti coinvolti e su uno standard elevato di qualità». Per il Pontefice, inoltre, «non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi – evidenzia – ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri». Di più: «Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane», rimarca Prevost, per il quale «la sfida, pertanto, non è tecnologica, ma antropologica». Quanto più nello specifico ai temi del giornalismo, il Papa mette poi in guardia dalla mancata accuratezza. «Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie ‘allucinazioni’. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire – afferma Leone XIV – un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza». Nel Messaggio dedicato al tema ‘Custodire voci e volti umani’, Papa Leone invita ancora a «non rinunciare al proprio pensiero» critico, a non abdicare alle nostre capacità cognitive, emotive e comunicative «accontentandoci di una compilazione statistica artificiale» della realtà. Consapevole che «la tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società», il Pontefice invita quindi a «una possibile alleanza» fondata su tre pilastri: responsabilità, cooperazione e educazione», ribadendo, infine, l’importanza dell’alfabetizzazione «ai media, all’informazione e all’IA» che «aiuterà tutti a non adeguarsi alla deriva antropomorfizzante di questi sistemi». Come conclude Prevost, «abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica».

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