La guerra di Putin

Putin e la sua guerra senza strategia

 

di Giuliano Longo

 

Se la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi come affermava nell’800 il generale prussiano Von Klausevitz, non è affatto chiaro quali siano gli obiettivi politici di Putin e tanto meno  quale sia la sua strategia militare.

In linea di principio uno degli obiettivi fondamentali è quello di mantenere una via di terra per la Crimea, ma la liberazione di Kherson potrebbe far vacillare questo presupposto spostando gli attacchi sulle linee del Donbas, la cui città sono ancora pesantemente bombardate dagli ucraini, indebolendo politicamente l’annessione di quei territori filorussi delusi da un protrarsi della guerra che stanno ancora pagando dal 2014.

Un dato politico da non sottovalutare se si considera che a Kherson è già aperta la caccia ai filorussi  rimasti e la popolazione viene arruolata nell’esercito ucraino.

Due a Zero, poiché per mesi Mosca aveva proclamato Kherson terra russa intangibile da difendere con le unghie e i denti.

Politica e guerra si intrecciano anche per il prosieguo del conflitto nel corso dei mesi invernali che se può dare respiro e pausa all’esercito russo numericamente inferiore ed evidentemente carente sotto il profilo numerico, tecnologico di intellgence e coordinamento tattico, altrettanto varrà per l’esercito ucraino che peraltro sta addestrando le sue elites in Gran Bretagna e in altri paesi d’Occidente, dotandosi di armamenti sempre più sofisticati.

Insomma se non proprio un cessate il fuoco una guerra a bassa temperatura.

Poi c’è il problema degli orientamenti dell’opinione pubblica dei russi che in gran parte non comprendono i fini “ideologici” di un conflitto per la “grande russia” anche se lo accettano, ma con sintomi di resistenza passiva come accaduto nel corso della “mobilitazione parziale” e con giovani al fronte ancora da addestrare completamente prima di gettarli nella mischia.

Infine il problema dei rapporti di forza internazionale che più dura il conflitto più rischiano di isolare Mosca dai paesi che non hanno applicato le sanzioni dell’Occidente o hanno un atteggiamento benevolo come la Cina che oggi punta però alla fine del conflitto in tempi medio brevi.

Per quanto riguarda l’Occidente e soprattutto gli USA riportiamo in sintesi il giudizio della prestigiosa pubblicazione politica americana, The Hill, che in sostanza afferma che “la Russia non fa più paura” una volta scongiurato l’uso di atomiche tattiche già chiaramente cassato da Pechino.

E se la Russia non fa più paura all’Occidente tanto vale proseguire nel conflitto se non proprio sino alla impossibile resa di Putin,  almeno verso una soluzione che glorifichi Zelensky, ma non faccia perdere la faccia a Putin, laddove anche in questa auspicabile soluzione, i tempi vengano decisi a Washington e non a Mosca.

Se a questa guerra è mancata una strategia sia politica che militare qual’è stato il senso della “operazione militare speciale” in Ucraina?

Certamente non la denazificazione che ha poco significato per i russi stessi, così come la difesa della Patria ancora integra nei suoi confini. Bensì una serie di operazioni tattiche mirate a successi politici parziali con un esercito non all’altezza di competere con l’Occidente.

Ma c’è anche un altro rischio, quello che il conflitto coinvolga direttamente forze militari della Nato come pare sia l’obiettivo, a nostro avviso provocatorio, di far cadere qualche missile in Polonia.

E allora si che comincerebbero i guai perché se l’orso russo non fa più paura i suoi arsenali atomici ne fanno e ancora tanta.

aggiornamento la Guerra di Putin ore 10.54

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