La guerra di Putin

Putin-Trump in Alaska, una vittoria dei nazionalisti russi o solo “melanconia” del passato?

di Giuliano Longo

A poche ore dall’incontro con Trump  si scopre che l’incontro  potrebbe aver regalato a Putin una vittoria geopolitica.

Questa risiederebbe nella scelta del luogo con la prima visita di un presidente russo negli Stati Uniti dal 2015, ma la prima in assoluto di Putin negli Stati Uniti.

.Già l’assistente presidenziale russo Yury Ushakov ha affermato che la scelta del luogo “ha senso, poiché i due Paesi sono vicini e condividono i confini”.

L’Alaska si trova all’estremità nord-occidentale del continente nordamericano ed è il più grande stato degli Stati Uniti per superficie, coprendo il 18% del territorio statunitense.

Separato dalla Russia continentale dallo Stretto di Bering rappresenta la distanza più breve tra la Russia continentale e l’Alaska continentale di circa 88 km.

Nello specchio d’acqua tra l’Alaska e la Russia, noto come Stretto di Bering, si trovano due piccole isole note come Grande Diomede di proprietà della Russia e Piccola Diomede di proprietà statunitense.

Il tratto di mare tra queste due isole è largo solo 3,8 km e durante l’inverno ghiaccia, quindi tecnicamente si potrebbe camminare dagli Stati Uniti alla Russia sul ghiaccio marino stagionale.

Con  un post su X, il governatore dell’Alaska Mike Dunleavy ha sottolineato che la la posizione strategica dell’Alaska, al crocevia tra Nord America e Asia, con l’Artico a nord e il Pacifico a sud, svolge “un ruolo più vitale per la nostra difesa nazionale, la sicurezza energetica e la leadership artica… È appropriato che discussioni di importanza globale si svolgano qui”.

In questi giorni i media russi ricordano che l’Alaska faceva parte dell’Impero Tzarista prima di essere venduta agli Stati Uniti nel 1867 per la modica cifra di 7,2 milioni di dollari.

Il miliardario Konstantin Malofeyev, sanzionato dall’amministrazione Obama per aver finanziato i separatisti filo-Cremlino nel Donbass ha affermato che gli abitanti dell’Alaska “ricordano con rispetto il loro passato russo e il loro presente ortodosso“. Mentre la propaganda nazionalista russa mette  in luce i legami storici dell’Alaska con la madrepatria russa.

Alaska: un avamposto russo in America

L’esploratore danese Vitus Bering attraversò per la prima volta lo stretto che separa l’Asia dalle Americhe nel 1728, per una spedizione finanziata dalla Russia zarista e nel 1741 vi portò i primi europei, prevalentemente cacciatori e commercianti di pelli. Di questi probabilmente la maggioranza era russa, sfruttando i nativi dell’Alaska. Con il baratto e la coercizione.

Nel 1784, una compagnia commerciale russa  aveva stabilito una stazione sull’isola di Kodiak e costringendo gli Aleuti locali a cacciare lontre marine e altri mammiferi marini, ma l’eccessiva caccia a foche e le lontre marine comportò il  crollo demografico dei nativi e della economia.

A causa delle difficoltà finanziarie, nel 1867 la Russia zarista vendette l’Alaska agli Stati Uniti, ma  l’influenza russa sopravvive ancora in Alaska.

In particolare quella della Chiesa ortodossa russa. Molte delle antiche chiese dell’Alaska presentano ancora la caratteristica cupola a cipolla, a sottolineare l’influenza architettonica russa.

Ancora oggi  per  molti nazionalisti russi la “svendita” dell’Alaska è stata una follia di proporzioni storiche e la visita di Putin in questa terra, rappresenta per loro l’occasione per mettere in luce le  radici russe e la gloria dell’Impero di questa terra gelida e inospitale, peraltro oggi scenario di molti film di Hollywood anche di successo.

Uno strumento di propaganda per i nazionalisti russi

Non appena si è diffusa la notizia i nazionalisti russi hanno iniziato a postare sui social la new che Putin non si sarebbe recato negli Stati Uniti, bensì in territorio russo per incontrare Trump.

Ancora oggi molti libri di testo russi insegnano ai bambini che la Russia non ha mai venduto l’Alaska agli Stati Uniti, ma l’ha ceduta a Washington con un contratto di locazione di 100 anni, e che in seguito gli Stati Uniti hanno falsificato questo  contratto.

La riconquista dell’Alaska da parte degli Stati Uniti è anche un tema ricorrente nei gruppi musicali russi più popolari come Lyube che negli anni 90, dopo la caduta dell’Unione Sovietica cantavano “Non essere sciocca, America. Restituiscici l’Alaska, la nostra terra natia russa. La Siberia e l’Alaska sono le nostre coste”, mentre il video mostrava l’esercito russo invadere e separare l’Alaska dagli Stati Uniti.

Va notato che I Lyube sono una delle band preferite di Putin. Putin che ha nominato il cantante principale del gruppo, Nikolai Rastorguyev, Consigliere Culturale del governo russo nel 2001.

Nel 2022, a Mosca ed in altre grandi città sono apparsi cartelloni pubblicitari con lo slogan Russia sono comparsi  “L’Alaska è nostra”.

Mentre si specula su cosa Putin regalerà a Trump, molti sui social media prevedono che sarà qualcosa che comunque metterà in risalto il legame della Russia con l’Alaska.

Ma anche diversi analisti occidentali hanno avvertito che Trump dovrebbe procedere con cautela. “Trump ha scelto di ospitare Putin in una parte dell’ex Impero russo. Chissà se sa che i nazionalisti russi sostengono che la perdita dell’Alaska, come quella dell’Ucraina, sia stata una situazione critica per Mosca, che deve essere corretta”, ha scritto su X Michel McFaul, ex ambasciatore statunitense in Russia.

In realtà, i nazionalisti russi hanno sfruttato la gaffe di Trump quando ha dichiarato che sarebbe andato in Russia (Alaska) per incontrare Putin. “Vado a trovare Putin. Venerdì andrò in Russia“, ha dichiarato Trump l’11 agosto, insieme al Segretario alla Difesa Pete Hegseth e al Procuratore Generale Pam Bondi.

Per quanto i nazionalisti strillino resta il fatto che L’Alaska sin dai tempi della Guerra Fredda, è un anello strategico americano per la difesa nucleare, come d’altronde lo è per Mosca.

Ma non è escluso che  il viaggio di Putin possa rappresentare un simbolo  culturale profondamente radicato, riaccendendo la memoria degli sciovinisti che non hanno ancora fatto i conti con la storia e, soprattutto, con la realtà.

Nella foto la base militare di Anchorage dove si terrà il Summit tra Putin e Trump

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