di Fulvio Barion
Esiste una malattia invisibile che non attacca il corpo, ma il senso delle cose. Michael Ende, nel suo capolavoro La Storia Infinita, la chiamò “Il Nulla”. Zygmunt Bauman, osservando le nostre città e i nostri consumi, la definì “Modernità Liquida”.
Oggi, quella che sembrava una metafora letteraria è diventata realtà tangibile. La cronaca ci restituisce immagini di una ferocia inedita: studenti che accoltellano docenti, figli che aggrediscono genitori, un’esplosione di violenza che nasce dal vuoto. In questa serie di articoli, esploreremo come il nichilismo contemporaneo stia divorando le fondamenta della nostra civiltà, proprio come il Nulla divorava le regioni di Fantàsia. Non è solo sociologia; è una lotta per la sopravvivenza dello spirito umano.
Articolo 1: Il Grido nel Vuoto e il Crollo dei Confini
Il primo segno dell’avanzata del Nulla a Fantàsia non è un boato, ma una sparizione. Qualcosa che prima c’era — un bosco, una montagna, una casa — semplicemente non esiste più. Non c’è un cumulo di macerie: c’è il vuoto.
Nella nostra società, stiamo assistendo alla stessa sparizione simbolica. Il “confine” tra le generazioni è evaporato. L’insegnante e il genitore non sono più figure “solide” che rappresentano un valore, una tradizione o una meta. Sotto la spinta di un’idea distorta di progresso e libertà, promossa per decenni come una conquista culturale, abbiamo rimosso ogni ostacolo tra l’individuo e la sua pulsione.
La dittatura del “Voglio, Ora”
Senza più un contenuto intrinseco che giustifichi il sacrificio o l’attesa, il giovane di oggi si ritrova come Bastiano nel momento in cui impugna l’Auryn: ha il potere di desiderare tutto, ma non ha più una storia che lo guidi. Quando la realtà — rappresentata da un “no” di un padre o da un’insufficienza a scuola — prova a riemergere, il soggetto nichilista reagisce con una violenza cieca. Non è ribellione politica; è il panico di chi, vivendo nel vuoto, percepisce il limite non come un aiuto per crescere, ma come un’offesa alla propria esistenza.
Le famiglie e le istituzioni, svuotate di autorità e ridotte a “erogatori di servizi”, assistono impotenti. Abbiamo abbattuto le pareti della “casa solida” per essere più liberi, ma ci siamo ritrovati sotto un cielo nero che sta iniziando a crollare.
Ma il Nulla non avanza da solo. C’è chi lo serve, chi lo agevola e chi trae potere dalla scomparsa della nostra capacità di sognare e pensare. C’è una figura, nel regno delle ombre, che sa esattamente perché i nostri ragazzi hanno smesso di credere nella “storia” e hanno iniziato a impugnare il coltello.
Nel prossimo articolo incontreremo il servitore del Nulla: chi è il moderno “Gmork” (nella foto) che sta sussurrando alle orecchie di una generazione senza padri?
