Norme fiscali

Quando la compulsione della riscossione va ben oltre la legittima pretesa erariale

di Gianfranco Piazzolla (*)

L’erario, questa cassa senza fondo che si nutre di tutto ciò che c’è intorno risucchiando qualsiasi denaro come un buco nero mangia stelle e pianeti.

Questa è la prima sensazione che si ha vivendo in Italia e svolgendo un lavoro a partita iva.

Ma da qualche tempo nel tritacarne di uno dei più grandi generatori di debito pubblico di tutti i tempi del pianeta terra, chiamato Italia, finiscono anche i privati e le mancette della nonna ai nipoti se versate “ spicce” come si diceva una volta quando il paese aveva tutt’altra dignità e postura.

E mentre questo paese affonda lentamente con la palla di cemento della burocrazia ai piedi di tutti paradossalmente se ne produce ancor di più e si attacca ciò che già è stramazzato al suolo da tempo.

Parliamo di Lavoro autonomo, professionisti, molte imprese, pensionati, dipendenti e cittadini comuni che sperando in un cambio di “amministratori” miracoloso danno luogo ad alternanze di governo per il tramite delle urne.

Lo diceva e lo prevedeva il fu presidente del consiglio Giovanni Spadolini in tempi molto più tranquilli “ L’alternanza degli schieramenti sarà sempre più una costante nel futuro”.

E così è stato.

Ma se prima, nella compianta o maledetta prima repubblica, per come si voglia giudicarla, esistevano partiti e personaggi di spessore, alcuni veri statisti, oggi abbiamo lo zero assoluto e zero colori.

Dal nuovo millennio la parabola è stata costantemente discendente se consideriamo che dal 2008 in avanti il paese ha vissuto e continua a vivere in una letargia economica, politica, sociale e produttiva comatosa e tossica.

La saccente e ridicola manifestazione dei vari governi degli anni duemila nel primeggiare nelle filiere digitali, amministrative, fiscali, normative e chissà quante altre servirebbe citarle, non ha fatto altro che ridicolizzare il nostro paese e affossare la spinta economica e sociale.

Di fatto siamo tra gli ultimi in Europa a livello di PA e di servizi digitali per non citare i dati economici e la povertà in terribile aumento annuale.

E il governo, dal suo prestigioso cilindro delle mancate promesse, dà il via libera all’agenzia delle entrate per la caccia al contribuente.

Già, perché ad oggi si stanno incrociando banche dati con il legittimo obiettivo di stanare gli evasori ma al contempo lo si fa sparando nel mucchio e disattendendo euro sentenze come quella del cedu su agrisud e su italgomme tanto per citare le ultime.

Si approfitta della complessità dell’inferno burocratico fiscale per far passare imprese e cittadini su un campo minato.

Minato dalle folli norme costruite nel tempo non per chiarire ma perlopiù per confondere, incassare e per fare giurisprudenza e poco importa se la metà di questa giurisprudenza la vince il contribuente. Tanto paga il popolo Italiano, questa è la fetida realtà.

Del resto dal paese che ha più leggi attive rispetto a tutti i paesi del globo, se ne stimano 160 mila, non ci si può aspettare altro.

E nel mentre l’agenzia delle entrate utilizza il sistema Cerebro per mettere le mani in tasca agli Italiani, che d’ora in poi dovranno documentare ossessivamente ogni loro piccola entrata o spesa.

Cosa è cerebro? Cerebro è progettato per le indagini patrimoniali, finalizzato a individuare patrimoni illeciti, sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, soprattutto legati alla criminalità organizzata o comune.

Un sistema che dovrebbe essere utilizzato per rintracciare terroristi e mafiosi ma che si è preferito puntarlo contro aziende, professionisti e cittadini comuni.

Uno stato di polizia tributaria che non rispetta la libertà e la privacy continuamente infranta da ogni governo di turno e da quest’ultimo ancor di più.

Quando cerebro entra in azione, se non si hanno documenti di appoggio o se per disgrazia un padre o una madre hanno regalato dei soldi al figlio potrebbero essere dolori.

L’azione della riscossione recupera senza indugio poiché non si può dimostrare la provenienza essendo i soldi contanti.

Insomma questa è una condotta da parte dello stato che va oltre alla legittima e sacrosanta battaglia all’evasione e va a cercare anche dove di fatto l’evasione non c’è, recuperando ignobilmente.

Chiunque si aspetti che lo stato bussi alla porta, non come un padre ma come un daziere incaricato dal governo eletto dal popolo.

 

(*) Presidente Confimprese Viterbo

Giunta esecutiva Lazio Confimprese Italia

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