di Loredana Vaccarotti
Altro che DeLorean: io indietro nel tempo ci vado a piedi, con le ginocchia scricchiolanti e il cuore pieno di malinconia. Siete pronti? Allacciate le cinture del Walkman, si parte.
Dicono che le nuove generazioni sono viziate.
Ma va? Con tutto a portata di pollice e pollicione! Noi, invece, per telefonare al fidanzato, all’amica o per fare scherzi telefonici (arte nobile ormai morta), dovevamo andare alla cabina del telefono a gettoni. Con 200 lire chiamavi il mondo intero. I nostri SMS? Le dediche alla radio: altro che “sto arrivando”.
E poi c’era il momento proibito: spingere il tasto rosso sperando nella pioggia di gettoni. La nostra Las Vegas.
Poi sono arrivate le schede telefoniche: non le buttavi nemmeno sotto tortura, perché ci facevi la collezione. Altro che NFT.
Sono cambiati giochi, merendine, auto e oggetti… quindi sì, è il momento del grande salto nel passato.
Vi ricordate Cioè e Pupa? Poster grandi quanto una parete di un trullo: Luis Miguel, Duran Duran, Nick Kamen, U2, Madonna, Boy George, Sandy Marton… io avevo l’armadio che sembrava una succursale di MTV.
E i baci sul cuscino? Allenamento ufficiale per il primo bacio vero.
Adesso invece aprono la chat, pigiano “video” e ciaone alla magia: magari si vedono, ma le labbra vere non le toccheranno mai. Evoluzione? Mah.
La vita senza Internet (cioè: l’era Paleozoica)
Niente Google, niente cellulari, niente reality.
Per parlare con qualcuno? O avevi il numero fisso, oppure ti lanciavi nella caccia alla cabina libera tipo Hunger Games.
Le ricerche? In biblioteca.
Con 500 lire eri ricco: pomeriggio intero in sala giochi.
Il Commodore 64? L’antenato delle console. Un gioco impiegava 20 minuti a caricarsi… su audiocassetta. Roba da meditazione zen.
E lo stereo? Con le dita pronte sul REC per registrare la canzone preferita senza la voce del DJ. Oggi basta YouTube. Eh.
Merendine, traumi culinari e sopravvivenza
Frizzy Pazzy, Big Babol, Crystal Ball (sì, noi siamo vivi dopo averci soffiato dentro: prendete esempio), altro che l’olio di palma.
Le Camille, il profumo delle Superga nuove, il panino burro e zucchero… noi sì che eravamo atleti dell’intestino.
Lettera di Natale tipo:
“Caro Babbo, è Natale, l’acquacotta mi fa male…”
e via di rime finché non uscivano le mance.
Le palline dell’albero erano di vetro: cioè, PERICOLO! Eppure eccoci qui.
La birra come abbronzante. La Nivea in scatola blu come protezione 50.
La lozione Schultz per schiarire i capelli? L’ho usata. E no, non ero sola. Forse.
Moda anni ’90: roba forte
Gli anfibi di “Non è la Rai”.
Il telefono SIP con la rotella (io ne ho comprato uno giocattolo alla mia bambina, per nostalgia).
Cartelle Naj-OlearI, cintoni elastici, trolls (il parrucchiere di Trump ha preso appunti).
Tamagotchi morto almeno cinque volte.
Gelati Eldorado, gelato in pipa, tirabaci alla fragola… noi sì che sapevamo vivere.
TV? Bim Bum Bam, Lupin, Heidi (che ancora ci chiediamo dov’era attaccata quell’altalena), Kiss me Licia, Happy Days, Beverly Hills, La signora in giallo, il Commissario Derrick (che risolveva i casi in tre ore lente ma solide).
Film? Il tempo delle mele, Laguna blu, Love Boat, Tre cuori in affitto… la storia dell’umanità, praticamente.
Educazione sentimentale e botte pedagogiche
Postal Market, il primo “porno” per molti.
Se ti sgridavano a scuola, a casa prendevi pure il bis.
Il nostro smartphone era il diario segreto con la chiavetta, che ovviamente tua madre trovava sempre.
Facebook era la piazza d’inverno e la spiaggia d’estate.
La panchina era la PlayStation.
Traumi veri?
– Lo scivolo bollente: modalità prosciutto cotto.
– L’Uomo Nero (oggi verresti denunciato).
– L’amica che raccontava i segreti ai genitori (anticipatrice dei politici di oggi, tutti “uccellini parlanti”).
Il Fantasma Formaggino? Certo che sì.
Le punizioni? Ciabatta, cintura o mestolo: tre scelte, come a un quiz.
I selfie? Nelle cabine per fototessere: ed eravamo pure bellissimi. Forse.
Gli anni che scivolano… e noi con loro
La neve dell’85, i mondiali dell’82, il rigore di Baggio del ’94.
Noi che consideravamo i quarantenni vecchi… e ora vediamo vecchi i ventenni.
Non è scontro generazionale: noi eravamo, siamo e restiamo la generazione dei fighi (e delle milf).
A 12 anni oggi scambiano numeri di telefono.
A 12 anni noi scambiavamo… pidocchi, varicella e figurine Panini.
Pantaloni a zampa, a sigaretta, a campana, tute blu, prime scarpe firmate dopo i 10 anni.
Pianti su Candy Candy, cotte per i fratelli di Georgie, balli con Heather Parisi, Pollon come maestra di mitologia.
Andare in vacanza? Macchina caricata modello Tetris, senza aria condizionata, partenza alle 11 (“così si risparmia sulla frescura”).
Finestrini aperti = effetto grill umano.
Infanzia da vero street survivor
Giocare fuori. SI’ FUORI.
Corda, bastoni, palline da tennis, arrampicate selvagge.
Se rimanevi fuori dalla squadra? Non andavi dallo psicologo. Te ne facevi una ragione.
A scuola si ripeteva l’anno senza drammi.
Il massimo della trasgressione: suonare ai campanelli.
Gli orologi a lancette? Li imparavi alla Cresima.
Le spalline? Da far impallidire la Rettore.
Maglioni che pizzicavano, scarpette di lana, toppe sui gomiti… stile unico.
E il riscaldamento acceso solo un’ora al giorno.
Con l’aria gelida perché “bisogna arieggiare”.
Noi camminavamo in casa in versione millefoglie: tuta, pile, lana, ciabatte pelose, vestaglia…
E guai ad aprire se suonavano: non per paura dei ladri, ma per non spaventarli.
E alla fine, come direbbe Roy Batty in Blade Runner:
“Tutti questi momenti andranno perduti come lacrime nella pioggia…”
Ma noi, finché ci ricordiamo, ce la ridiamo sopra.
Perché eravamo e siamo una generazione EPICA.
