di Giuliano Longo
Ieri mattina, gli investigatori della NABU hanno perquisito l’abitazione di Andriy Yermak, capo dell’amministrazione presidenziale. In seguito, la persona più influente del Paese dopo Zelensky,
Già il giorno prima circolavano voci secondo cui Andriyi e il Segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, Umerov, avrebbero ricevuto un avviso per sospetta corruzione.
Il capo dell’ufficio presidenziale non ha ancora ricevuto la notifica ufficiale, ma Yermak la confermato la perquisizione, ma secondo quanto riportato dai media ucraini la perquisizione potrebbe riferirsi al caso della cooperativa Dynasty.
Già citata nei “nastri di Mindich”, questo complesso residenziale di lusso in un sobborgo d’élite di Kiev, riguarderebbe anche l’ex vice primo ministro Chernyshov (anch’egli menzionato nei nastri).
I media ucraini ritengono che Dynasty avrebbe costruito case per gli esponenti dei vertici di potere di Kiev, per i quali gli inquirenti ritengono venissero utilizzati fondi di origine corruttiva.
Il parlamentare Oleksiy Goncharenko riporta che le indagini potrebbero essere collegate anche agli ordini impartiti alle forze dell’ordine dal Governo per monitorare i dipendenti di NABU e SAPO che stanno indagando sul coinvolgimento di Yermak anche per un’altra struttura che Yermak avrebbe “spremuto”.
Anche se non c’è ancora alcuna indicazione ufficiale sul motivo della perquisizione e nemmeno alcuna notizia che Yermak sia stato segnalato come “sospetto”, il fatto stesso che vengano condotte indagini e perquisito il suo appartamento, hanno suscitato un’enorme impressione anche all’estero.
Più tardi in serata, Zelensky ha rilasciato una dichiarazione in cui annunciava le dimissioni del capo del suo ufficio e una completa revisione del personale a via Bankova, sede del Governo.
Numerosi commentatori ucraini osservano che le perquisizioni presso l’abitazione di Yermak sono avvenute poco prima della visita a Kiev dell’inviato presidenziale statunitense, il generale Driscoll, il quale farebbe nuovamente pressione sulle autorità ucraine affinché accettino concessioni nell’ambito del piano di pace di Trump, incluso il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass.
Invece l’altro ieri ieri, Yermak dichiarava che “finché Zelensky sarà presidente”, l’Ucraina non farà concessioni territoriali e che questa posizione era già stata comunicata a Washington. Pertanto, molti esponenti politici collegano le indagini su Yermak ad una operazione di Washington per indebolire Zelenskyy, non escludendo la manina dei Servizi segreti americani.
In effetti, gli sviluppi nei negoziati e la crescente pressione esercitata dalla NABU su Bankova Street, sembrano essere strettamente correlati, così come è significativo è che Yermak, con le sue dimissioni, perde automaticamente la carica di capo del team negoziale per piano di pace nelle trattative con gli americani.
Un altro retroscena adombra l’ipotesi che la perquisizione sarebbe legata alle manovre della “coalizione anti-Zelensky” per privare il presidente del potere effettivo, perdendo il controllo sulla maggioranza parlamentare e sul governo. Questa coalizione guidata dall’ex presidente ucraino Poroshenko, da tempo chiede la rimozione di Yermak accusato di esercitare uno strapotere anche sul Presidente.
In linea con questa teoria, va rilevato che negli ultimi giorni sono riemerse voci secondo cui Yermak stava attivamente lavorando a un contrattacco contro NABU e SAPO attraverso funzionari della Sicurezza controllati da Bankova, mentre era gia stato preparato un avviso di suspicione per il capo della Procura Speciale, Oleksandr Klymenko.
In ogni caso queste dimissioni rappresentano un duro colpo per Zelensky che probabilmente tenterà di sostituire Yermak nominando al suo posto l’attuale Primo Ministro Yulia Sviridenko o l’ex Ambasciatrice negli Stati Uniti, la signora Markarova.
Operazione che comunque limiterebbe il controllo di Zelensky sulla struttura verticale del potere dove il Presidente non è più la sola “fonte del potere”, né può garantire ai suoi più stretti collaboratori.
Senza contare che negli ambienti politici di Kiev in molti ritengono che Yermak (così come Mindich e altre figure coinvolte in casi di corruzione ai vertici della leadership) avrebbero potuto portare a termine i loro piani senza la conoscenza o il consenso del Presidente.
Ora è prevedibile che tutti i procedimenti anticorruzione subiscano un’accelerazione drammatica con la possibilità che Zelensky sposti il centro del processo decisionale da Bankova al parlamento e al governo, pur mantenendo la posizione dominante del suo partito Servitore del Popolo.
Ma potrebbe anche vedere indebolito il suo controllo politico sulla Procura generale, sul Servizio di sicurezza ucraino (SBU) e sull’Ufficio statale di investigazione (SBI) di cui Yermak era il coordinatore per contrastare le indagini della NABU.
Uno scenario più estremo vedrebbe una scissione interna al partito di Zelensky “Il Servitore del Popolo” con un riassetto della maggioranza parlamentare e al controllo,, più o meno diretto, della “coalizione anti-Zelensky” di Poroshenko e dei parlamentari che controllano gli aspetti finanziari del bilancio.
Questo scenario prevede un voto di sfiducia al governo e esercitate pressioni su Zelenskyy affinché approvi la formazione di un nuovo governo di “unità nazionale”, di fatto al di fuori del suo controllo..
Tuttavia molto più importante è il potenziale impatto di ciò che sta accadendo sulla guerra e sui negoziati di pace.
Le dimissioni di Yermak e i conseguenti sconvolgimenti al potere avranno, in ogni caso, conseguenze sulla governance del Paese in guerra. Ad esempio sulla adozione del bilancio statale, sull’energia, sull’approvvigionamento della difesa, ma inevitabilmente anche sugli “umori” dell’opinione pubblica Ucraina e, ancor più pericoloso, dell’esercito.
Per di più questa situazione ridurrà le possibilità dell’attuale presidente di vincere le prossime elezioni presidenziali rinviate sine die a causa della legge marziale.
Una situazione critica che potrebbe rendere Zelensky più ricettivo alle pressioni americane su punti chiave dell’accordo di pace che finora si è rifiutato di accettare , anche a scapito del ribadito sostegno europeo. .
Non va nemmeno sottovalutata l’affermazione di Putin dell’altro ieri che contestava la stessa legittimità della presidenza di Zelensky, tanto che qualche commentatore occidentale avanzava l’ipotesi di “una quinta colonna politica russa” all’interno dell’Ucraina.
Eventualità da escludere considerando il consenso di cui ancora gode Zelensky e una opinione pubblica ucraina ancora fieramente avversa all’aggressore, ma non è nemmeno da escludere che un’altra manina, questa volta di Mosca, sia già al lavoro per il futuro politico dell’Ucraina.
aggiornamento la crisi russo-ucraina
