di Balthazar
A Davos Trump non ha solo fatto il bullo, ma ha chiarito un metodo di governo geopolitico, o imperiale che dir si voglia, dove – fra pressioni e retromarce – la Groenlandia diventa il banco di prova delle nuove relazioni tra Stati Uniti ed Europa.
Quindi, dice all’Europa, apriamo subito negoziati, ma non useremo – per ora – né la forza, né i dazi ( il che è sempre possibile, ma se ci ostacolate ve la faremo pagare che rappresenta solo un ricatto mascherato da dialogo.
Un ricatto fondato sulla dottrina economica e geopolitica secondo la quale gli Stati Uniti sono il motore della crescita globale e hanno il diritto di riequilibrare i rapporti anche con l’Europa sino al punto di imporre altri dazi. . Prima si minaccia la tariffa e poi se ne offre la sospensione come premio.
Veniamo ora all’aspetto militare e della sicurezza.
Tutta la banda di Trump sostiene unanime che controllando la Groenlandia gli Stati Uniti garantiscono la sicurezza militare artica nel Nord Atlantico. A questo punto la responsabilità non è più della Nato, ma diventa un monopolio di Washington che vuole il controllo non solo delle risorse dell’isola, ma anche delle future rotte marittime aperte dal disgelo della calotta polare.
Alle quali anche la Cina sta guardando forte del primato militare della Russia che ancora prevale nella regione artica.
Per dire pane al pane fuori dalle contorsioni dei leader europei e dei loro vorrei ma non posso, quello del Tycoon è ricatto bell’e buono a uno storico alleato che per oltre 70 anni non ha mai tradito la fiducia nell’alleato oltre atlantico.
Se poi volessimo aggiungere un’altra tessere al mosaico egemonico di Trump dobiamo parlare dell’’Ucraina dove gli stati Uniti , o meglio Trump e il suo team, vogliono la pace (ci mancherebbe questo premio Nobel bisognerà pure darglielo come dice Giorgia Meloni) , ma l’onere principale della fine del conflitto spetta agli europei che se proprio deve continuare per logorare Putin, paghino loro!
Semmai interverremo sulla ricostruzione dell’Ucraina sempre che ci sia la ciccia per guadagnare – unpo come vorrebbero fare nella Striscia di Gaza.
Gli europei si sono riuniti – non è ancora chiaro per fare che, ma già l’astuto Trump propone i incontri bilaterali con vari leader europei – e Giorgia ci starebbe anche – che di fatto risulterebbero un ariete divisivo (altro che bazooka di Ursula) per la UE con l’eccezione dei britannici vassalli fedeli e obbligati degli Stati Uniti che della UE non fanno più parte.
La Groenlandia è quindi il prototipo dei futuri dossier: risorse rare, posizione strategica, investimenti ad alta intensità di capitale, competizione in cui civile e militare si intrecciano e dove l’Europa rischia di cedere un pezzo del proprio spazio economico in cambio di “protezione”.
La vera questione è che l’atlantismo non è più patto tra pari, ma un rapporto in cui il più forte decide tempi, temi e prezzo, oggi la Groenlandia, domani qualunque altro interesse europeo, e le esitazioni o le difese puramente verbali per la propria sicurezza divengono dipendenza obbligata in cambio della stabilità.
aggiornamento le politiche di Trump
