“Quella dell’unicità delle carriere è un’anomalia tutta italiana. Su 27 Stati dell’Unione europea, 22 prevedono la separazione delle carriere. In altri tre – come la tanto ammirata Francia – il pubblico ministero è addirittura sottoposto all’esecutivo, un po’ come avviene anche in Spagna. Nel mondo occidentale restano soltanto due Paesi con il sistema attuale: Italia e Grecia. E in nostro Paese conserva un retaggio dell’ordinamento fascista del 1941, che pretendeva carriere unificate in funzione della pretesa punitiva dello Stato, fondata sulla presunzione di colpevolezza”. Così Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria del SI per Forza Italia, intervenendo a Radio 24. “Quello che si fa oggi – ha proseguito – è completare il percorso indicato da Giuliano Vassalli – partigiano, medaglia d’argento alla Resistenza – affinché il famoso giudice terzo e imparziale sia davvero messo nelle condizioni di essere libero nelle sue decisioni e non più condizionato dal pubblico ministero, che poi può incidere sulla sua carriera. Dal punto di vista politico non ci sarà alcuna conseguenza, perché non è un referendum politico. Chi vuole mandare a casa il governo di centrodestra, lo potrà fare se vuole tra un anno, quando ci saranno le prossime elezioni politiche. Il 22 e 23 marzo non si vota contro Giorgia Meloni: si vota per cambiare un sistema oppure per mantenerlo così com’è. Chi voterà no, vuole che il sistema rimanga esattamente quello attuale. A noi non piace e lo vogliamo cambiare”, ha concluso .
