Politica

Referendum: ultimi appelli al voto, Meloni e Schlein in tv. Kermesse M5S con Conte a Roma

Roma si fa teatro dell’ultimo giorno di campagna referendaria sulla giustizia. Nel quale ci si divide tra studi televisivi e palchi politici. Da una parte Giorgia Meloni ed Elly Schlein che si confrontano a distanza dagli studi di Rai 1 e La7, in via Teulada. Dall’altra il Movimento 5 Stelle che chiude la campagna per il No al Palazzo dei Congressi all’Eur, dove il giorno prima si sono riuniti i sostenitori del Sì. Due luoghi diverse, stesso obiettivo: convincere gli indecisi a poche ore dal silenzio elettorale.

La presidente del Consiglio prova a smorzare le polemiche sull’ultimo caso esploso, quello sul sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, accusato di essere stato socio in affari della figlia di un condannato per camorra. Lo definisce “leggero”, ma respinge con forza ogni accostamento alla criminalità organizzata. La premier parla di una possibile “manina” dietro la diffusione della notizia in piena campagna, sottolineando però che eventuali responsabilità saranno accertate dalla magistratura. Sul piano politico si mostra sicura della tenuta dell’esecutivo, ribadendo ciò che ormai ripete da settimane. Esclude contraccolpi qualunque sia l’esito del voto. “I governi cadono quando si spaccano le maggioranze, non per l’opposizione”, osserva, rivendicando la solidità della coalizione. Sul referendum insiste: una eventuale vittoria del No, rischierebbe di trasmettere il messaggio di un Paese incapace di riformare i propri meccanismi.

Di tutt’altro tenore la posizione delle opposizioni. Su Delmastro, la segretaria del Pd Elly Schlein torna a chiedere le dimissioni. Schlein attacca Meloni: più che interrogarsi sul lavoro dei giornalisti, sostiene, dovrebbe riflettere sui criteri di scelta dei suoi collaboratori. Ancora più duro Giuseppe Conte, che dal palco del No al Palazzo dei Congressi trasforma il referendum in una battaglia di principio costituzionale. L’ex premier accusa il governo di voler ridimensionare il ruolo della magistratura e difende il sistema dei controlli come pilastro della democrazia. “Non possiamo permettere che vengano messi in discussione i princìpi costituzionali nati dalle ceneri del fascismo”, dice davanti alla platea.

All’evento organizzato dai pentastellati non mancano comici e artisti, che interbengono in video: arrivano infatti i contributi ironici di Ficarra e Picone, che con sarcasmo si chiedono se non fosse “meglio un aperitivo” della riforma, mentre Enzo Iacchetti affida a una canzone il suo invito a difendere la Costituzione. “Mi spiace per tutti ma io al referendum voto no”, intona. Tra gli interventi alla kermesse anche quello del presidente del Comitato per il No promosso dall’Anm, Enrico Grosso, che definisce la riforma “paradossale” e cita il caso Palamara come esempio dei possibili effetti distorsivi del nuovo sistema. “Una riforma fatta per risolvere storture come quella del caso Palamara, rischia di riportarlo dentro” al Csm per effetto del sorteggio, dice. Clima da ultimo miglio, dunque, tra accuse incrociate, appelli al voto e tentativi di politicizzare, o depoliticizzare, la consultazione. Perché se per il governo si tratta di una riforma necessaria per modernizzare la giustizia, per le opposizioni il voto è diventato un test sulla tenuta degli equilibri costituzionali. Ora però cala il silenzio elettorale e la parola pass davvero agli elettori chiamati al voto domenica e lunedì.

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