Politica

Il dopo-Referendum: lasciano Delmastro e Bartolozzi, Meloni ‘sfiducia’ Santanchè e va avanti ‘no voto fiducia’

 

 

di Giuseppe Recchia (*)

 

Un terremoto. La disfatta al referendum sulla riforma della giustizia miete le prime vittime nel governo: si dimettono il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e la capo di Gabinetto del Ministero di via Arenula, Giusi Bartolozzi. A vittoria del No ormai acquisita, i loro nomi circolavano già come in bilico, per via delle polemiche che li avevano visti coinvolti proprio a pochi giorni dal voto. Oggi arrivano le loro dimissioni, formalizzate dopo una riunione a via Arenula con il Guardasgilli Carlo Nordio. Una decisione cui – a quanto si apprende da fonti parlamentari – avrebbe dato impulso in prima persona la premier Giorgia Meloni, definita furiosa per l’esito del referendum e decisa a sbloccare una situazione che ritenuta non più sostenibile: dopo aver difeso i suoi, nonostante le indagini a loro carico, la presidente del Consiglio avrebbe quindi imposto un passo indietro a tutti i membri del governo alle prese con guai giudiziari, anche per togliere un facile argomento alle opposizioni. Proprio per questo la premier ‘sfiducia’ anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè, come annuncia nero su bianco una nota di Palazzo Chigi: “La presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”.

 

Meloni – viene riferito – vuole insomma spazzare via qualunque ombra che pesa sul suo governo, compresa quella delle inchieste che coinvolgono Santanchè. L’intenzione è infatti proprio quella di non allargare la crisi: fonti di governo assicurano che non chiederà al Parlamento un voto di fiducia a seguito della sconfitta al referendum, perché “non avrebbe senso visto che non c’è alcuna crisi nella maggioranza che sostiene l’esecutivo”, è il ragionamento dalle parti di Palazzo Chigi, dove si smentisce anche che sia all’ordine del giorno un incontro al Quirinale tra la premier e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

 

“Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”, spiega Delmastro annunciando in una nota le sue dimissioni. Che arrivano dopo le rivelazioni di stampa, a pochi giorni dal referendum, sulla sua partecipazione a una società, proprietaria di un ristorante a Roma, di cui faceva parte anche la figlia di Mauro Caroccia. Quest’ultimo è attualmente in carcere dove sta scontando una condanna definitiva a 4 anni per intestazione fittizia con l’aggravante di mafia, per i suoi rapporti con il clan Senese. Delmastro aveva chiarito subito di aver venduto le quote non appena saputo chi fossero i soci, ma questo non ha placato le polemiche e gli attacchi delle opposizioni, anche dopo la pubblicazioni di alcune foto che lo ritraggono con lo stesso Caroccia e all’interno del suo ristorante.

 

Su Bartolozzi, già indagata nell’inchiesta sul caso Almasri per false dichiarazioni al pm, pesano le dichiarazioni rilasciate in una trasmissione televisiva in vista del referendum: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”, aveva detto, scatenando una bufera durata giorni e che – nelle valutazioni della maggioranza e del governo – ha evidentemente influito sulla vittoria del No.

 

Quanto a Nordio, in mattinata si assume “la responsabilità politica” della riforma bocciata dagli elettori, “che porta il mio nome. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione ammetto che sono stati anche i miei”, confessa, tentando poi una strenua difesa della sua capo di gabinetto che “assolutamente” non è in discussione. Ma la svolta impressa da Palazzo Chigi non lascia alternative a Bartolozzi, così come a Delmastro. Le cui dimissioni comunque “sono tardive. E mi sembra siano capri espiatori facili di una sconfitta che è tutta di Giorgia Meloni. Se non avessero perso il referendum si sarebbero dimessi? C’è in gioco la dignità delle istituzioni italiane”, attacca la segreteria del Pd, Elly Schlein, mentre il leader M5S Giuseppe Conte aggiunge: “Dopo il travolgente voto popolare di oltre 14 milioni di italiani Meloni si è dovuta arrendere”; e mentre “si sciolgono come neve al sole le chiacchiere della premier su complotti e ‘manine'”, aggiunge, “l’elenco degli orrori non è finito. L’impatto di questo travolgente voto popolare riuscirà a far dimettere anche la ministra Santanchè?”. A chiederselo – evidentemente – è anche la stessa Meloni, che attende una risposta dalla sua ministra.

(*) La Presse

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