Roma Capitale

Roma: chiuse indagini su attentato Sinagoga del 1982. In cinque rischiano il processo

di Emilio Orlando (*)

La Procura della Repubblica di Roma ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di cinque soggetti ritenuti, a vario titolo, coinvolti nell’attentato terroristico avvenuto il 9 ottobre 1982 davanti alla Sinagoga della Capitale. Il raid armato causò la morte del piccolo Stefano Gaj Taché, di appena due anni, e il ferimento di circa quaranta persone che stavano lasciando il locale di culto al termine della funzione religiosa. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il commando avrebbe agito con modalità tipiche delle operazioni terroristiche organizzate, con il lancio di ordigni esplosivi e utilizzo di armi automatiche contro i fedeli in uscita da un accesso secondario su via Catalana, per poi dileguarsi rapidamente nelle strade circostanti. L’attacco viene inquadrato nell’ambito delle attività di un gruppo armato internazionale attivo in quegli anni.

I cinque indagati per i quali la Procura ha chiuso le indagini sono: Abou Zayed Walid Abdulrahman, di 68enne detenuto in Francia e già a giudizio per la strage del 2 agosto 1982 a Rue des Rosiers a Parigi; Abed Adra Mahmoud Khader, di 71enne cittadino palestinese residente in Cisgiordania, Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74enne di origine palestinese residente in Giordania, Hamada Nizar Tawfiq Mussa, 65enne di origine palestinese residente in Giordania e Abu Arkoub Omar Mahid Abdel Rahman, 66enne di origine palestinese, residente in Giordania. La Procura ipotizza che abbiano agito in concorso anche con altri soggetti, già deceduti, come Alhamieda Rashid Mahmoud alias Fouad Hijazy, Maher Said e Al Awad Yousif alias Arabe el Arabi Tawfik Gamal.

La riapertura dell’inchiesta è stata resa possibile grazie a nuovi elementi emersi in indagini parallele condotte in Francia su un altro episodio violento verificatosi nell’agosto dello stesso anno a Parigi, attribuito alla medesima organizzazione. Le risultanze investigative avrebbero evidenziato collegamenti tra i due eventi, sia sotto il profilo operativo sia per quanto riguarda i soggetti coinvolti. Gli investigatori della Digos della questura di Roma e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione hanno lavorato per ricostruire il contesto in cui maturò l’attentato, caratterizzato da forti tensioni internazionali. In particolare, gli eventi si collocano in una fase segnata da escalation militari in Medio Oriente, che avrebbero contribuito ad alimentare una strategia di azioni violente anche al di fuori dell’area di conflitto. Secondo la Procura, gli elementi raccolti consentono di inserire l’attentato alla Sinagoga di Roma in una più ampia strategia terroristica dell’organizzazione di riferimento, attiva tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta con numerosi attentati in Europa e nel Mediterraneo.

Soddisfazione è stata espressa anche dal legale della comunità ebraica romana, l’avvocato Cesare Del Mone, che ha sempre sostenuto il lavoro della magistratura nella ricerca di giustizia per le vittime. “L’attentato colpì famiglie inermi, segnando una delle pagine più tristi e dolorose della storia della nostra Comunità e della Repubblica. Resta forte lo sconcerto per il tempo trascorso e per il muro di omertà, reticenze e ostacoli che ha rallentato per decenni la piena emersione della verità, prolungando il dolore delle famiglie e della nostra Comunità”, ha dichiarato il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun.

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