La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa imprevedibile e complessa da gestire, certamente per i malati ma anche per chi li assiste in famiglia. In occasione della Settimana della Sclerosi Multipla, che si concluderà il prossimo 6 giugno, il Presidio di Riabilitazione Nuova Sair – accreditato dalla Regione Lazio – richiama l’attenzione sui caregiver familiari ai quali ha dedicato un percorso laboratoriale di Mindfulness per offrire strumenti utili a raggiungere una maggiore consapevolezza nel rapporto con la malattia che ha colpito il loro caro.
“La pandemia ha sconvolto definitivamente la vita dei familiari dei malati di Sclerosi Multipla: la solitudine del lockdown, l’isolamento sociale hanno assestato un colpo durissimo a chi già è sottoposto ad un carico di fatica fisica ed emotiva. Ci siamo sentiti in dovere di offrire delle risposte a tanta sofferenza, accogliendo i familiari dei pazienti di SM all’interno di un percorso di Mindfulness, tecnica che aiuta a focalizzare l’attenzione e a favorire l’autocontrollo” – dichiarano Armando Cancelli, direttore sanitario del Centro e Rosario Riccioluti, presidente di Nuova Sair, cooperativa nazionale che gestisce il Presidio.
“Il Centro di Tor Bella Monaca fornisce trattamenti riabilitativi domiciliari a circa 60 pazienti con Sclerosi Multipla e ogni giorno verifichiamo quanto la malattia sia impattante anche dal punto di vista emotivo – chiarisce il dottor Cancelli – Il nostro progetto si propone lo scopo di aiutare i caregiver a gestire i livelli di ansia e di stress, ricomporre il dolore e l’emotività, stabilire relazioni di condivisione tra persone che vivono la stessa condizione. Per garantire la massima attenzione ai bisogni dei familiari abbiamo istituito un gruppo di lavoro nel quale sono stati coinvolti tutti gli operatori impegnati nei progetti riabilitativi a persone con SM, guidati da una psicologa e da una fisioterapista con formazione specifica“– aggiunge il dottor Cancelli.
“I 20 incontri di Mindfulness sono stati molto apprezzati sia dal punto di vista del sollievo che per la condivisione delle esperienze tra i familiari e con la psicologa, soprattutto perché i caregiver si sono sentiti protagonisti in uno spazio dedicato esclusivamente ai loro bisogni. L’esperienza proseguirà certamente anche in futuro” – conclude il direttore sanitario del Presidio.
