di Giuliano Longo
Dopo l’annullamento delle elezioni di tenutesi regolarmente lo scorso anno a causa di presunte interferenze elettorali e di attacchi ibridi “aggressivi” da parte della Russia, la destra, sostenuta da grandi manifestazioni popolari, ha accusato il Governo di aver sovvertito la democrazia perché non sono riuscite ad accettare la vittoria al primo turno di Călin Georgescu, il nazionalista simpatizzante del Cremlino.
Il primo turno delle prossime elezioni si terrà il 4 mentre il secondo il 18 maggio. Se vincesse la presidenza, il 38enne George Simion ha promesso di affidare un ruolo di primo piano a Georgescu (nella foto), a cui è stato impedito di riproporre la propria candidatura presidenziale.
“Siamo ora impegnati in una campagna per ripristinare la democrazia, la volontà popolare, lo stato di diritto e l’ordine costituzionale”, ha affermato.
L’AUR di Simion è un partito socialmente conservatore con una visione irredentista per la ricostruzione della “Grande Romania” che agita la prospettiva di potenziali dispute territoriali e scontri con Ucraina, Moldavia e Bulgaria. Pur negando di essere filo-russo, Simion vuole bloccare gli aiuti militari all’Ucraina.
Fondato nel 2019, l’AUR detiene già il secondo maggior numero di seggi nel parlamento rumeno, dopo il Partito Socialdemocratico (PSD) e si è classificato quarto alle elezioni presidenziali annullate lo scorso anno, ma ora sembra aver guadagnato il sostegno degli elettori di Georgescu.
A livello internazionale si sta osservando attentamente se il messaggio di Simion, che si dichiara trumpiano, troverà riscontro presso l’elettorato, nel timore che una vittoria di Simion possa destabilizzare uno stato membro chiave della NATO e dell’UE che conta 19 milioni abitanti.
Un recente sondaggio dell’autorevole pubblicazione americano tedesca POLITICO , Simion è in procinto di vincere il primo turno con circa il 29% dei voti. Se vincerà il 4 maggio, molto dipenderà dal sostegno degli elettori al secondo posto, che saranno probabilmente l’ex leader del Partito Nazionale Liberale (PNL) Crin Antonescu (con il 22%) o il sindaco di Bucarest Nicușor Dan (con il 20%).
In Romania, Simion è sotto accusa per aver tentato di ingaggiare una società statunitense di lobbyng per ottenere incontri con importanti personalità politiche americane e di organizzare apparizioni mediatiche con giornalisti statunitensi.
L’attuale presidente Antonescu ha accusato Simion di investire “nel suo culto della personalità e in noti cospiratori all’estero. Invece di combattere per la Romania qui, sceglie di pagare qualcun altro, lì, per umiliarci tutti”.Ma Simion intende sfruttare il sostegno ottenuto da Georgescu l’anno scorso, affermando che gli verrà assegnato un incarico, magari anche come primo ministro.
“Penso sia normale che ricopra il ruolo che desidera – ha detto- Perché è il rumeno che ha ottenuto più voti, è lui che avrebbe dovuto ricoprire il ruolo al Cotroceni [palazzo presidenziale], ed è un modo per tornare alla normalità e sistemare ciò che si può ancora sistemare, perché la democrazia e la fiducia dei rumeni nello stato di diritto sono state gravemente ferite”.
In passato George non è stato tenero con gli avversari affermando che le persone che hanno respinto la candidatura presidenziale di Georgescu avrebbero dovuto essere “scorticate” con il sindaco di Bucarest Dan che lo ha definito un “teppista” che “ha istigato la violenza nella sfera pubblica e ciò ha danneggiato la società“.
Simion non avrebbe piena libertà di nominare un primo ministro. Sebbene sia il presidente della Romania a nominare la carica, quest’ultima richiederebbe il sostegno della maggioranza parlamentare.
Nell’attuale aula, l’AUR è all’opposizione, mentre i socialisti del PSD e i liberali del PNL fanno parte della maggioranza di governo con Antonescu come loro candidato comune. Tuttavia, Simion sostiene che se Antonescu non otterrà buoni risultati, i partiti della coalizione saranno costretti ad accettare un nuovo primo ministro e a deporre l’attuale primo ministro Marcel Ciolacu, l’attuale primo ministro.
La destra rumena ha tratto profitto dalle frustrazioni di lunga data in Romania per la corruzione e l’inefficacia dell’establishment politico – PSD e PNL – che ha accusato di aver orchestrato l’annullamento delle elezioni.
Le elezioni presidenziali dello scorso anno sono state la prima volta nella storia postcomunista della Romania che un candidato dei partiti istituzionali non è riuscito ad arrivare al secondo turno.
Per Simion, l’annullamento ha rappresentato un’ulteriore prova del fatto che la Romania è guidata dallo stesso vecchio gruppo che prese il potere nel 1989, quando il paese abbandonò il comunismo, simulando semplicemente una transizione verso la democrazia dopo la morte del dittatore Ceaușescu.
“Il governo ha organizzato la campagna e le elezioni e le ha perse“, ha detto Simion a proposito del voto dell’anno scorso accusandolo di aver violato le legge elettorali e le regole della democrazia.
Simion, al quale è vietato l’ingresso negli stati confinanti di Ucraina e Moldavia a causa della sua passata campagna per la riconquista di parte del loro territorio, afferma di aver pregato che Trump trovi un modo per portare la pace in Ucraina.
Sebbene sia un nazionalista che si allinea con il MAGA (Make America Great Again) per lasciare l’UE, anzi si definisce il candidato che può far sì che gli Stati Uniti mantengano l’impegno di schierare truppe in Romania.
“Ciò che auspichiamo, in quanto Paese storicamente influenzato dall’imperialismo tedesco e russo, è che questa formula di pace sia accompagnata da nuove garanzie di sicurezza per i prossimi 30-50 anni, in modo che la Russia non possa più fare ciò che ha fatto, violando tutti i trattati internazionali”, ha affermato
Mentre i concorrenti alle elezioni dello scorso anno lo accusavano di voler far uscire la Romania dall’UE, Simion ha insistito sul fatto che vuole che il suo paese ne resti membro, ma che l’Unione si deve impegnare esclusivamente sull’economia, senza interferire su cultura e nella difesa.
Simion ha anche sottolineato di volere che la Romania resti nella NATO, guidata dagli Stati Uniti ma chiarendo di non credere che “una forza di difesa guidata da Francia e Gran Bretagna possa essere un’alternativa alla soluzione di sicurezza che ha funzionato fin dalla Seconda guerra mondiale, la formula della Pax Americana”. Riferendosi a una nuova architettura di sicurezza per l’Europa e in particolare per l’Ucraina del dopoguerra, ritiene che i paesi della NATO dovrebbero aumentando le loro spese militari come chiede Trump..
Date queste premesse l’Europa potrebbe dormire, almeno parzialmente sonni tranquilli, ma la destra e parte della popolazione rumena non sono filoucraine e temono la potenza militare che l’Occidente ha garantito a Kiev.
Teme inoltre che il conflitto possa estendersi ai sui confini soprattutto nell’area confinante con l’Ucraina nel Delta del Danubio, dove ad esempio gli Inglesi, non disdegnerebbero far occupare qualche porto rumeno da loro navi da Guerra.
Resta invece il dubbio se la tanto ambita grande base americana in Romania verrà portata a termine secondo le ambizioni di Biden che non erano e non sono certo quelle di The Donald.
