L’annuncio della riconquista completa della regione di Kursk, invasa e in parte occupata dagli ucraini nell’agosto scorso, va letto non solo come un fatto militare ma come un chiaro gesto politico.
A comunicare la notizia a Vladimir Putin è stato Valerij Gerasimov, capo di stato maggiore. Non il nuovo ministro della Difesa, Andrej Belousov, tecnico civile senza radici militari, ma il generale che da cinquant’anni èl’anima tradizionale delle forze armate russe.
Rinforzando il legame tra la leadership e la base militare che ha garantito la sopravvivenza di Putin anche nel corso del tentato golpe di Prigozin, garantisce anche stabilità all’interno della Russia,.
Non solo, ma il suo elogio ai combattenti nordcoreani segnala all’Occidente che la Russia ha alleanze, sia pure scomode, legittimando l’aiuto militare della Corea del Nord e normalizza la cooperazione con paesi tradizionalmente esclusi dai giochi globali. Il messaggio è diretto: la Russia non è isolata come vorrebbero i suoi avversari.
In parallelo, Mosca annuncia la creazione di una testa di ponte nella regione ucraina di Sumy che non è solo una manovra tattica, ma è una risposta simmetrica all’incursione ucraina su Kursk dello scorso agosto che Zelensky voleva utilizzare come merce di scambio con Putin. ,
Un altro avvertimento a Kiev per alzare il prezzo di una futura tregua avvertendo che la Russia potrebbe portare la guerra in profondità nel territorio ucraino
La testa di ponte a Sumy rafforza la posizione russa nei negoziati che si profilano dietro le quinte, mentre la fallita offensiva ucraina nella regione di Kursk, celebrata mesi fa come un grande successo, ha avuto enormi costi in uomini, mezzi e attrezzature.
Sostenere l’Ucraina è ormai il dogma delle èlites europee , ma non è chiaro se puntino ancora su una vittoria militare — ormai improbabile — o a un progressivo logoramento reciproco di Russia e Ucraina guadagnando tempo per il riarmo europeo.
Di fronte alla nuova fase della guerra, caratterizzata non più dallo slancio offensivo ucraino ma dalla progressiva avanzata russa, l’assenza di una strategia europea diventa estremamente rischiosa e l’Europa rischia di trasformare la resistenza ucraina in un sacrificio inutile e sanguinoso..
La proposta di Putin di una tregua di altri 3 giorni in vista della celebrazione il 9 maggio 1945 della vittoria russa nella “grande guerra patriottica” è certamente una mossa per rabbonire in qualche modo Trump dopo il suo incontro con Zelensky a San Pietro, ma ad uso interno è anche una mossa politica per dimostrare che la Russia può anche essere benevola.
Non a caso Zelensky ha alzato il prezzo chiedendo invece una tregua di un mese che gli consentirebbe di far tirare un po di respiro al suo esercito e di mantenere l’indispensabile aiuto americano oltre a quello europeo già garantito.
Quale saranno gli eventuali sviluppi di eventuali trattative di pace fra mosse e contromosse, dichiarazioni, commenti di esperti ecc, non è prevedibile, ma è abbastanza evidente che saranno anche gli sviluppi militari (su cui punta Putin) ad avere un peso decisivo sull’inizio della fine di questa guerra oppure se Mosca giocherà la carta del collasso dell’esercito ucraino.
Prospettiva paventata anche dallo stesso Trump il quale, prima dell’incontro a San Pietro ,aveva sostanzialmente detto a Zelensky: accetta le mie condizioni di pace oppure rischierai di perdere altri territori.
GiElle
